Surviving Mars

[RECENSIONE] Surviving Mars

Botanici anarchici

Da quando l’uomo scoprì di poter viaggiare per lo spazio e visitare pianeti lontani, la fantasia collettiva è esplosa in un almanaccare senza freni di possibilità e supposizioni, dalla presenza di vita su di essi alla possibilità di poterli colonizzare in nome della fiera razza umana. Soprattutto per quel che riguarda l’ultima eventualità, a molti di noi viene da partire per la tangente con sogni pionieristici e fantasie avventurose; ma come ce la caveremmo nel pratico se ci trovassimo a gestire un’impresa di colonizzazione planetaria? Paradox interactive fa scoppiare la nostra bolla al naso con Surviving Mars, un gestionale duro e puro in cui faremo i conti con Marte, il “più ospitale” tra i pianeti “altri” del nostro sistema solare.

Il titolo in questione ci offre un’esperienza gestionale sorprendentemente ampia e personale, ci troveremo infatti a seguire il progetto d’insediamento dalla scelta del nostro profilo di leader e degli sponsor ai quali ci affideremo fino al mantenimento delle infrastrutture utili ad una vita soddisfacente per i nostri pionieri marziani. La scelta di tratti personali e sponsor, così come l’avere a disposizione l’intero pianeta rosso per poter scegliere dove far atterrare il nostro primo razzo, comporterà vantaggi e svantaggi precisi nel corso della colonizzazione, rendendo molto mirato e soggettivo il livello di difficoltà della run. Ciò che attira subito l’interesse è l’enorme quantità di variabili e possibilità: gestione infrastrutturale, definizione psico-emotiva degli abitanti, interazione con il territorio, sviluppo tecnologico, vetture speciali e chi più ne ha, più ne metta. Persino la lore di gioco sarà a discrezione del giocatore: avremo a disposizione diverse linee narrative e potremo scegliere quella che più ci sconfinfera. Appena vedremo scendere i robottini operai dal nostro primo razzo, inizieremo schiumanti di gioia a esplorare (totalmente a caso, ma di questo parlerò dopo) il nuovo pianeta e a gettare le basi per la vita terrestre, galvanizzati dalla marea di possibilità che avremo a disposizione. La feature, inoltre, che permette di rinominare singolarmente quasi ogni cosa all’interno del gioco è una vera chicca per chi ama rendere personale al massimo un’esperienza videoludica.

Il comparto grafico fa il suo dovere senza particolare lode o infamia: pulito e ben disegnato, soddisfa senza problemi le necessità visive di un titolo gestionale; un solo appunto si potrebbe fare per l’interfaccia di gioco, qualche volta troppo invadente e non sempre chiara. Una particolare nota di merito invece, per quel che riguarda il design di gioco, va alla verosimiglianza raggiunta nel mettere in mostra quello che effettivamente sarebbe l’impatto ambientale dell’uomo su Marte: tra la progressiva urbanizzazione, la creazione di infrastrutture di supporto energetico e la gestione degli scarti di produzione avremo di fronte una rappresentazione più che verosimile di come il nostro tocco terrestre andrà a mutare l’aspetto del solitario pianeta rosso. Molto azzeccato il comparto audio che si fa forte di effetti sonori ben studiati insieme alla possibilità di scegliere tra diverse stazioni radio, lasciandoci a disposizione una libreria discretamente ampia di brani musicali che accompagnino il nostro progettare e costruire. La portata dell’intelligenza artificiale è davvero maestosa e ne vedremo la piena espressione soltanto quando faremo atterrare su Marte i primi pionieri dalla Terra: ubriaconi, guru, sportivi, artisti, stacanovisti…ogni singolo abitante della nuova comunità marziana avrà tratti psicologici, emotivi e professionali propri e sarà nostro interesse fare in modo che questo si integri in modo da creare una comunità produttiva e serena. Insomma, Surviving Mars potenzialmente si presenta come un prodotto davvero immenso e affascinante. Purtroppo, però, nell’effettivo si dimostra un titolo ostico e piuttosto frustrante, con pochi ma fondamentali difetti che minano pesantemente la fruibilità del gioco.

