[ANTEPRIMA] Dark Souls 2

[expand title=”Open” swaptitle=”Close”][schema type=”review” url=”CoPlaNet.it” name=”Dark Souls 2″ rev_name=”Dark Souls 2″ rev_body=”IL gioco hardcore” author=”Luca “JisusDegs” Resci” pubdate=”2013-10-31″ ][/expand]

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Un falò per gli hardcore gamers

Ho avuto modo di posare le mie mani sul sequel di uno dei giochi di ruolo più interessanti della generazione uscente. Allo stand Namco Bandai, ha fatto capolino per la prima volta in anteprima italiana Dark Souls 2,  seguito di quello che è stato definito da giocatori e critica come il titolo più difficile del decennio, in uscita per PS3 e Xbox360 il prossimo anno. Il gioco era disponibile nella stessa versione di prova presentata al recente Tokyo Game Show, infatti è stato possibile assistere solo a pochi minuti di gioco, troppo pochi per poter esprimere un giudizio completo, ma quanto basta per farsi un’idea di cosa ci aspetta da questo nuovo capitolo della serie e lasciar cadere qualche goccia di bava sul pad.

Il breve livello a cui ho assistito vedeva il giocatore attraversare un lungo e tetro corridoio in quella che sembrava essere un’antica roccaforte, partendo dal falò (tipico elemento di gioco, indicante la presenza di un checkpoint), per poi giungere ad un portone ricoperto da una fitta nebbia, che celava come al solito la presenza di un boss estremamente pericoloso, in questo caso un enorme soldato dotato di spadone e scudo.

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Quando parlo di atmosfere in puro stile “dark fantasy”…

Se da un lato le atmosfere in puro stile “dark fantasy”, caratterizzate da ambienti molto cupi, sono rimaste praticamente immutate dal suo predecessore (dimenticatevi le tranquille praterie di Skyrim per intenderci), sono invece numerose le novità dal punto di vista tecnico/artistico. Personalmente sono rimasto stupito nel vedere come gli ambienti ora risultino essere molto meno statici, e di come nella demo provata venissero influenzati dalle condizioni atmosferiche: una gioia per gli occhi, tra le tende svolazzanti in balia del vento, le mura illuminate a tratti dai lampi nel cielo e la pioggia battente durante la battaglia conto il boss finale. Il lavoro svolto dagli sviluppatori sotto questo punto di vista è a dir poco impeccabile; oltre ai modelli poligonali e agli effetti luminosi nettamente superiori, è poi da annoverare una maggiore naturalezza nei movimenti dei personaggi sullo schermo, ora molto più realistici rispetto al passato.

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Nulla di nuovo, invece,  sul fronte del gameplay e delle meccaniche di gioco e, al di la di qualche animazione in più, il sistema di combattimento risulta essere praticamente invariato; lo stesso vale per l’interfaccia di gioco, la quale mantiene inalterate le disposizioni dei vari elementi. Troviamo quindi la barra della salute posta sempre in alto a sinistra dello schermo e, al di sotto di questa, la barra della stamina, che consumandosi ad ogni azione del giocatore continua ad avere una grande valenza strategica nei combattimenti. E’ inoltre presente la consueta croce degli oggetti equipaggiati in basso a sinistra.

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Infine tocchiamo il tasto dolente della tanto blasonata “maggiore accessibilità” del gioco, da molti interpretata come una maggiore facilità, tuttavia sono bastati pochi minuti di prova per convincermi del contrario e, tentativo dopo tentativo, fallimento dopo fallimento, il risultato era sempre lo stesso. L’unico elemento che forse può essere riconducibile ad una maggiore accessibilità è la dislocazione del falò, molto più vicino alla posizione del boss finale di quanto accadesse nel capitolo precedente; del resto però è innegabile che Dark Souls 2 non è assolutamente un gioco facile e così come il suo predecessore farà sicuramente dannare i giocatori meno cauti. Che dire… Un falò per gli hardcore gamers, forse ancora una volta…

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Scritto da: Luca "JisusDegs" Resci

Cresciuto a pane, cinema e videogiochi, amo coltivare queste mie passioni nella continua ricerca di una storia che sappia trasmettermi forti emozioni. Grande appassionato della saga di Kojima, preferisco spaziare tra vari generi senza preferenze di sorta, cercando comunque di non sconfinare mai da ciò che la decenza impone. Devo il mio svezzamento in campo videoludico ad un vecchio e polveroso Megadrive, grazie alla quale ho imparato che a volte basta un controller per vivere un’avventura.

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