Wolfenstein II: The New Colossus

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[RECENSIONE] Wolfenstein II: The New Colossus

Let’s Rock!

Il seguito che conferma tutto: Wolfenstein è rinato! The New Order fu sorprendente, e per diversi motivi. La serie che cambia casa sotto la guida di Bethesda, i MachineGames al loro primo gioco (anche se il team venne creato sulla base degli Starbreeze Studios autori di The Darkness) e per finire la meritata accoglienza positiva da parte di critica e pubblico. Ora, con Wolfenstein II: The New Colossus, il team svedese affronta il banco di prova più duro, perchè si sa: riconfermarsi è la cosa più difficile. Anche perchè il genere degli FPS è uno di quelli che ormai lasciano pochi spazi per novità e freschezza, con un mercato spesso saturo e raramente propenso alle sorprese. E invece no, va a finire che è proprio questo secondo capitolo a diventare un (o forse il) punto di riferimento per gli FPS single player.

E questo perchè? Non certo per un gunplay che, per quanto davvero ottimo, non aggiunge nulla a quanto siamo abituati a vedere tra uno sparatutto e l’altro, bensì per la storia. Pazzesca. Una delle migliori degli ultimi anni, per stile, profondità, varietà e caratterizzazione del protagonista. Non manca assolutamente nulla. Il buon Blazko è un protagonista forte ma tormentato, il setting del dominio dittatoriale nazista è il seme per scene e vicende drammatiche e brutali, e poi…c’è la follia. Quella follia che rende tutto imprevedibile, che ogni volta in cui ti aspetti un determinato colpo di scena ti spiazza completamente e ti strappa risate assicurate. Tutto talmente fuori dagli schemi che i momenti memorabili saranno tanti, tantissimi, vedi per esempio il tanto vociferato spezzone con la presenza di Hitler.

Una delle tante scene di alto livello della campagna: l’incontro con un comandante nazista e il suo milkshake

L’innescare una rivoluzione anti-nazista è naturalmente l’obiettivo principale di Blazkovicz e soci, vecchi e nuovi, e da questo punto di vista va sottolineato come The New Colossus sia direttamente collegato con il capitolo precedente, che vale la pena di essere giocato prima. Il gioco si apre comunque con un ottimo filmato riassuntivo degli eventi narrati in The New Order, compresa anche la scelta decisionale a cui il primo capitolo mette di fronte. È chiaro che quindi la storia resta comunque godibile senza il background del primo Wolfenstein, diciamo che la differenza sta più che altro nel conoscere più a fondo il protagonista, i compagni più cari e le nemesi da affrontare. E proprio a proposito della nemesi, Frau Engel, non possiamo che elogiare nuovamente il lavoro di caratterizzazione compiuto dai MachineGames, che hanno creato un cattivo spregiudicato e crudele, con il quale l’altalena di emozioni è assicurata. Insomma, Wolfenstein II è sprezzante in tutto e per tutto. E questo, in un periodo come quello attuale dove tutto finisce sotto gli occhi di chi è pronto a giudicare etica e moralità di ogni cosa, è una ventata di aria fresca clamorosa.

Il gameplay, facendo il paragone con The New Order, è abbastanza conservativo e magari non fa lo stesso salto in avanti che la storia ha compiuto. Ancora una volta si alternano i due stili di gioco che hanno contraddistinto il primo capitolo: lo stealth e le frenetiche sparatorie nude e crude. Nel primo caso vengono utili armi silenziate ed attacchi corpo a corpo da dietro, oltre che le accette da lancio. Nel secondo si aprono maggiori possibilità con armi più pesanti, anche in entrambe le mani, e le classiche granate. Per la maggior parte del gioco sarà di certo il gunplay frenetico a prendere il sopravvento, mentre la vera scelta tra i due stili di gioco si attiva alla presenza dei comandanti, che se eliminati in modo silenzioso non potranno dare l’allarme e quindi chiamare i rinforzi. Per la verità, rispetto a The New Order, il level design sembra talvolta meno propenso allo stealth, almeno nella prima parte del gioco. Quando poi entrerete in possesso di uno dei tre potenziamenti offerti dallo scienziato pazzo della banda, allora si apriranno nuovi percorsi da sfruttare, cosa di cui si sente un po’ la mancanza nella metà iniziale di gioco. L’arrivo dei tre potenziamenti a campagna inoltrata è quindi un’arma a doppio taglio, che magari aumenta tutto d’un tratto la varietà, ma che allo stesso tempo sarebbe stata utile nelle prime fasi, almeno per l’approccio stealth.

A destra una nuova comparsa: la figlia impacciata di Frau Engel. Altro personaggio fuori dal mondo e completamente diverso dalla spietata madre.

