[1° puntata Coplanet Retrò] Zombies! Paladini con pistole ad acqua...

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   ZOMBIES: ATE MY NEIGHBOURS!

Spengo la console con noncuranza, tanto avrà salvato automaticamente prima dell’ipercazzutissimo boss… Riprenderò dopo mangiato, esattamente da dove avevo lasciato… No!

Una goccia di sudore bagna la mia fronte e un brivido percorre la povera schiena curva dopo quattro ore di gioco filate.  Sono negli anni ’90 ed esistono ancora le passwords, stratagemmi ormai datati che permettono di non buttare al vento sessioni snervanti di gioco. Carta e penna sono le parole d’ordine, non ci sono comodi menù che ricordano ad intermittenza le informazioni essenziali portandoti per mano. Nessun ricorrente consiglio sullo schermo a prova di macacus rhesus. Sono lasciato a me stesso, armato di pad privo di analogici e pazienza da vendere all’ingrosso. Certi titoli non concedono nemmeno il lusso delle passwords; per scorgere la fine bisogna pianificare con cura l’impresa, prendendosi un pomeriggio libero di assoluta asocialità. “Finire” un gioco è una parola con il suo peso intrinseco, riservata se non a pochi, quanto meno a coraggiosi. Un blackout elettrico può causare crisi di nervi e litigi familiari, ad esempio quando tua madre decide di accendere forno, aspirapolvere, lavatrice e ferro da stiro tutti in una volta. Spengo la console quindi, ma prima annoto scrupolosamente il codice di cinque cifre che mi permette di accedere a un blocco avanzato dei quarantotto livelli più bonus che compongono l’esperienza videoludica in oggetto. Riprenderò più avanti, anche se privato dei preziosi oggetti raccolti nel menù con tanta parsimonia. Non è un problema, non mi sogno nemmeno che un titolo possa avere una funzione che consenta di memorizzare le munizioni e i medipack… E’ il 1993 e ho provato la nuova uscita su Sega Megadrive, anche se ne esiste una versione anche per la rivale Super Nintendo. Si chiama: “Zombies: ate my neighbours”, anche se sulla copertina del prodotto per la console Sega è noto soltanto come “Zombies”.

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La mia copia “vissuta” di Zombies ate my Neighbours per Sega Megadrive

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Un breve video che illustra la schermata di selezione dei personaggi, nonchè la musica di apertura.

 La creatura LucasArts pubblicata da Konami, è sostanzialmente una parodia che attinge a piene mani dai film horror. Le armi improbabili e i protagonisti stessi sottolineano il tono giocoso del prodotto, che riserva ad ogni modo una struttura tutt’altro che superficiale. Si tratta di un proto survival horror in cui conservare le munizioni e adoperarle in modo selettivo a seconda del nemico da affrontare. I due protagonisti, Zeke, un ragazzetto biondo con occhiali colorati e t-shirt con teschio disegnato e Julie, un’adolescente castana con berretto ribelle, possono avvalersi di armi quali: bombe d’acqua, pistole ad acqua, posate d’argento, lattine di bibite, palloni da football, piatti, croci magiche, ghiaccioli, pistole laser, tosa erbe, bazooka…  Anche se la lista non è infinita, tale varietà è ammirevole su una console 16 bit, soprattutto perché, come dicevo, non è fine a se stessa, ma in linea con un gameplay che richiede abilità nell’utilizzare l’arma giusta al momento giusto, con il bersaglio giusto…

Un video dimostrativo che mostra qualche arma che potete usare nel gioco

“Zombie Panic” è il primo livello di gioco, ovviamente  molto semplice; bisogna usare soltanto pistole ad acqua. Il gameplay, come potete vedere, è piuttosto intuitivo: salvare le vittime prima che i mostri le uccidano e uscire da porte che compaiono solo quando avrete salvato, o fatto uccidere, tutte le persone in pericolo. 

I nemici appartengono a varie tipologie di cattivi da film dell’orrore, talvolta di serie b, se non addirittura c… Si spazia dai non morti che danno il nome al titolo, gli onnipresenti zombie, a creature tenebrose e spaventose come lupi mannari, mummie, mostri acquatici, alieni, bambole assassine, formiche giganti, psicopatici armati di accetta…

Questo è  il livello 12 dedicato ai marziani. Il titolo è tutto un programma: “They came to earth for one thing: mars needs cheerleaders”. Tradotto: “sono venuti sulla Terra per una cosa sola: i marziani hanno bisogno di cheerleaders”

Ci sono anche  livelli speciali dedicati o simili a film famosi o ad altre produzioni note. Assolutamente indimenticabile il quadro che per primo sottopone ad un quoziente di difficoltà ostico, ovvero quello dominato da vermi giganti in stile Tremors, il film con protagonista Kevin Bacon. Come non citare il livello segreto denominato: “Day of The Tentacle”, omaggio all’omonimo videogioco LucasArts, dove compaiono appunto tentacoli viola sullo schermo.

