Little Nightmares

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[RECENSIONE] Little Nightmares

Nonostante io sia un giocatore stagionato che alcuni potrebbero addirittura chiamare non giovane (rozzi!), riesco anche oggi nel 2017 a farmi stupire da piccole cose. Adoro ad esempio quando un gioco riesce a tenermi incollato dall’inizio alla fine senza forzarmi nell’utilizzare meccaniche troppo complesse. Adoro i giochi che prendono ispirazione da titoli acclamati senza però risultarne delle mere copie. Infine, adoro i giochi che non si trascinano per ore su ore finendo per essere null’altro che ripetitivi, ma che sanno quando è il momento di finire. Little Nightmares arriva dal nulla, forse dalla stessa oscurità nella quale la protagonista del gioco si muove, e sbatte sul tavolo i tre punti da me appena elencati con decisione e classe.

La creazione Tarsier Studios, team svedese con abbastanza esperienza da convincere Sony ad affidargli Little Big Planet Vita e Little Big Planet 3, vi vedrà prendere i panni di Sei (il numero, il suo nome è Six in inglese), una bambina di 9 anni imprigionata in fondo a una gigantesca costruzione sferica nel mezzo del mare (The Maw, Le Fauci), nella sua disperata fuga verso la superficie. Se inizialmente i motivi della vostra presenza in quel luogo ostile (e quella di altri bambini imprigionati) saranno oscuri, con il proseguire dell’avventura inizierete a farvi un’idea fino all’inevitabile scoperta della verità. In Little Nightmares non esistono dialoghi, la storia vi verrà raccontata unicamente tramite le ambientazioni e personaggi, in modo ambiguo, velato ma, proprio per questo, efficace.

 

 

La tipologia di gioco è fondamentalmente Limbo sotto steroidi, un particolare platform dalle pesanti tinte horror. Come nel titolo Playdead, vestirete i panni di un bambino indifeso in fuga, con unicamente la possibilità di saltare, arrampicarsi brevemente e azionare interruttori, il tutto impregnato dalla forte presenza della fisica del gioco. Little Nightmares però abbandona il bianco e nero per offrire uno spaventoso mondo a colori, riuscendo nell’incredibile impresa di essere ancora più disturbante del titolo a cui si ispira e vi permette di muovervi in 3 dimensioni, aggiungendo diversi elementi che sfruttano il piano extra. La piccola protagonista si fa controllare bene e nonostante sia capitato più d’una volta al sottoscritto di precipitare nel vuoto

Nonostante l’avventura di Sei prosegua in modo abbastanza omogeneo, il gioco è diviso in 5 capitoli distinguibili sia dal cambio di ambientazione (che vi vedrà partire dal basso per poi arrivare sempre più in alto nella costruzione), sia dal classico tintinnare dei trofei alla fine di ognuno di essi. Le diverse sezioni di cui “Le Fauci” è composto sono abbastanza diverse tra loro, nonostante inizialmente temessi una certa monotonia in quanto non fan del tema “grigio industriale”. Al contrario, Little Nightmares riesce magistralmente a sorprendere e ammetto in tutta sincerità di non aver previsto dove andasse a parare, finale incluso.

 

 

L’atmosfera spaventosa che permea l’opera ha il suo fulcro nel contrasto tra le ambientazioni enormi e l’essere minuto che vi ritroverete a controllare. Sei dovrebbe essere una bambina di 9 anni, ma se vista in proporzione agli interni del diabolico labirinto in cui si troverà sembrerà essere alta solo pochi cm. Questo influisce sul gameplay dato che le sue dimensioni ridotte le permettono di infilarsi e arrampicarsi un po’ ovunque, ma contribuisce anche al senso di impotenza e alla tensione. Si nota anche una certa ispirazione Timburtoniana, come se in mezzo al mare prendesse vita una versione distorta, malvagia di The Nightmare Before Christmas, in cui qualunque cosa intorno alla protagonista sembra pronta ad ucciderla, senza una parvenza di amici o di lieto fine.

Tecnicamente siamo di fronte a qualcosa che avvicina la produzione giappo-svedese a un titolo AAA, nonostante la sua chiara vocazione indie. L’utilizzo dell’Unreal Engine 4 permette al gioco di avere una grafica definita e moderna, con qualche bella differenza tra la versione liscia e quella per Pro, rispettivamente 1080p/30fps e 1620p/60fps. In un momento in cui in tanti si lamentano del lavoro pigro di alcuni programmatori AAA sull’ultima nata in casa Sony, gli svedesi mostrano la loro esperienza con un aumento di risoluzione del 300% (1620p è il 75% di 4K) e il doppio della risoluzione. Da applausi.
La produzione Bandai Namco dura solo una manciata di ore (intorno alle 3 forse per la sola storia) e questo è forse l’unico punto che può far desistere qualcuno dallo sborsare 20€. Non sono presenti modalità aggiuntive ma ci sono 3 tipi di collezionabili (statuette da rompere, candele/lampade da illuminare e “creature” da abbracciare) che possono incoraggiare l’esplorazione e aggiungere qualche ora extra al totale.

 

 

Se avete letto fin qui credo sia allora superfluo dire che sono rimasto positivamente colpito da Little Nightmares, al punto di sentirmi di consigliarlo a chiunque sia alla ricerca di qualcosa diverso dal solito. Il gioco è tecnicamente affascinante, con enigmi semplici ma non scontati, in grado di garantire la fluidità del tutto, in un crescendo di tensione fino all’inaspettato finale. La relativa brevità (accettabile a mio avviso per un titolo che costa meno di un terzo di un tripla A) resta l’unico neo su quello che è a conti fatti un titolo ben riuscito in tutte le sue componenti. La fuga di Sei non rivoluziona il mondo videoludico, non più di quanto Limbo abbia fatto diversi anni fa, ma è in grado di dire la sua in un genere poco affollato e che forse meriterebbe un po’ più di attenzione.

 

Recensione a cura di Sacha “Omeganex9999” Morgese

COMMENTI
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Il Buono

  • Atmosfera perfetta
  • Ottima gestione della fisica

Il Cattivo

  • Durata limitata
8.5

Scritto da: Gerolamo "Pintur" Grosso

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