Thimbleweed Park

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[RECENSIONE] Thimbleweed Park

C’E’ UN NUOVO SCERIFFO-A-RINO IN CITTA’

Ai più, soprattutto ai videogiocatori più giovani, il nome di Ron Gilbert non dirà quasi nulla. Tuttavia, è sentendo questo nome che, invece, i gamer di vecchia data sentiranno una scintilla accendersi nel profondo del cuore. Titoli come Maniac Mansion e Monkey Island portano la sua firma e sono entrati, di diritto, nell’Olimpo dei videogiochi immortali. In anni più recenti, il caro e vecchio Ron si è occupato di videogiochi come The Cave e Deathspank, buoni titoli, che però si allontanano da genere per cui Gilbert è rinomato. Stiamo parlando, ma sicuramente lo saprete, delle avventure grafiche. Un tipo di avventura che sembra essere ormai destinata ad un tramonto inesorabile nel panorama videoludico odierno. Vuoi per la frenesia e la velocità che dominano il mercato attuale, vuoi per un semplice superamento delle meccaniche alla base del genere. Tuttavia, Ron Gilbert ci vuole dimostrare che le avventure grafiche possono ancora dire la loro. Come un vecchio pugile, ormai sfiancato da una lotta durata decenni, che prova a rialzarsi un’ultima volta per fare a cazzotti con chiunque voglia mettere in dubbio la sua integrità. E, ve lo anticipiamo fin da subito, Ron Gilbert ha avuto ragione, accompagnando il nostro Io videoludico in un ultimo (si spera di no) e nostalgico (ma soprattutto grandioso) viaggio in un’avventura grafica old school che trasuda personalità e stile in ogni sua parte. Thimbleweed Park è disponibile digitalmente su Nintendo Switch al prezzo di 19,99€. Vediamo un po’ come se la cava.

Un cast tutto d’un pezzo (quasi)!

Tutto comincia quando, alle porta di Thimbleweed Park, viene commesso un misterioso omicidio. A condurre le indagini saranno Antonio Reyes e Angela Rey, due agenti dell’FBI che sembrano usciti da una puntata di una serie TV poliziesca. Ovviamente, il primo passo da compiere, sarà quello di confrontarsi con gli abitanti della cittadina vicina: Thimbleweed Park. Una città, come capiremo fin dalle battute iniziali che vanta un cast di personaggi carico di stile ed originalità. E siamo certi che vi ricorderete di alcuni di loro per molto tempo, un po’ come accadde con i personaggi di Monkey Island. Thimbleweed Park, tuttavia, è una cittadina ormai in rovina, un tragico incendio ha devastato l’unica fonte di guadagno su cui potevano contare gli 80 abitanti: la fabbrica di cuscini. E anche il celebrato proprietario, il vecchio Chuck, risulta scomparso. Più in profondità entriamo nelle vicende di questa stramba, ma intrigante cittadina e più i misteri si infittiscono in una trama avvincente che solo nella parte centrale rischia di ingarbugliarsi un po’ su stessa.

Oltre ai due agenti federali, in Thimbleweed Park saremo chiamati a controllare anche altri personaggi. Avremo Delores, nipote di Chuck, fuggita dalla cittadina per inseguire il sogno di una vita, quello di diventare una programmatrice di videogiochi, mai condiviso dallo zio, e costretta a ritornare a Thimbleweed Park per affrontare il lutto e leggere il testamento con gli odiati parenti. Ci sarà Franklin, fratello di Chuck e padre di Delores, incapace di farsi valere nelle decisioni importanti della fabbrica e costretto ad una vita sotto la luce del carismatico fratello. Infine, lo scurrile, quanto burbero, clown Ransome caduto in disgrazia a causa di una maledizione.

Ci saranno due diversi livelli di difficoltà per affrontare l’avventura di Thimbleweed Park, una più casual, dedicata ai neofiti del genere, e una più impegnativa pensata per i veterani di lungo corso.

Ogni storia finirà, irrimediabilmente, con l’intrecciarsi con un’altra. E ogni personaggio dovrà fare i conti con qualche scheletro nell’armadio. Senza andare oltre, per non rovinarvi nessuna sorpresa, la trama di Thimbleweed Park sarà sicuramente capace di tenervi incollati allo schermo fino ai titoli coda, facendovi ridere con le sue battute e facendovi innamorare dei suoi personaggi.

Sul lato gameplay, Thimbleweed Park si comporta come la più classica delle avventure grafiche. Ad aumentarne la complessità ci sarà la presenza di ben cinque personaggi da controllare e con i relativi compiti da completare. Il flusso narrativo del gioco, comunque, seguirà un suo personalissimo pattern e, prima o poi, saremo costretti a portarci avanti con la narrazione di uno dei personaggi per poter passare all’atto successivo.
In alcuni frangenti sarà possibile controllare solo uno dei personaggi. È il caso dei flashback. In cui, ad esempio, saremo chiamati a rivivere la fuga di Delores dalla villa di famiglia o il momento in cui Ransome è stato maledetto.

La longevità di Thimbleweed Park varierà soprattutto in base alla vostra abilità nel risolvere gli enigmi. La prima run, in ogni caso, dovrebbe attestarsi su una durata media di 5-6 ore. Niente male per un titolo del genere.

