The Inpatient

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[RECENSIONE] THE INPATIENT

Il PSVR, forte di oltre due milioni di unità vendute nel suo primo anno di vita, sta ricevendo un supporto da Sony decisamente superiore alle aspettative. Il suo catalogo cresce in modo esponenziale e, nonostante impressioni poco se paragonato a quanto disponibile su Steam, è innegabile che stia crescendo bene. Tra i prodotti disponibili però manca il tocco Sony, fatto di esclusive single player di un certo livello che, tolto lo sprint iniziale, pare tardino ad arrivare. E’ per questo che il sottoscritto e molti altri aspettavano l’arrivo di The Inpatient come primo vero titolo di seconda generazione per la piattaforma.

Un prequel di Until Dawn fatto dagli stessi creatori del gioco originale, già rodati con Round of Blood (lanciato insieme al PSVR). Una storia completa con varie scelte che portano ad esiti differenti. Comparto tecnico di qualità e supporto ai move. Un capolavoro annunciato? Purtroppo no.

Non nego che i miei primi momenti con The Inpatient siano stati eccezionali. Il titolo Supermassive non le manda a dire, e sin da subito mostra una realizzazione di livello superiore al 99% dei titoli disponibili per PSVR. Grafica incredibilmente pulita (per quanto la bassa risoluzione possa permetterlo), modelli poligonali eccellenti, animazioni e doppiaggio di qualità. E’ chiaro sin da subito di non essere davanti al solito indie creato da un piccolo team, una sensazione che il sottoscritto non provava dall’uscita di RE7 oltre un anno fa. Quando poi vi viene data la possibilità di parlare con i npc utilizzando la vostra voce e il microfono attaccato al PSVR al posto dei semplici comandi, non si può che rimanere estasiati. I primi minuti sono stati una delle esperienze più entusiasmanti per il sottoscritto dai tempi dell’uscita del visore. Purtroppo questo non ha fatto altro che creare delle aspettative che non sono state raggiunte dal resto del gioco.

The Inpatient vi vedrà selezionare un personaggio senza volto, dandovi la scelta tra uomo o donna ed etnia (con un generoso selettore per scegliere il colore della vostra pelle). Questo influirà lievemente sullo svolgimento della trama, ma principalmente definirà il vostro corpo, interamente visibile durante la vostra avventura. La storia è semplice: avete perso la memoria, siete in un manicomio, le cose iniziano ad andare storte e dovrete fuggire, cercando di capire cosa stia succedendo. Simile a quanto visto in Until Dawn, alcune scelte durante i dialoghi vi permetteranno di influenzare lo svolgimento della storia e cambiarne l’esito, garantendone la rigiocabilità. Proprio come Until Dawn però, la verità è che più che cambiare la storia, cambierà unicamente la sorte di alcuni personaggi, questa tutti non giocabili.

Il vero problema di The Impatient però è che sia a livello di gameplay che di storia offre decisamente poco rispetto alla concorrenza e a voler essere cattivi si tratta dell’ennesimo walking simulator estremamente lineare di breve durata (meno di tre ore la prima volta, meno di due la seconda). La parte iniziale, nella quale sarete confinati in una cella, dura fin troppo e una volta in grado di muovervi liberamente vi accorgerete che la libertà è estremamente poca. Sia ben chiaro, non ho nulla contro i titoli lineari, soprattutto se nella loro linearità offrono molto, ma non è il caso di The Impatient. Certo, ci sono elementi da ispezionare e l’esplorazione viene ripagata con frammenti di storia in grado di spiegarvi poco alla volta gli avvenimenti che vi hanno portato ad essere dove siete (altrimenti soltanto lievemente accennati dai personaggi secondari). Il problema è che, contenutisticamente parlando, non c’è davvero molto per giustificare playthrough multiple. Ciò che resta è provare a rigiocare per vedere le scelte diverse, ma come detto prima queste influenzano la storia in modo abbastanza superficiale mentre il resto resta fondamentalmente lo stesso.

Ci sono però diverse cose che The Inpatient riesce a fare bene. Innanzitutto i controlli, per quanto sempre limitati dai terribili move e dal tracking farlocco del visore, fanno un ottimo lavoro. Giocato con il DS4 il tutto sarà fluido e semplice, ma con i move avrete le vostre mani attaccate al corpo con le quali esaminare tutto ciò che vi circonda. Il movimento è assegnato al tasto move sul controller sinistro, mentre il tasto move sul destro serve per ruotare. Puntando il move lievemente a destra ruoterete in quella direzione. Idem puntandolo a sinistra. Puntandolo dietro di voi, invece, ruoterete di 180°. Un sistema per niente perfetto ma decisamente migliore di quanto visto altrove. Oltre questo, i creatori di Until Dawn sanno come spaventarvi, sia tramite jump scare (c’è da ammetterlo, per quanto odiosi sono davvero efficaci in realtà virtuale), sia tramite musica e atmosfera. Dulcis in fundo, il comparto tecnico eccellente menzionato nell’introduzione.

The Inpatient è un titolo che si lascia giocare e che mostra potenzialità, ma fallisce nell’offrire quell’esperienza AAA che in molti probabilmente si aspettano. Coloro in attesa di qualcosa di simile a Resident Evil o a Until Dawn resteranno sicuramente delusi nel constatare che a livello di grandezza siamo ben lontani da entrambi i titoli. Alcune delle scelte come la possibilità di “discutere” con i personaggi usando la vostra voce e il vostro corpo completo riescono a farvi immedesimare come pochi altri titoli per PSVR, qualcosa che in un gioco horror conta tantissimo. E’ difficile consigliarlo, perché presenta pregi e difetti di rilevanza variabile in base al giocatore e alle proprie aspettative, ma resta un buon titolo per una piattaforma ancora purtroppo in attesa di una vera e propria killer application.

Recensione a cura si Sacha “Omeganex999” Morgese

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Il Buono

  • Produzione eccellente
  • Interazione vocale geniale
  • Buoni controlli

Il Cattivo

  • Troppo corto
  • Storia poco originale
  • Corridoi su corridoi
6.5

Scritto da: Gerry "Pintur" Grosso

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