Già dai primissimi minuti di gioco avremo modo di imbatterci nel primo di questi problemi: la mancanza quasi totale di un tutorial. Una volta iniziata la run infatti non verremo guidati se non da una serie di obbiettivi preliminari e un’enciclopedia di gioco utile ed esaustiva quanto un manuale d’istruzioni Ikea che ci ragguaglierà in modo piuttosto vago sugli elementi presenti nel gioco. Una scelta simile rende il titolo praticamente inavvicinabile per un neofita del genere, che (come accennato sopra) navigherà a vista per molte ore di gioco cercando di capire comandi, uso e gestione delle risorse e dell’intelligenza artificiale con la quale avrà a che fare. Questo inoltre farà sì che si vadano a fare inevitabilmente delle scelte sbagliate nell’early-game che andranno a ripercuotersi disastrosamente nelle fasi più avanzate di gioco, distruggendo partite con alle spalle decine e decine di ore di gioco. Disicentivante è anche la gestione dei comandi, strepitosamente elementare e rigida per un gestionale di tale portata: vi è una quasi assoluta mancanza di shortcuts e a rendere tutto più ancor più zoppicante si aggiunge l’impossibilità di selezionare contemporaneamente più unità, che siano droni, coloni o strutture, cosa cui non si darà troppo peso nelle prime ore di gioco, ma che diventerà davvero frustrante nel momento in cui avremo a disposizione centinaia di unità e, in situazioni di urgenza, ci troveremo a doverle indirizzare manualmente una a una nei vari luoghi d’interesse. Tale legnosità di gameplay va a collegarsi rovinosamente all’immensa IA di cui il gioco dispone, tanto immensa e affascinate quanto a tratti ingestibile senza ragioni plausibili: succederà spesso che droni e coloni agiranno autonomamente ignorando le prerogative affidategli, creando situazioni di scompenso o portando il sistema ad una gestione dannosa delle risorse (in particolare la figura professionale del botanico sarà ingestibile: questa per qualche oscuro motivo preferirà occupare qualsiasi posto di lavoro vacante, dal barista, al medico fino al minatore nelle cave pur di abbandonare la cura delle serre nella quale è specializzato, lasciando le coltivazioni a mani inesperte e mandando all’aria interi cicli di raccolto). Insomma, la presenza di problematiche simili in un titolo di tale ampiezza fa sì che questo appaia fruibile e pratico quanto un sofisticato cyborg alimentato a carbone. Il che non gli rende per nulla onore.

L’analisi qui posta gratta giusto la superficie di un titolo davvero immenso e ricco di elementi di ogni sorta, delimitando giusto una silhuette di quel che la Paradox interactive ha voluto proporre con un prodotto tanto ambizioso. In definitiva, Surviving Mars è un titolo indubbiamente molto valido che però si fossilizza su di un sistema di comandi e interfacce un po’ datato per la sua complessità e strizza troppo l’occhio ad un pubblico affezionato al genere, escludendo arbitrariamente eventuali neofiti attratti dall’avventurosa prospettiva di colonizzare Marte. Qualsiasi sia la vostra estrazione videoludica, avrete pane per i vostri denti.

 

Il Buono

  • Design di gioco convincente e verosimile
  • Esaltante varietà di possibilità e features di gioco
  • Gameplay pressochè infinito
  • Comparto audio ben studiato
  • Frequenti patch di aggiornamento del gioco

Il Cattivo

  • IA a tratti ingestibile
  • Comandi e interfacce poco adatti al multitasking
  • Mancanza di un tutorial che guidi i giocatori meno esperti
7.5

Scritto da: Cosimo "Gnappo" Sciaccaluga

Gioco da quando i pollici opponibili me lo permettono. Appassionato di nerdaggio in ogni sua forma, sono profondamente convinto che i videogames non siano un solo mezzo di intrattenimento e che possano portare con sè simboli, storie e cultura.

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