Gears of War Ultimate Edition

[RECENSIONE] Gears of War: Ultimate Edition

Gears-Cover1Tempi di remaster, i nostri. Tempi in cui vuoi per pigrizia, vuoi perché è facile rifare il trucco a un prodotto e rimetterlo sul mercato, le versioni aggiornate dei giochi della generazione passata fioccano come neve sul [inserire catena montuosa di propria scelta] in pieno inverno. Alcuni remaster sembrano avere un target ben definito (persone che si avvicinano ai videogiochi soltanto ora, persone che hanno snobbato una serie per qualche motivo, necessità di mostrare tette con un numero maggiore di poligoni ecc.), ma è indubbio che lo scopo principale sia quello di riuscire a tirare fuori più soldi con il minimo sforzo da un prodotto oramai finito, sfruttando la potenza extra delle nuove console.

La saga di Gears of War, ideata e sviluppata da Epic, è legata strettamente al successo della Xbox 360. Il primo capitolo fu una sorta di spartiacque con la generazione precedente e mostrò chiaramente cosa la nuova console americana potesse fare, creando non pochi problemi alla Sony, impegnata nel travagliato lancio della PS3. Con il suo gameplay innovativo, i suoi personaggi carichi di testosterone e la vasta gamma di orribili nemici, il primo capitolo fu una sorta di instant classic. Sembra assurdo stare qui a parlare delle ragioni che hanno portato la saga di Marcus Fenix e compagni al successo nel 2015, ma sembra dovuto almeno per coloro a cui questa edizione definitiva è indirizzata… ma chi sono costoro?

GoWUE è, nel bene e nel male, fondamentalmente lo stesso gioco del 2006. Questo non significa che manchino differenze sostanziali e aggiunte, ma è bene specificare che chiunque acquisti questo prodotto aspettandosi qualcosa di nuovo, in particolare nella campagna, rimarrà deluso. Essendo basato sulla versione PC, Ultimate Edition contiene circa un’ora di campagna extra rispetto alla versione 360, collocata all’inizio del primo capitolo. Questo aiuta abbastanza la longevità della modalità single player, portandolo nella media dei TPS, con una lunghezza intorno alle 7-9 ore, in base alla abilità del giocatore e al livello di difficoltà.

Delta_3Dicevamo insomma di trovarci esattamente di fronte allo stesso gioco, ma è per forza un male? Probabilmente è vero il contrario, e bisogna darne credito ai programmatori della Epic se a distanza di anni il loro prodotto è ancora godibile ed entusiasmante. Fare a pezzi i nemici con la motosega del Lancer o farli esplodere con le frecce dell’Arco Torque è entusiasmante oggi come lo era esattamente 9 anni fa. Ripararsi dentro un pilastro e far saltare un nemico col fucile a pompa senza mirare è ancora uno dei modi più soddisfacenti per liberarsi di feccia aliena. Attaccare una granata addosso al malcapitato di turno e vederlo esplodere tra i suoi compagni è sadicamente magnifico come lo era il primo giorno.

Ma c’è un “ma”. Tra l’uscita del primo Gears e questo remaster ne è passata di acqua sotto i ponti, sotto forma di tre ulteriori capitoli che, anche senza stravolgere la formula, hanno comunque portato diverse aggiunte abbastanza sostanziali. E se come il sottoscritto li avete giocati tutti, allora non potrete non sentire un certo senso di pochezza quando si tratta di armi, nemici e modalità multiplayer. Per quanto il primo GoW sia stato indubbiamente il più importante storicamente, è senza dubbio con il secondo (proseguendo col terzo) che si è raggiunta la maturità necessaria per essere chiamato capolavoro.

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Qualche cambiamento extra c’è riguardo al comparto multiplayer, dove i programmatori di The Coalition hanno deciso non solo di fornire un gran numero di mappe (19, includendo anche alcune degli altri giochi della serie) e qualche diversa modalità per svecchiarlo un pochino. A ciò si aggiungono un nuovo sistema di livelli con i quali potrete sbloccare nuovi personaggi, provenienti anche dai capitoli successivi, e la possibilità di giocare in rete locale, per la felicità degli amanti dei LAN party. Il risultato è senza dubbio soddisfacente e in grado di tenere impegnati i giocatori di lunga data, ma anche qui vale la stessa regola della campagna; riuscite ad accettare meno armi e l’assenza di modalità orda dopo averci speso giornate intere negli anni passati?