La gestione di così tanti personaggi, dobbiamo dire, non ci è sembrata confusionaria, ma anzi costringe il giocatore a ragionare sui puzzle in una maniera più ampia rispetto a quanto succederebbe se ne dovessimo controllare solamente uno. In alcune parti, ad esempio, dovremo far cooperare i personaggi, sfruttandone alcune abilità particolari, per uscire dalle situazioni più complicate.

Gli enigmi, vero fulcro delle meccaniche di un’avventura grafica, saranno piuttosto semplici e lineari. Il confronto con i capostipiti del genere, pensiamo al primo Monkey Island, fa uscire quest’ultima avventura di Ron Gilbert con le ossa rotte. Difficilmente finiremo imbottigliati in una situazione senza via di uscita. E anche se dovesse succedere potremo comodamente chiamare il 4468, un numero che ci collegherà direttamente con un fornitore di utili consigli che, in caso proprio non riusciate a venirne a capo, potrà svelarvi direttamente la soluzione dell’enigma. Questa aggiunta, seppur apprezzata per evitare di rimanere bloccati, potrebbe portare i giocatori più pigri ad abusarne, compromettendo però la godibilità generale del titolo. In un’era di guide online e soluzioni su Youtube, in ogni caso, introdurre una meccanica di questo tipo è senza ombra di dubbio geniale, in quanto obbliga il giocatore a non scollarsi mai dall’atmosfera del titolo.

Attraverso l’elenco telefonico potremo chiamare praticamente chiunque in città. Ovviamente alcuni contatti saranno più importanti di altri!

L’operazione nostalgia di Ron Gilbert e compagnia passa anche dal fronte visivo. Da un lato attraverso l’ormai abusato stile in pixel art che seppure riesca a regalarci dei paesaggi piacevoli da guardare (i fondali sono realizzati da Mark Ferrari, artista che si è occupato anche del primo Monkey Island), proprio per il suo continuo utilizzo, ha perso quel fattore di nostalgia che lo aveva contraddistinto all’epoca delle sue prime apparizioni. Anche sull’interfaccia, inoltre, Ron Gilbert richiama lo stile delle avventure grafiche di un tempo, attraverso il classico menù con i verbi che i titoli più recenti del genere avevano deciso di abbandonare. Da lodare anche il comparto sonoro, realizzato da Steve Kirk, che decide di cullarci nell’atmosfera di Thimbleweed Park con dei motivetti che potreste presto cominciare a fischiettare sotto la doccia.

Una nota importante riguarda la lingua del gioco. Le voci dei personaggi sono in lingua inglese, ma doppiate in italiano. Mentre menù e quant’altro, addirittura i nomi dei ristoranti e dei negozi presenti nel gioco, saranno completamente in italiano. Un aspetto che rende l’immersione nel gioco ancora più riuscita.

Un ultimo aspetto da valutare rimane quello dell’adattamento alla console ibrida di Nintendo. Le meccaniche alla base delle avventure grafiche, dobbiamo essere sinceri, trovano difficoltà nell’adattarsi ai comandi su controller che, solitamente, escono sconfitti dal confronto con la più tradizionale combinazione di mouse e tastiera. Tuttavia, il punto forte della versione Nintendo Switch, che gli permette di sbaragliare la concorrenza, è l’aggiunta della possibilità di essere giocata mediante il touch screen in modalità portatile. Tutto quello che sembrava così lento e meccanico impugnando i joycon o il pro controller, al tocco delle nostre dita diventa intuitivo ed immediato, permettendo a Thimbleweed Park di essere giocato in maniera ottimale (quasi al pari della versione per PC). In definitiva, possiamo sbilanciarci ammettendo che, nel panorama console, la versione Switch è sicuramente la migliore.

Ogni abitante di Thimbleweed Park reagirà in maniera diversa in base al personaggio che avrà di fronte, rivelando anche linee di dialoghi altrimenti inaccessibili.

Thimbleweed Park è un monumento, quasi simbolico, ad un genere che rischia di essere perso di vista negli anni che verranno. Attraverso una narrazione avvincente, un cast di personaggi memorabile e delle meccaniche da avventura grafica nel senso più stretto possibile, il Thimbleweed Park di Ron Gilbert è un titolo che riesce perfettamente in un operazione, fortemente voluta, di nostalgia. L’acquisto è obbligato a tutti gli amanti del genere e caldamente consigliato a tutti coloro vogliano avvicinarsi al genere per la prima volta.

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Il Buono

  • Operazione nostalgia riuscita
  • La cittadina di Thimbleweed Park è uno spettacolo
  • Trama ben riuscita e cast di personaggi ben caratterizzato
  • In modalità touchscreen è molto più immediato...

Il Cattivo

  • Difficoltà degli enigmi generalmente più bassa rispetto i capostipiti del genere
  • nelle altre configurazioni risulta lento e macchinoso
8.5

Scritto da: Davide Andreetto

Cresciuto a pane e videogiochi. E’ estremamente convinto che lo scopo della vita sia sbloccare quanti più obiettivi possibili. Inizia la sua carriera videoludica su PS1 tra Crash, Spyro e Dino Crisis per poi lasciarsi incantare dalla magia di Halo su Xbox. Ama lo Split-Screen. Fautore del movimento “La grafica non fa il gioco”.

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