Beholder

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[RECENSIONE] Beholder

Ricordate quando da bambini sognavate di fare gli amministratori di condominio? Quando amavate fingervi grandi indossano occhialoni da lettura, sedendovi dietro una scrivania e maneggiando grossi faldoni per tenere i conti sotto controllo? No? Che infanzia triste avete avuto!
Poco importa, perché Beholder vi permette di mettervi nei panni di un amministratore un po’ particolare, uno di quelli che al posto di controllare i conti, spia gli inquilini per assicurarsi che nessuno contravvenga alle regole della patria. Un lavoro di tutto rispetto.

Beholder è, a conti fatti, un simulatore di spione, senza particolari perversioni di fondo. Utilizzando le varie telecamere e, perché no, guardando attraverso gli spioncini, potrete entrare nelle vite degli inquilini e scoprire chi sono, le loro abitudini e i loro averi. Come una sorta di divinità, avrete il potere di giudicare e decidere chi è degno di continuare a vivere tranquillamente e chi passerà il resto dei suoi giorni in prigione.
Ed è proprio nello scegliere dove stanno il bene e il male che Beholder trova il suo perché, avendo il suo perno nella morale simile a quella vista in Papers, Please, con un’ambientazione decisamente più familiare.

Dall’alto vi arriveranno spesso degli ordini, quali tenere d’occhio particolari inquilini o persino cercare di incastrarli fabbricando false prove per farli arrestare, e il vostro fallimento nel portare a termine queste operazioni può significare guai seri per voi o persino per gli inquilini che tenterete di proteggere.
Ci sono spesso diverse soluzioni allo stesso problema ma è particolarmente ovvio sin da subito che in Beholder l’onestà non paga, ma anzi, riuscire a tenere a galla le vostre finanze cercando di fare le vostre scelte moralmente sarà particolarmente difficile visti i costi che ciò comporta.
Perché non conta quanto vi sentirete potenti a infiltrarvi nelle vite altrui, avrete sempre la vostra famiglia da mantenere e anche la sola sopravvivenza sarà tutt’altro che scontata…

Le cose migliorano se decidete di giocare come dei semplici ingranaggi al servizio del potere ma, in tutta sincerità, più che il sadismo nascosto dentro ognuno di noi, è il modo povero in cui i personaggi secondari sono caratterizzati a renderlo accettabile. Molti, moltissimi, non sono altro che caricature superficiali e nonostante ognuno abbia le sue particolarità, viene difficile sentirsi empatici nei loro confronti al punto tale da sacrificare le tasse scolastiche di vostro figlio. E lo stile stilizzato dei personaggi non aiuta di certo a farvi sentire vicini ai loro problemi, rendendovi la vita molto più semplice. Beholder termina con una valutazione finale della vostra performance ad opera del governo, mostrando finali diversi in base alle vostre scelte. Interessante per chi è intenzionato a giocarlo più e più volte, ma c’è da dire che una seconda playthrough ha tanto di già visto da far perdere buona parte della magia della prima volta.

Beholder parte da un concetto interessante e tematicamente non ancora esplorato a fondo, realizzandolo però in un modo appena sufficiente e impedendogli di brillare quando potrebbe. Se avete apprezzato Paper, Please e siete amanti dei titoli in cui le scelte morali la fanno da padrone, avrete di che divertirvi qui. Per coloro alla ricerca di un titolo profondo ed emozionante non c’è molto da vedere.

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Il Buono

  • Spiare è divertente!
  • Scelte morali interessanti
  • Direzione artistica interessante

Il Cattivo

  • Giocare secondo morale spesso coincide con game over
  • Personaggi superficiali
6.5

Scritto da: Gerry "Pintur" Grosso

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