Finding Paradise

Da il il Recensioni, 3 più

*dopo un lungo periodo di silenzio, Kan Gao in un video Youtube esprime tutte le sue perplessità riguardo la sua ultima opera.

L’anima del pixel

Durante una pausa natalizia come tante altre, sotto l’albero di Steam appare un pacchetto regalo piccolo, timido, che prima di farsi aprire mette mille mani avanti su quel che potrebbero essere le aspettative rispetto a quella che sarebbe stata la mia esperienza di gioco*. Il pacchetto in questione racchiudeva Finding Paradise, l’attesissimo seguito di To the Moon che sei anni fa conquistò il cuore di innumerevoli appassionati di videogiochi, la sua storia e le sue atmosfere fuori dal comune gli valsero recensioni d’estasi anche da testate del calibro di Metacritic. L’ansia da prestazione è legittima, ma assolutamente infondata, dal momento che il titolo in questione non solo riesce a rinnovarsi in temi e intreccio, ma in più soddisfa le alte aspettative del pubblico, presentandosi come un secondo capitolo più che degno di attenzione e stima.

Da buon sequel, impersoneremo di nuovo il bizzarro duo medico di To the Moon: il dottor Watts e la sua collega Rosaleene, questa volta alle prese con un nuovo caso davvero bizzarro. Per chi ancora non conoscesse le piccole perle della Freebird Games: i nostri protagonisti fanno parte della Sigmund Agency of Life Generation, una società che si rivolge a persone in fin di vita e permette loro di modificare i propri ricordi in modo da cancellare ogni rimpianto e soddisfare ogni ripensamento, affinchè possano affrontare un trapasso sereno. Tema delicato e scivoloso, in cui per cascare in soluzioni tragiche o, peggio, banali basta un soffio. Kan Gao, sviluppatore a capo di entrambi i progetti, ha saputo destreggiarsi come un vero acrobata nel ginepraio delle tematiche affrontate, regalandoci dei gioielli di invidiabile leggerezza e spessore. Torniamo però al gioco:  insieme ai nostri eccentrici eroi dovremo accontentare le ultime volontà di Colin Reeds, un ex aviatore che pur avendo ottenuto tutto ciò che voleva dalla vita, si strugge corroso dal dubbio e dall’incertezza, senza che se ne intuisca chiaramente il perchè. Chiederà infatti ai professionisti della Sigmund Corp. di cambiare qualcosa della sua vita…senza però alterare nulla di ciò che ha vissuto. Spinti dal nostro rigore professionale, accetteremo il paradosso e ci troveremo ad esplorare una trama di ricordi tanto confusa e anomala quanto ricca, tiepida e carica di ispirazioni profonde, raccontata con leggerezza ed intelligenza e che saprà sorprenderci anche dopo i titoli di coda.

Il gameplay è comprensibilmente ridotto all’osso: tolti i semplicissimi puzzle da risolvere al passaggio tra un livello e l’altro, tutto ciò che dovremo fare sarà interagire con i vari npc e indizi per proseguire nella narrazione, che saprà comunque porci di fronte a delle scelte complesse che varieranno l’andamento del racconto, rendendo particolarmente immersiva l’esperienza di gioco, specialmente durante le ultime ore di gameplay. Soddisfacente anche la longevità del titolo, che raggiunge tranquillamente le 7-8 ore di gioco nella prima run e che non può che ampliarsi nel caso si volessero esplorare diversi percorsi narrativi. La resa grafica è convincente, con un comparto 16 bit molto curato nella costruzione dei livelli e dei personaggi e implementato ad un’animazione sorprendentemente fluida ed espressiva per un prodotto “low pixels”. Un piccolo neo si riscontra però nello stile grafico dei puzzles e delle HUD che risulta più definito ma meno amalgamato rispetto a quello in-level, creando un cozzare di forme che spezza un po’ il coinvolgimento visivo. Di contro,  il comparto sonoro compensa ogni mancanza: semplicemente perfetto in ogni istante di gioco grazie ad una colonna sonora incalzante, per non dire travolgente, che tirerà fuori il massimo da ogni scena e ogni dialogo. A chiosa, meritano un plauso particolare la cura e la sapienza impiegate nella regia e nella sceneggiatura di questo piccolo capolavoro, capaci di dare ad una manciata di pixels un’anima più viva di quelle arrogate in numerosissimi titoli AAA.

Finding Paradise può dirsi un eccezionale “videogioco di formazione”, vista l’intelligenza e leggerezza con cui affronta un gran numero di temi molto delicati. Il legittimo erede del primo successo della Freebird games conquista una sua identità e si presenta come un titolo immancabile per chi ama le storie che lasciano il segno.

Il Buono

  • Storia coinvolgente, raccontata con intelligenza ed equilibrio
  • Colonna sonora eccezionale
  • Discreta longevità di gioco
  • Ottima animazione dei modelli

Il Cattivo

  • Manca una traduzione in italiano
  • Il comparto grafico potrebbe essere più omogeneo
8.5

Scritto da: Cosimo "Gnappo" Sciaccaluga

Gioco da quando i pollici opponibili me lo permettono. Appassionato di nerdaggio in ogni sua forma, sono profondamente convinto che i videogames non siano un solo mezzo di intrattenimento e che possano portare con sè simboli, storie e cultura.

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