Trattandosi di un remaster che mira ad essere un remake, non si può trattare leggermente il comparto tecnico. E’ chiaro che è qui che i programmatori della The Coalition hanno speso il maggior numero di energie, pompando il numero di pixel a 1080p e alzando il framerate a 60 fps, almeno per quanto riguarda la modalità multiplayer. Ciò che ne esce fuori è un prodotto che non sente il peso di 9 anni, ma che allo stesso tempo non regge il confronto con quanto visto nella generazione attuale grazie ad alcuni modelli poligonali ancora troppo blocchettosi (caratteristica di molti dei primi giochi realizzati con l’Unreal Engine 3) e a delle animazioni assolutamente non in grado di tenere testa ai titoli più recenti. Il framerate, 30 fps per la campagna, è abbastanza stabile, ma cala non poco nelle scene più concitate, risultando in vistosi scatti. Fortunatamente questo non influisce troppo sugli scontri a fuoco, rimanendo un difetto unicamente marginale. Degno di nota il fatto che i filmati siano stati rifatti da zero, evitando quel continuo passaggio tra vecchio e nuovo, visto in altri remaster attuali. Nessun cambio alla storia comunque e il doppiaggio, eccellente, è rimasto praticamente lo stesso (sia per i filmati che per il gameplay).

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Tornando alla domanda posta inizialmente, a chi è dedicato questo remaster? Nel caso di giochi come The Last of Us o GTA V, i programmatori hanno voluto creare una versione aggiornata per chi avesse ignorato il gioco nella generazione procedente o fosse sprovvisto di console. Ancora di più, nel caso di The Master Chief Collection o nella collection di Uncharted di prossima uscita, l’idea era di dare la possibilità di provare tutti i titoli di una serie a un prezzo inferiore su console di ultima generazione, anche in vista di possibili seguiti. Quanti possessori di Xbox 360 hanno saltato la serie di Gears? E se l’hanno ignorata precedentemente, perché acquistarla adesso? Se fosse invece indirizzato a qualcuno entrato nel mondo Xbox soltanto adesso, perché non prendersi un po’ più di tempo e creare una collection completa, invece di aspettarsi che le nuove leve si cimentino nella versione migliorata del primo capitolo per poi non potersi godere i seguiti, se non tramite le versioni retrocompatibili per Xbox360 (con una differenza grafica non ignorabile)? Evidentemente è un’operazione diretta al cuore dei fan, sicuramente in astinenza di locuste e motoseghe, ma viene da chiedersi quanto sia lecita in questa forma.

Nonostante le considerazioni personali, Gears of War Ultimate Edition resta un gioco eccellente, con una storia avvincente, personaggi carismatici e gameplay stellare. Per quanto la versione originale si trovi a un quarto del prezzo e a breve sarà aggiunta tra i titoli retrocompatibili, è innegabile che il remaster offra assolutamente il meglio in termini di comparto tecnico e multiplayer, con l’ultimo che sarà senza dubbio popolatissimo sin dal giorno d’uscita. Se siete in astinenza da locuste, se ciò che cercate è una scusa per riprendere in mano un gioco che ha fatto storia, allora questa Ultimate Edition sarà in grado di rendervi felici per un prezzo tutto sommato budget. Allo stesso tempo, è bene inserire il disco nella vostra console coscienti di trovarsi di fronte a un prodotto che è largamente lo stesso di quanto visto 9 anni fa, nel bene e nel male. Se ciò che vi aspettate è un gioco totalmente diverso, il rischio di rimanere delusi è fortissimo. Se dopo aver letto tutto questo siete ancora più pronti a scatenare l’ira dentata del vostro lancer, fiondatevi pure in negozio a comprarlo!

Il Buono

  • E' lo stesso grandiosos gioco di 9 anni fa
  • Filmati completamente rifatti
  • Multiplayer esteso

Il Cattivo

  • ...E' lo stesso gioco di 9 anni fa
  • Qualche calo di framerate di troppo nella campagna
8

Scritto da: Sacha "Omeganex9999" Morgese

Cosa starà guardando? Lontano? La TV? Il muro? La leggenda vuole che l'occhio destro veda il passato mentre il sinistro sia collegato a terabyte di video a luci rosse. Nato tanti anni fa nella nevosa Vancouver, fonda la più grande rockband di sempre, ma poi si sveglia e gioca ai videogiochi. Ha successo con le donne perché riesce a imparare a memoria i numeri delle loro carte di credito. Inventore, campione nazionale e unico giocatore di Pallacollo.

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