Get Even

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[RECENSIONE] GET EVEN

A leggere qualunque tipo di descrizione di Get Even è facile restare confusi. D’altra parte qualunque gioco che si presenti come “thriller psicologico con nessuna distinzione tra realtà e finzione” non può essere propriamente lineare come un film della Disney. E la creazione dei polacchi di The Farm 51 non prova neppure a nascondere o attenuare questa confusione, ma anzi, ne fa il perno attorno al quale ruotano gli eventi inglesi a cui i protagonisti prenderanno parte. Ma cos’è quindi la produzione Bandai-Namco in termini concreti?

Walking simulator? FPS? Action? Un po’ tutto ciò, ma è principalmente una storia narrata in ordine non lineare, con lo scopo ultimo di arrivare a comprendere gli eventi e riuscire a metterli in ordine.

Essendo la storia il punto di forza di Get Even, è davvero difficile scendere nei dettagli evitando rivelazioni. Prenderete i panni di Cole Black, un mercenario con problemi di amnesia rinchiuso in un lugubre istituto psichiatrico da un misterioso personaggio, chiamato Red. Red vi costringerà a vivere diversi momenti della vostra vita passata per fornirgli le informazioni di cui è alla ricerca, utilizzando una sorta di visore VR chiamato Pandora. L’istituto psichiatrico di cui sopra fungerà principalmente da hub attraverso il quale accedere ai vari ricordi, ma sarà anche esso esplorabile, con tanto di simpatici psicopatici in libertà.
Se inizialmente gli avvenimenti sembreranno avere poco senso, verso la fine avrete un’idea sempre più chiara di quale sia il ruolo di ognuno dei personaggi e quali i loro legami.

A leggere quanto scritto fino ad ora deve essere abbastanza chiaro che Get Even non è un semplice FPS e nei fatti è forse più utile pensarlo come una sorta di walking simulator alla Everybody’s Gone To The Rapture con la possibilità di ingaggiare scontri a fuoco. Ma è indubbiamente l’esplorazione a farla da padrone e sono i puzzle e i documenti sparsi per il mondo di gioco a rendere l’esperienza meritevole di essere vissuta. Ad aiutarvi troverete lo speciale cellulare di Black, fornito di visione termica, luce UV e mappa, oltre alle comuni funzionalità di un cellulare (non che comunque possiate effettuare chiamate o mandare messaggi a vostra discrezione…).

Nelle prime di ore di gioco avrete la possibilità di mettere mano a un’arma molto particolare, chiamata corner gun, che permette di mirare ai nemici stando perfettamente nascosti dietro gli angoli. Per quanto l’idea di quest’arma e la possibilità di cambiare diverse canne per diversi effetti siano interessanti, il gunplay è davvero poco fluido e sembra quasi aggiunto unicamente per allungare il brodo tra un’investigazione e l’altra. E’ vero che molti degli incontri possono essere affrontati sgattaiolando alle spalle dei nemici, ma anche qui la realizzazione non si può dire particolarmente fluida o divertente, grazie al comportamento molto statico dei nemici.

Fortunatamente la storia è raccontata bene e, nonostante la frustrazione iniziale, si risolve in modo abbastanza chiaro verso la fine. Il mondo di Get Even è pieno di documenti e file audio da ascoltare e, anche se inizialmente non fanno altro che confondere ulteriormente, verso la fine si rivelano molto utili per unire i puntini e andare ancora più a fondo nella storia. Particolare interessante è quello di poter ritornare nei ricordi precedenti per completarli al 100% anche in un secondo momento, strizzando un’occhio agli amanti dei trofei e ai perfezionisti.

Tecnicamente siamo di fronte a un comparto tecnico che va dall’ottimo al mediocre, a seconda delle situazioni. Si nota l’utilizzo dello scanning 3D per dare realtà a personaggi e a texture, ma il livello è davvero altalenante e il tutto con dei chiari cali di framerate in alcune sezioni… per nulla positivo nel caso di un gioco che punta ai 30 fps su console.

Discorso diverso per l’audio, di ottima fattura. Non solo la colonna sonora in grado di sottolineare perfettamente varie emozioni (tensione, paura, sgomento), ma anche gli effetti sonori ambientali e il modo in cui si legano alla musica. Di ottimo livello anche il doppiaggio, con un cast di professionisti interamente british in grado di far risaltare i personaggi e dare credibilità alle situazioni.

Get Even è un progetto interessante che non riesce a fare centro, ma ci va vicino. L’idea di mischiare l’esplorazione e la forte componente narrativa di un walking simulator con l’immediatezza e l’azione di un FPS funziona, ma è difficile soprassedere alla realizzazione così approssimativa di certe sezioni. Punto negativo che, a conti fatti, finisce per influenzare il giudizio globale del gioco. Per il suo mix inusuale di elementi è anche difficile consigliarlo a chiunque, ma se avete apprezzato titoli come Firewatch, Gone Home e Dear Esther e non vi dispiace far saltare una testa ogni tanto, Get Even è forse un ottimo modo per investire 30€. A costo che non ci si aspetti la qualità di una produzione AAA.

Recensione a cura di Sacha “Omeganex999” Morgese

COMMENTI
  1. 1.

    Guest
    Analisi azzeccata: bravo!
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Il Buono

  • Soundtrack eccezionale
  • Storia avvincente
  • Buona fusione di diversi elementi

Il Cattivo

  • Gunplay e stealth abbastanza grezzi
  • Framerate altalenante
7.5

Scritto da: Gerolamo "Pintur" Grosso

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