Last Day of June

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[RECENSIONE] Last Day of June

QUELLI CHE SE NE VANNO…

Last Day of June è riuscito, fin dal suo annuncio, a calamitare le attenzioni su se stesso. Non solo del pubblico del Bel Paese, a cui, più di altri, sono brillati gli occhi quando ha potuto orgogliosamente associare le suggestive immagini del trailer d’annuncio, al team italiano di Ovosonico. Studio di sviluppo che abbiamo imparato a conoscere ed apprezzare in Murasaki Baby. Last Day of June è disponibile per Steam e Playstation 4 al prezzo di 19,99€.

Già a partire dai primi minuti di gioco, possiamo letteralmente lasciarci incantare dalle calde e rassicuranti immagini di Last Day of June. L’accenno di un tramonto, un bellissimo lago sullo sfondo e un comparto artistico che si firma immediatamente Ovosonico in modo inconfondibile: attraverso un mondo di gioco che sembra dipinto a mano. June e Carl, i protagonisti di questa emozionante storia, sono seduti sul molo e si lasciano cullare da un amore puro e genuino, a cui non mancano di certo baci e smancerie e che non può che evocare un sentimento di tenerezza nel cuore del giocatore. Purtroppo, il maltempo si avvicina e gli innamorati sono costretti ad abbondare il loro nido d’amore per fare ritorno a casa. Tuttavia, durante la strada del ritorno un incidente spezza la vita della graziosa June. Quanto trascorso è l’incubo che imprigiona la vita del povero Carl, che si risveglia in casa, spaventato e solo. Si guarda attorno, alla ricerca di qualcosa, o meglio di qualcuno che è andato via. Carl ha fame. Si trascina faticosamente sopra la sua sedia a rotelle. Cerca qualcosa da mangiare. Il frigo è vuoto, proprio come il suo cuore senza la sua amata. Fortunatamente trova del cibo in scatola, ma gli manca l’apriscatole. E lo trova tra le vecchie cose di June, nella stanza in cui lei amava assecondare la sua passione: la pittura. Ed è proprio qui che Last Day of June apre le danze. Intorno al vulnerabile Carl, si svelano dei quadri, ciascuno raffigurante gli abitanti del villaggio della coppia. La magia si svela quando il protagonista ne sfiora uno ed un bagliore intenso illumina la buia stanza e con l’auspicio, forse, di illuminare di nuovo la vita di Carl. Scopriamo in questo modo di poter vivere la giornata dei vicini prima del tragico incidente e, attraverso di essi, incastrare gli eventi in modo che tutto possa andare nel verso giusto.

 

I temi che tocca la narrazione sono soprattutto l’ineluttabilità del destino e la capacità di reagire ai drammi della vita.

Solo quest’immagine iniziale si fa testimone della straordinaria direzione artistica di Last Day of June, la quale traspira attraverso i dettagli, i colori e soprattutto le animazioni. Al contempo, anche il modo in cui le vicende sono raccontate riescono a toccare profondamente il giocatore. Last Day of June è, tra le altre cose, una storia che valorizza i piccoli gesti ed i dettagli e questo aspetto viene continuamente ribadito dagli eventi su cui la narrazione si concentra: Carl che coglie un fiore e lo dona alla sua amata oppure la fatica con cui si trascina sulla sedia a rotelle.

Certo, gli spunti di The Day of June potrebbero non essere dei più originali e l’ombra della banalità potrebbe calare minacciosa: flashback e una catena di eventi da far combaciare alla perfezione. Insomma, una ricetta che sa di già visto. Tuttavia, la grandezza della produzione risiede nella capacità di Ovosonico di mescolare gli ingredienti con perizia, intelligenza e passione e probabilmente della maestria di Massimo Guarini nel dirigere l’intera orchestra.. Senza svelare nulla sulla trama (il gioco dura solo quattro ore e sarebbe ingiusto anche solo rivelarvene una piccola parte), Last Day of June eccelle nel raccontare una storia che avrebbe potuto facilmente cadere nella banalità, attraverso una direzione artistica ineccepibile ed un racconto di relazioni umane genuine. Le emozioni che l’ultima fatica di Ovosonico è in grado di suscitare sono di quelle che si vedono poche volte nei videogiochi, e basterebbe solo questo per consigliare l’acquisto a chiunque.

