State of Decay 2

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[RECENSIONE] State of Decay 2

I will survive…?

The bigger…The better? State of Decay fu davvero una bella sorpresa, un titolo capace di distinguersi nonostante tanti fattori che avrebbero potuto farlo rimanere sottotraccia. Uno in particolare è quello del genere videoludico di riferimento, un survival horror che di horror non aveva nulla e per di più faceva leva sull’universo zombie che già allora iniziava ad essere fin troppo abusato. E invece i ragazzi di Undead Labs, pur facendo conti un budget da produzione indipendente, sono riusciti a costruire qualcosa di nuovo unendo il format alla GTA con un sistema survival semplice ma efficace, talvolta assuefacente per i numerosi stimoli a potenziare sempre più la propria community anti-zombie. Con State of Decay 2, praticamente uno dei pochi protagonisti della line-up esclusive di Microsoft, siamo di fronte ad un aggiornamento di grandi dimensioni del primo capitolo, portato alla massima espansione di contenuti, assoluti protagonisti di questa nuova iterazione.

La prima novità si presenta subito al primo avvio del gioco, ovvero la possibilità di scegliere una delle tre location disponibili per iniziare la propria avventura, ognuna delle quali grande quasi come la mappa del primo capitolo e differente per tipo di ambientazione. L’altra scelta che vi si pone di fronte all’inizio di State of Decay 2 è quella della coppia di personaggi di cui volete prendere il controllo, un bivio che in fin dei conti non ha la benchè minima valenza considerata la facilità con cui tutte le abilità dei personaggi crescono. L’idea è comunque quella di creare una comunità e sopravvivere, con personaggi che vanno e vengono, tutti spendibili se consideriamo la scelta di rendere le morti permanenti. I personaggi per cui lasciano il tempo che trovano, così come la storia principale, che a dir la verità è ben difficile chiamare “storia” dato che tratta solo della Piaga del Sangue e della sua scomparsa, obiettivo che dovremo raggiungere semplicemente eliminando i vari “cuori” della piaga sparsi per la mappa. Da questo punto di vista ci si poteva sicuramente aspettare qualcosa di meglio, perchè nonostante sia la mera sopravvivenza il punto nevralgico di State of Decay 2, è davvero difficile trovare stimoli per proseguire una volta arrivati ad eliminare la Piaga. Nel mantenere l’interesse più vivo non ci sono quindi particolari miglioramenti rispetto al primo capitolo, e prima o poi solo il continuo potenziamento della propria community potrà spronarvi a proseguire.

Inizialmente le cose da fare sono comunque tantissime, e farete la spola tra la vostra base e i numerosi edifici da saccheggiare per guadagnare sia le risorse necessarie al mantenimento della community (carburante, cibo, medicinali e materiali), sia cose più tangibili come armi da mischia, da fuoco, esplosivi, kit medici e svariati oggetti utili al miglioramento delle strutture della vostra base. Le numerose strutture che potrete costruire nella vostra base vi permetteranno di migliorare il benessere della community, nonché ottenere spesso nuovo equipaggiamento o magari qualche bonus temporaneo. Crafting, gestione della base, dei personaggi e delle loro abilità, tutti aspetti che State of Decay 2 approfondisce nella maniera migliore, garantendo una lunga curva di miglioramenti prima di poter raggiungere l’apice del potenziamento. La base è poi solo un aspetto passeggero, in quanto la varietà di luoghi abitabili è nettamente più ampia e personalizzata rispetto al primo capitolo. Ogni base ha spesso strutture personalizzate che non troverete in altre basi, e non va trascurata nemmeno la conformazione della struttura che vi ospita, alcune ben più comode da difendere rispetto ad altre che magari presentano più punti di accesso. Inoltre, più persone abitano la base più il rumore provocato va ad aumentare il rischio di attacchi, ben rappresentato da un apposito indicatore sempre da tenere sotto controllo, altrimenti il rischio di trovarsi sotto assedio potrebbe aumentare fino al punto di non ritorno. Poi starà a voi riuscire a difendervi, magari senza perdite.

Da quanto detto finora ne consegue che sono quindi la ripetitività e le scarse motivazioni ad essere i nemici numero uno di State of Decay 2, antagonisti che però erano ben presenti anche nel primo capitolo. Certo, è anche chiaro che il titolo di Undead Labs non si nasconde affatto e si è sempre posto come un survival e niente più, però allo stesso tempo qualche nuova iniziativa che potesse addolcire la pillola potevamo aspettarcela in questo secondo episodio. Forse questo è il ruolo che doveva spettare alla co-op, fortemente richiesta, ma che in fin dei conti non aggiunge meccaniche nuove e si limita solo all’invadere la partita di un giocatore per aiutarlo, oppure ad ospitarne uno per ricevere un po’ di supporto. Tutto troppo basilare, visto che comunque State of Decay due è affrontabile anche in solitaria senza troppi problemi a livello di difficoltà.

Anche a livello tecnico le aspettative dovevano essere superiori a quanto poi il risultato finale è arrivato. Se al primo capitolo si poteva dire ben poco vista la sua natura totalmente indie, lo stesso non si può pensare di questo secondo episodio, che forte del supporto (anche se è difficile dire quanto) di Microsoft presenta comunque numerosi bug di rilievo. Uno in particolare, capitato in più occasioni negli scontri con uno zombie Juggernaut, ha perfino fatto scomparire tutto l’hud bloccando anche l’accesso all’inventario, richiedendo quindi il riavvio del gioco. E se contate il fatto che i progressi parziali delle missioni non vengono salvati, potete capire la frustrazione che può scaturire. Per il resto, anche a livello grafico State of Decay 2 non raggiunge standard poi così elevati, assestandosi sulla sufficienza, che comunque risulta accettabile e per nulla fastidiosa durante l’avventura.

State of Decay 2 è, in definitiva, un buon passo avanti rispetto al primo capitolo. Purtroppo il titolo è rimasto spigoloso come allora, e se i punti di forza sono nettamente migliorati, lo stesso non si può dire dei punti deboli, che sicuramente avrebbero meritato uno sviluppo più marcato in modo da puntare a qualcosa di più che un buon survival con cui trascorrere una discreta avventura fortemente condizionata dalla pazienza e dalle motivazioni di chi gioca. È perciò difficile consigliare State of Decay 2 senza riserve, quel che è certo è che si tratta di un ottimo titolo se il continuo potenziamento è per voi motivo di divertimento, ma allo stesso tempo può diventare presto senza appeal per chi cercasse quanto meno una sfida più elaborata.

COMMENTI
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Il Buono

  • Gestione della base ben sviluppata
  • Buon sistema di combattimento
  • Aspetto survival profondo

Il Cattivo

  • Campagna principale poco incisiva
  • Poca varietà in più rispetto al primo capitolo
  • Diventa senza scopo troppo presto
  • Svariati bug a volte fastidiosi
7.5

Scritto da: Simone "nuggets619" Lenotti

Prima che la passione videoludica trovasse continuità ha vissuto quattro epoche diverse capitanate da Super Mario 64, Unreal Tournament, Pokemon (che le aziende di batterie stilo ringrazieranno a vita) e per finire Halo, del quale segue qualsiasi cosa e che ritiene uno degli universi di fantascienza più appassionanti di sempre. Ad oggi si ritiene un giocatore universale, ancora attaccato alle portatili Nintendo, oltre che particolarmente ferrato negli FPS e nella nobile arte dello stealth. Felice possessore di Switch, PS4, Xbox One e 3DS.

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