Assassin's Creed: Origins

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[RECENSIONE] Assassin's Creed: Origins

Assassin’s Creed è stata senza dubbio una delle serie che più ha segnato la generazione passata e il genere degli open world in generale. Amata da molti per le sue caratteristiche, odiata da moltissimi per incarnare in parte tutto il male dei titoli AAA a cadenza annuale, il calo nelle vendite (comunque sempre alte) ha convinto la Ubisoft a prendersi una pausa l’anno passato per riorganizzare le idee ed offrire qualcosa di diverso. Il risultato è una trasformazione che tenta di svecchiare i punti più criticati del gameplay (leggasi, sistema di combattimento) e potenziare gli altri.

Origins ci porta indietro di qualche migliaio di anni, nell’antico Egitto, in un’epoca piena di quelle tensioni politiche tanto care alla serie. Prenderete il ruolo dell’ultimo “Medjay”, militari al servizio del faraone, di nome Bayek, impegnato a risolvere le conseguenze del violento regime di Ptolemy XIII su di lui e sui suoi cari. A metà tra un guerriero e un detective (senza distintivo), Bayek percorrerà una strada che lo porterà dal suo piccolo villaggio, Siwa, alla maestosa Alessandria e oltre, arrivando a incrociarsi con personaggi quali Cleopatra e Giulio Cesare.

E l’Egitto di Origins è forse l’ambientazione più viva e coinvolgente, e anche le aree più desolate nascondo spesso buoni motivi per esplorare. Le città e i villaggi pullulano di persone, siano esse soldati, contadini o semplici cittadini, e la natura è tanto bella da ammirare quanto pericolosa con coccodrilli e ippopotami a pattugliare il Nilo, e leoni e iene a controllare le dune sabbiose del deserto. Sia chiaro, non c’è nulla di “next-gen” per quanto riguarda il comportamento di NPC e animali, ma preso come elemento di sfondo alle vostre avventure da signore dell’ombra fa bene il suo lavoro di “simulazione di ecosistema vivente”. E siate ben pronti a perderci decine e decine di ore per visitarlo tutto: l’Egitto dei AC Origins è enorme!

Ma un mondo enorme e una storia che mischia realtà e fantasia sono la norma per la serie, le novità sono altrove. Proprio come nel più classico degli RPG, Bayek avrà un livello di combattimento che salirà accumulando esperienza, ottenibile abbattendo nemici e completando le missioni. Il livello influenza anche l’equipaggiamento che potrete indossare e l’esplorazione dell’Egitto. Il mondo è infatti diviso in zone di diverso livello, che lo rendono più simile a un MMO che a un gioco open world classico. Nonostante la possibilità di andare ovunque ci sia ancora, le novità che questo sistema porta sono evidenti: avventuratevi in una zona dieci livelli superiori al vostro e anche le zanzare saranno in grado di farvi a pezzi. Un bene o un male? Nessuno dei due, solo un “semplice” cambio di genere.
Obiettivi secondari? Quanti ne volete, ovviamente, ma questa volta alla Ubisoft si sono almeno sforzati di non gonfiare il numero facendo continuamente copia e incolla, portando abbastanza varietà sia nel tipo di obiettivi che nelle ricompense.

Ma non giriamoci intorno, com’è il nuovo sistema di combattimento? Funzionale e interessante. Dite addio ai vecchi giorni in cui con un pulsante potevate contrattaccare e poi uccidere tutti gli altri nemici che avevate intorno. Dite addio a quel patetico valzer dove anche circondati da guardie finivate per affrontarne sempre una alla volta. Date il benvenuto a un nuovo sistema che è più vicino a un Dark Souls che ai precedenti Assassin’s Creed.
Avrete a disposizione un attacco leggero, uno pesante, uno scudo e una schivata. A queste si aggiungono diversi tipi di armi di diversa forma e potenza e la possibilità di utilizzare vari archi per i combattimenti a lungo raggio. Le aspettative non sono state deluse, il sistema funziona bene e, per quanto non originale nel mondo degli action, nel contesto della serie siamo di fronte a qualcosa di rivoluzionario.
Ma bene e perfetto sono due parole diverse, e il suddetto sistema tende ad essere un pochino meccanico nell’esecuzione se paragonato ad altri titoli. L’ispirazione soulsbourniana si sente, ma non aspettatevi lo stesso livello di rifinitura. Pro e contro, ma è facile apprezzarlo se paragonato a quanto avevamo in precedenza ed è sotto quest’ottica che qui lo giudichiamo.

Ma non è unicamente il combattimento a modernizzare il gameplay, sono diverse le altre novità che richiamano in gran parte altri titoli della casa francese: Ricordate i droni visti in Watch Dogs 2 e Wildlands? In assenza di tecnologia ci pensa la vostra aquila a farlo. E le basi nemiche da infiltrare di Far Cry? Presenti, ma senza AK47!
E’ chiaro che alla Ubisoft la filosofia del crea e condividi (o del copia e incolla, a seconda dei gusti) sia forte e questo porta a una certa omogeneizzazione che non fa altro che peggiorare l’immagine della casa, ma in ACO questo si traduce in una marea di cose da fare in un’epoca che, per forza di cose, obbliga i giocatori ad approcciare le situazioni in modo drasticamente diverso rispetto agli altri titoli. Non un male, per l’appunto.
Altro punto di rottura rispetto ai precedenti è forse il ritorno all’esplorazione vista in Black Flag e, di conseguenza, un’enfasi molto minore sul parkour. Sarà sempre possibile arrampicarsi ovunque con agilità, sono le costruzioni enormi a mancare per motivi… tecnici?

L’anno di pausa si sente e AC Origins in qualche modo funziona bene sia per spiegare l’origine degli Assassini, sia per far ripartire il franchise, modernizzando e tarando senza però stravolgere. Nonostante a un occhio distratto possa sembrare un riciclo di idee, con il passare delle ore è chiaro che il risultato sia solido e ben progettato. Nonostante qualche imperfezione qui e lì e la mancanza di un numero vero e proprio, Assassin’s Creed Origins sembra il vero seguito di Black Flag, nonostante la quasi totale mancanza di collegamenti, ed è assolutamente un pregio.
Tra le dune egiziane c’è un intero mondo da scoprire, una miriade di missioni da affrontare e una storia interessante. Vale la pena buttarcisi dentro.

Recensione a cura di Sacha “Omeganex999” Morgese

COMMENTI
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Il Buono

  • Ricreazione dell’Egitto eccellente
  • Gran numero di attività e sottomissioni
  • Storia interessante
  • Sistema di combattimenti completamente nuovo…

Il Cattivo

  • … ma un po’ macchinoso
  • Elementi RPG forse ancora un po’ acerbi
  • Tanto già visto per chi compra Ubisoft spesso
8.5

Scritto da: Gerolamo "Pintur" Grosso

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