Alcune immagini di Last Day of June sono una poesia per gli occhi e ognuna di queste ha la potenzialità di raccontare lo stato d’animo del personaggio che ne è protagonista.

Ma come spesso capita in produzioni di questo tipo, è nella componente meramente ludica che il titolo rischia di inciampare. Chiariamoci, quando si gioca Last Day of June si è voraci di dettagli, di scoprire le emozionanti storie dei vicini e si ha, più di ogni altra cosa, il grande desiderio di sistemare le cose e di salvare June. Il motore di gioco è senza ombra di dubbio la narrazione e ciò che le ruota attorno (il gameplay è un contorno ed è assolutamente in secondo piano). Tuttavia, far andare le cose nel verso giusto, rischia di diventare uno spiacevole intermezzo per scoprire se saremo riusciti o meno nell’intento di salvare June. A fine “livello” saremo chiamati a confermare la giornata e pur sapendo di aver sbagliato qualcosa saremo costretti a rivivere il fatale incidente. All’ennesima volta, questo meccanismo rischia di stancare e si sente la necessità di saltare la cut scene. Tuttavia, questo non è possibile. Inoltre, durante il gioco saremo spesso costretti a richiamare un ricordo che pensavamo di aver completato nel modo giusto, perché in realtà qualche pezzo non si incastra con gli avvenimenti dei personaggi che saremo chiamati ad interpretare successivamente. Il risultato è un proseguire legnoso e che, anche quando prevedibilmente sappiamo come anticipare il gioco, siamo costretti ad assecondare, rivivendo l’incubo più grande della vita di Carl, l’incidente.

Ma ciò che rende grande una produzione come Last Day of June è il suo essere un racconto straordinario, capace di emozionare il giocatore in un modo indescrivibile. Questo risultato viene raggiunto anche in virtù di una direzione artistica inconfondibile, ormai iconica, e un comparto tecnico che combacia armonicamente con il mondo che Ovosonico ci racconta. Per non parlare della colonna sonora (le musiche sono di Steven Wilson), che alla pari delle poetiche immagini alle quali assistiamo, culla con le sue dolci melodie i ricordi di Carl e i vari episodi del gioco. Da menzionare, inoltre, il bizzarro character design: i personaggi di Last Day of June sono senza occhi, niente dialoghi perché parlano attraverso dei versi e quasi strizzano l’occhio allo stile tipico di Tim Burton, tra il grottesco e l’umoristico. Nonostante l’incapacità di parlare, ognuno di loro trasmette lo stato d’animo che vive in quell’istante, attraverso la propria fisicità e la propria presenza e nonostante nelle storie della loro vita aleggi sempre lo spettro della banalità, quando Last Day of June viene giocato, in maniera molto semplice, finisce con l’emozionarci e basta, facendoci dimenticare tutto il resto.

Anche visivamente Last Day of June è una piccola opera d’arte. Durante il corso del gioco avremo l’occasione di giocare in pieno giorno, di notte e anche sotto la pioggia.

In conclusione, l’ultima fatica di Ovosonico, seppur con una componente ludica macchinosa e frammentata, è un racconto imperdibile, un’opera d’arte. Siamo di fronte ad uno di quei videogiochi che amano più raccontarvi una storia che lasciarsi giocare. Se avete apprezzato un gioco come Life is Strange, ad esempio, Last Day of June diventa per voi un acquisto caldamente consigliato, ma anche tutti gli altri sono avvisati: il videogioco creato da Ovosonico è l’ennesima dimostrazione di un’industria videoludica, quella italiana, in salute e piena di talento.

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Il Buono

  • Un racconto strappalacrime
  • Direzione artistica d'eccezione
  • Colonna sonora emozionante

Il Cattivo

  • Ludicamente macchinoso
  • Rischia la banalità
8.5

Scritto da: Davide Andreetto

Cresciuto a pane e videogiochi. E' estremamente convinto che lo scopo della vita sia sbloccare quanti più obiettivi possibili. Inizia la sua carriera videoludica su PS1 tra Crash, Spyro e Dino Crisis per poi lasciarsi incantare dalla magia di Halo su Xbox. Ama lo Split-Screen. Fautore del movimento "La grafica non fa il gioco".

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