Anche il gunplay ha ancora qualche sassolino nella scarpa. Intendiamoci, le fasi con ondate di nemici e boss enormi sono e rimangono strepitose, però ancora resta quel problema nel cambio arma non rapido ed intuitivo come dovrebbe essere. Aprire la ruota delle armi nel bel mezzo dello scontro, e selezionare quella desiderata con l’analogico non risulta affatto comodo. Magari qualche compromesso con la croce direzionale si poteva ottenere, almeno per avere quattro armi preferite per ogni direzione, in modo da estrarle con maggiore velocità e senza ingarbugliarsi. Perchè anche pochi decimi di secondo sono davvero importanti in battaglie così movimentate.

Confermato invece, e per fortuna, il sistema di perk sbloccabili all’accumulo di azioni specifiche. Si tratta di una ventina di perk che possono essere sbloccati e ulteriormente migliorati a seconda di come vi comportate in battaglia. Ad esempio eliminando i nemici con le armi in entrambe le mani si va a potenziare l’abilità che vi garantisce di poter incrementare la capacità di munizioni. I perk sono inoltre divisi in tre categorie, una per ogni stile, quindi Stealth, Caos e Tattico. Anche le armi poi possono essere migliorate con alcuni kit upgrade seminati nei livelli, cosa che più di tutte invoglia all’esplorazione, decisamente più che i numerosissimi collezionabili, solitamente di scarso interesse.

Tipica sobrietà Wolfensteiniana

In generale il pacchetto completo è questo, ossia un’avventura narrativamente esagerata che vi porterà nel bel mezzo delle più svariate ambientazioni, più o meno adatte ad entrambi gli stili di gioco, eccezion fatta per quei momenti che vogliono solo un puro FPS ammazza-nazi dove l’adrenalina sale alle stelle. Dodici o tredici ore è il tempo che più dovrebbe rispecchiare la durata della campagna, anche se poi va considerata un’ampia scelta di livelli di difficoltà (ben sei) che fa da giudice indiscusso sul tempo di completamento finale. Anche perchè i livelli difficoltà più elevati sono notevolmente impegnativi. Segnaliamo infine anche la possibilità di ripercorrere, con alcune varianti, zone e missioni tramite l’ottenimento dei codici enigma rilasciati dai comandati che eliminerete. Accedendo alla macchina per decodificare i codici potrete sbloccare missioni particolari in cui dovrete dare la caccia a soldati di alto rango dell’esercito nazista, e benchè sia disponibile già a campagna inoltrata possiamo considerare questi extra come i veri contenuti post-game. Ulteriori ore di gioco a disposizione quindi, nonostante sia innegabile la ripetitività a cui si va incontro in queste missioni, tralasciabili dai più e intriganti solo per una bassa percentuale del pubblico.

Tecnicamente Wolfenstein II è, come pronosticabile, non certo il top di gamma per dettagli grafici ma sicuramente notevole per quanto riguarda la fluidità e la stabilità di gioco, con i 60fps che non tradiscono. Provato in versione Xbox One, non abbiamo poi notato bug in-game rilevanti, ma una volta ci è capitato un blocco totale del gioco e conseguente ritorno alla Home della console. Augurandoci che sia stato soltanto un caso isolato, segnaliamo che comunque l’Auto-save è stato un ottimo alleato nell’addolcire la pillola. Ottimo infine l’accompagnamento sonoro, sempre calzante e adrenalinico nelle fasi di shooting più estreme.

Alcune armi pesanti come quella nell’immagine non finiscono nell’inventario, ma potranno essere utilizzate fino ad esaurimento una volta sottratte con la forza ai possessori originali

Wolfenstein II: The New Colossus è un gioco pazzesco, un FPS come non se ne vedevano da tempo per storia e stile, probabilmente il migliore della generazione da questo punto di vista. Il gameplay è rimasto più conservativo, ma solido quanto quello del capitolo precedente, ed anche se i margini di miglioramento sono tutt’ora ben presenti e hanno un bel peso sullo score finale, Wolfenstein II è capace di scatenare scariche di adrenalina come pochi altri.

COMMENTI
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Il Buono

  • Storia strepitosa in tutto e per tutto
  • Ottima longevità complessiva
  • Gameplay solido e frenetico
  • Fluido e stabilissimo come uno shooter deve essere

Il Cattivo

  • Macchinoso cambiare arma rapidamente
  • Stealth più trascurato nella prima parte
  • Post-game forse troppo ripetitivo
8.5

Scritto da: Simone "nuggets619" Lenotti

Prima che la passione videoludica trovasse continuità ha vissuto quattro epoche diverse capitanate da Super Mario 64, Unreal Tournament, Pokemon (che le aziende di batterie stilo ringrazieranno a vita) e per finire Halo, del quale segue qualsiasi cosa e che ritiene uno degli universi di fantascienza più appassionanti di sempre. Ad oggi si ritiene un giocatore universale, ancora attaccato alle portatili Nintendo, oltre che particolarmente ferrato negli FPS e nella nobile arte dello stealth. Felice possessore di Switch, PS4, Xbox One e 3DS.

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