Cuphead

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[RECENSIONE] Cuphead

PRONTI AD INNAMORARVI?

La prima cosa che riesce bene a Cuphead è quella di stupirci. O meglio, di incantarci con uno stile visivo davvero d’eccezione. La software house che si cela dietro a questo, non nascondiamoci, piccolo capolavoro apparentemente innocente, è lo StudioMDHR che sembra aver tirato fuori dal cappello del mago, una riproposizione di un vecchio cartone animato. Anni ‘30, per essere precisi. Proprio gli anni, in cui, uno dietro l’altro hanno fatto il loro debutto personaggi capaci di diventare delle vere e proprie icone dell’animazione: da Betty Boop a Braccio di Ferro, passando dal Gatto Felix, fino ai Looney Tunes e Paperino.

Ora, StudioMDHR, allo sviluppo del suo primo videogioco, decide di ispirarsi proprio allo stile di quei vecchi cartoni animati. Uno stile, che bisogna dirlo, proprio come i personaggi che disegna, diventa di ispirazione per il futuro dell’animazione. Certo, nel 2014 (data del suo annuncio) la resa grafica, con più di novant’anni sulle spalle, sarebbe potuta apparire un pochetto datata. Ma no, tutt’altro. L’effetto è da lasciare a bocca aperta. E allora ecco i fratelli Cuphead e Mugman, sono lì, pronti a riscattare le loro anime dopo averle giocate d’azzardo con il diavolo in persona. E sarà tutto fuorché un’impresa semplice, questo è garantito. Del resto, lo dice lo stesso slogan del gioco: “don’t deal with the devil”!

Il prologo narrativo di questa bizzarra avventura potrebbe già concludersi con quanto detto qua sopra. È tutto qui. I due fratelli sono così costretti a lavorare per il diavolo, che tiene sotto scacco le loro vite, e per riscattarsi dovranno ottenere per lui i contratti delle anime di abitanti che non hanno pagato i loro debiti. Girovagando per i tre mondi di gioco (le tre isole), Cuphead e, in caso decidiate di giocare il titolo in modalità cooperativa, Mugman, potranno affrontare sostanzialmente due tipi di sfide: livelli platform e bossfight (che poi, a loro volta, si differenziano in quelle sfide più platform/shooter e quelle decisamente shooter, ma andiamo con ordine). Il vero fulcro del gioco, tuttavia, sono proprio gli scontri con i boss. I livelli su piattaforma rappresentano un riempitivo, una piacevole aggiunta che riesce a sposarsi benissimo con l’economia del gioco, ma che, tuttavia, non è nemmeno indispensabile completare per il proseguo del gioco.

Inizialmente, non potremo esplorare l’intero scenario che ci si parerà di fronte. Ma potremo raggiungere solo alcuni luoghi: solamente completando le boss fight potremo arrivare in zone altrimenti inaccessibili. In giro per l’isola, oltretutto, incontreremo anche dei simpatici personaggi con cui parlare che, a volte, ci forniranno qualche suggerimento. In altri casi potranno darci qualche oggetto in cambio di un favore. Insomma, un piccolo “di più” che rende il mondo di gioco più vivo e piacevole da esplorare che però fatichiamo a definire delle vere e proprie sub-quest. Oltre questo, negozi e zone speciali arricchiranno il mondo di gioco. Nel primo, utilizzando le nostre sudate monete, potremo comprare potenziamenti e oggetti speciali. In altre zone, invece, sempre diverse tra loro, potremo, ad esempio, conoscere quante volte siamo morti durante l’avventura, consultando un bizzarro oracolo.

Trattando le meccaniche di Cuphead, invece, non siamo poi tanto lontani da un comune platform. Potremo, indovinate un po’, saltare, ma anche effettuare un piccolo scatto per eludere gli attacchi dei nemici. Ciò che differenzia Cuphead da un comune platform è, soprattutto, la possibilità di impugnare la nostra …”mano” e sparare intorno ai nemici incombenti come se avessimo una pistola automatica dai caricatori infiniti. Oltre questo, saltando su particolari oggetti di colore rosa, potremo effettuare un secondo salto e aggiungere una carta al contatore del potere speciale del nostro personaggio. Qui una piccola precisazione. Ogni carta che avremo in possesso sarà l’equivalente di un attacco più potente di quello base. Mentre se avremo pazienza, mettendo da parte ben cinque di queste carte, potremo invece scatenare l’attacco più potente in nostro possesso: in grado anche di cambiare le sorti di una bossfight. Questi attacchi speciali, poi, saranno diversi e alcuni di essi verranno sbloccati man mano durante l’avventura. Avremo, per esempio, una specie di raggio, uno scudo in grado di renderci imbattibili per qualche istante o, addirittura, la possibilità di evocare un piccolo fantasma controllabile pronto a fare a cazzotti con i nostri nemici.