Questo filmato illustra una porzione del livello: “Invasion of  the Snakeoids”, con vermoni giganti in stile Tremors

Per progredire senza perdere troppe vite occorre farsi furbi ed elaborare tattiche, così come serve necessariamente conoscere il nemico. Gli zombie cadono al suolo con una semplice pistola ad acqua (gingillo in dotazione dai primi istanti di gioco), invece le perfide bambole assassine che saltano fuori indemoniate dagli scaffali del supermercato, sono particolarmente sensibili alle bombe d’acqua, così come i lupi mannari alle posate d’argento. Le mummie sono resistenti, ma vacillano di fronte alle croci sacre, le piante velenose possono essere estirpate soltanto dal falciaerba. Gli psicopatici “lumberjack” che si incontrano nel quarto livello, non possono essere definitivamente abbattuti: il bazooka li rallenta per qualche secondo, meglio utilizzare un pupazzo gonfiabile clown per intrattenerli, così se la prendono con lui…

In questo livello potete ammirare la location del supermercato, con bambole assassine dietro ogni angolo, o scaffale…

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Questo è invece “Lumberjack Hedgemaze Mayhem”, uno dei miei quadri preferiti; da notare l’utilizzo dei pupazzi clown, un’invenzione assolutamente geniale che consentiva di creare un diversivo. Qualora ve la steste ridendo pensando alla complessità dei raggiramenti di Bioshock, dovreste ricordarvi che Zombies è degli anni ’90…

Una variante di “Lumberjack Hedgemaze Mayhem” ancora più difficile è rappresentata dal livello 16: “From the Depths of the Earth: Ants”, dove le formiche giganti possono addirittura scavalcare agevolmente i muri

Ho nominato i pupazzi clown, che sono soltanto un esempio di oggetti secondari dalle più svariate funzioni. La selezione di questi avviene in modo dinamico, manco a dirlo non esistono menù da consultare mettendo in pausa l’azione. C’è una piccola schermata che rimane sempre a destra dello schermo della versione Megadrive, che mostra la barra di energia con dieci tacche, l’arma in suo e l’oggetto secondario scelto. Come fare con i soli tre tasti A,B e C del Sega Megadrive 2? C si usa per la selezione, quindi premendolo insieme ad A (per le armi) o a B (per gli oggetti), si ovvia al problema, con buona pace di chi possiede la prima versione del Megadrive, con sei tasti. Tra gli oggetti menziono ad esempio le scarpe blu, che rendono incredibilmente veloci, la pozione rossa, che trasforma in un mostro viola fortissimo ma idrofobo o la pozione con il punto interrogativo, che può generare diversi effetti (talvolta indesiderati).

Un quadro indimenticabile dal punto di vista del level design è l’ottavo: “Titanic Toddler”. Ci si scontra contro niente meno che… un bambino gigante. Bisogna dargli talmente tanti colpi che sembra invincibile. Lui schiaccia il povero Zeke con i suoi piedoni e schizza con il suo gigante biberon. Non vi dico quanto ci ho messo a capire che dovevo batterlo per ottenere la chiave scheletrica che mi permetteva di raggiungere le ultime vittime… Non solo, una volta sconfitto il bimbo rimpiccioliva e diventata lui stesso una vittima. Nel video utilizzo una pozione, ma non è nemmeno sufficiente…

E’ doveroso ricordare che l’articolo è un omaggio alla struttura di gioco all’avanguardia e alle ore di divertimento che mi ha regalato in gioventù, aspetti che restano invariati con entrambe le versioni, ma che quella Megadrive è una conversione di un gioco pensato per il Super Nintendo, con tutti i difetti che ciò comporta. Al di là del titolo in sè sulla confezione, il prodotto Megadrive non è per niente mal realizzato, però si contraddistingue per alcuni elementi. Innanzi tutto la già citata barra che rimane fissa a destra, nella console Nintendo era in realtà a scomparsa nella parte superiore dello schermo e semi trasparente. Ciò era indubbiamente permesso dalla macchina, che oltre a questo aspetto permetteva l’utilizzo di una scala cromatica più ricca. Se a livello grafico la versione Megadrive è stata molto apprezzata per le tinte crude e probabilmente maggiormente realistiche, una barra costantemente presente sulla destra tendeva a infastidire e a rimpicciolire la videata di gioco. I suoni, intesi come versi dei mostri ed effetti vari, sono il vero tallone d’Achille del prodotto Sega, talvolta gracchianti e tutti simili tra loro. Mi scuso se ometto qualche altro dettaglio, ma il presente non è un saggio tecnico. L’esperienza di gioco è tuttavia la medesima, quindi anche giocando la versione fino ad ora descritta, potreste assaporare qualcosa a mio avviso di magico.

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Notare le diversità della versione Super Nintendo. Impossibile non vedere il radar a scomparsa e la barra semi trasparente meno ingombrante rispetto a quella del Sega Megadrive.

Spero di avervi interessati con questo antenato farsesco dei moderni survival horror. Posso assicurarvi che risulta fresco e divertente anche al giorno d’oggi. Esplora concetti che più avanti verranno ripresi da Resident Evil e compagni. La sensazione di fuga costante che adesso si può provare anche con giochi in stile Dead Island, Left for Dead o Dead Rising, era presente anche in Zombie e al tempo mi faceva comunque andare a letto con un po’ di paura. Del resto ero un bambino e ci voleva poco. Reinserendo la cartuccia adesso posso però tranquillamente affermare che il mio entusiasmo non è dettato solamente dalla malinconia che fa apparire ogni cosa migliore a distanza di anni. Il prodotto ha indubbie qualità e resta un titolo da ricordare. Un titolo adatto alla nostra rubrica Coplanet Retrò.

 

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Scritto da: Gabriele "gaboman87" Piacente

Appassionato di cinema, teatro, fumetti, videogiochi... Insomma, tutto ciò che non serve a niente, se non all'anima (che massima...). Adora Grim Fandango, la Sega di una volta,il joypad della Gamecube, il fondoschiena di Madison in Heavy Rain, la serie Onimusha (dateci un seguito!), ha un'ossessione per Batman (non fisica) e adora tutto ciò che è retrogaming. Ha un' incapacità cronica e insensata a giocare a Super Mario Bros; è stata epica una partita in cui ha perso tre vite contro il primo minaccioso funghetto.

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