Alcune fasi di Cuphead, inoltre, vedranno i due fratelli tazzeschi pilotare degli aeroplani. In queste fasi, che possiamo catalogare come shoot’em up, avremo a che fare con scontri frenetici e, se possibile, anche più dinamici di quelle “a piedi”. Il nostro piccolo velivolo disporrà di un’arsenale di tutto rispetto: dal semplice mitragliatore fino alla possibilità di trasformarsi in una vera e propria bomba (usando la super) da controllare direttamente. Insomma, la varietà, seppur relegata sempre all’azione “da boss fight” di Cuphead è sicuramente un pregio del titolo. E forse in quella generale che il titolo sembra stentare un po’ di più. Questo per dire che le fasi platform non ci sono sembrate così elaborate ed originali, seppur certamente ben riuscite, ma probabilmente non ai livelli di quella che è la portata principale: lo scontro con il boss.

Proseguendo l’avventura, incontreremo davvero tanti boss e dobbiamo dire che ognuno di questi, dal canto suo, ha saputo stupirci. Ogni stage ha la sua personalissima creatura, dotata di uno stile unico, sia per quanto riguarda lei stessa che per lo scenario in cui ci immergerà. La varietà non è solo nel design, tuttavia. Anche le dinamiche degli scontri, oltre a variare da boss a boss, possono variare anche rigiocando più volte lo stesso scenario. Ovviamente in quest’ultimo caso le variazioni non saranno così notevoli da mettere in crisi quanto imparato nella precedente sfida, ma comunque aggiungono varietà quel qualcosa in più, in grado di metterci sempre in guardia.

Cuphead è unico. Ogni stage lo è, fino agli ultimi. StudioMDHR ha plasmato una creatura in grado di stupire il giocatore fino al finale. Prova, questa, dell’amore che lo studio di sviluppo ha sprigionato per questo piccolo capolavoro.

Per quanto concerne la durata del titolo, potremo aprire un dibattito piuttosto lungo. In base alla tipologia del giocatore, il titolo di StudioMDHR potrà cambiare la sua longevità. Per quelli che una volta finito il titolo, lo archivieranno, Cuphead, con la sua difficoltà quasi proibitiva, potrà tenerli impegnati per 6-7 ore. Per chi, invece, cerca un’esperienza da vero completista, il tempo aumenta esponenzialmente. Non saprei indicarvi, in questo caso, un quantitativo d’ore, ma posso farvi i miei auguri: completare al 100% Cuphead, con il massimo dei voti in ogni stage, sarà una delle sfide videoludiche più difficili degli ultimi anni.

Diciamo che trovare dei veri e propri difetti in una produzione così passionale e, passatemi il termine, “artigianale” come Cuphead sembra quasi un affronto. Tuttavia, ammettiamo, che ci sarebbe piaciuto avere qualche extra in più tra le mani, magari qualche approfondimento sul mondo che ci circonda. Ma più di tutti, una maggiore cura verso i livelli platform, che escono palesemente sconfitti dal confronto con le boss-fight, ma che se fossero state sulla stessa lunghezza d’onda, sarebbe stato difficile non parlare di capolavoro assoluto.

Dal punto di vista tecnico, le immagini parlano da sole. Qualsiasi aggiunta mi pare superflua. Cuphead è un gioco visivamente meraviglioso. E anche il comparto sonoro, ripreso sempre dai cartoni degli anni ‘30, è davvero eccezionale. Lo sviluppo travagliato è sicuramente spiegato: non c’è nessuna ripetizione nel corso dell’avventura e ogni livello è unico ed entusiasmante. Insomma, il prezzo del gioco 19,99, rappresenta uno di quei casi in cui ci si sente quasi in debito con la software house. Cuphead è un gioco che merita la vostra attenzione, a patto di riuscire a fare i conti con una difficoltà (quasi) proibitiva.

COMMENTI
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Il Buono

  • Visivamente eccezionale
  • Comparto sonoro meraviglioso
  • Varietà ed originalità ad ogni livello
  • Il prezzo di lancio

Il Cattivo

  • Le fasi platform sono un semplice riempitivo
  • L'eccessiva difficoltà potrebbe allontanare i giocatori meno pazienti
9

Scritto da: Davide Andreetto

Cresciuto a pane e videogiochi. E' estremamente convinto che lo scopo della vita sia sbloccare quanti più obiettivi possibili. Inizia la sua carriera videoludica su PS1 tra Crash, Spyro e Dino Crisis per poi lasciarsi incantare dalla magia di Halo su Xbox. Ama lo Split-Screen. Fautore del movimento "La grafica non fa il gioco".

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