Horizon Call of the Mountain

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[RECENSIONE] Horizon Call of the Mountain

Al lancio di una nuova piattaforma è prassi aspettarsi titoli first party dai produttori dell’hardware, in grado di mostrare quello che potenzialmente il nuovo prodotto può fare. E’ facile pensare a ciò che Sony o Nintendo volessero spiegare avendo come titoli di punta il remake di Demon’s Souls per PS5 o Zelda Breath of the Wild per Switch. Il primo era intento a dimostrare le capacità dell’hardware dal punto di vista della potenza pura, il secondo quanto il concetto di console portatile contrapposto a quella casalinga potesse considerarsi ormai superato.

Horizon Call of the Mountain, spin off della ormai affermata serie Guerrilla Games, è IL titolo di lancio per PSVR2, almeno secondo Sony.

Creato utilizzando Unreal Engine 4 al posto del mai troppo lodato Decima Engine, CotM è una collaborazione tra Guerrilla e Firesprite che si pone l’obiettivo di tradurre il mondo e il gameplay di Horizon per la realtà virtuale. Ma se Zero Dawn e Forbidden West erano open world con enfasi sull’esplorazione, questa deviazione virtuale usa storia e ambientazioni di quel mondo per creare qualcosa di diverso, molto più limitato a livello di scala. CotM è un simulatore di arrampicata/climbing estremamente lineare.

Ambientato tra i due capitoli principali della serie, prenderete i panni di Ryas, un membro della tribù Shadow Carja, catturato e in attesa di processo per il suo presunto ruolo nel rapimento del principe Itamen. Quello che doveva essere un trasporto tranquillo diventa però un fuga verso la salvezza quando la barca sulla quale il malcapitato si trova viene attaccata da alcune creature. Una volta in salvo e arrivati a un campo nelle vicinanze, vi verrà data la possibilità di redimervi dai vostri crimini scalando una delle montagne più alte della zona e scoprire il motivo per il quale le macchine sembrano impazzite.

La storia è semplice e a conti fatti funge da contorno a quanto visto nei titoli principali. Ryas e la manciata di personaggi con cui interagirete sono ben caratterizzati, ma per la stragrande maggioranza dell’avventura saranno le ambientazioni e il gameplay più che i dialoghi a prendere le redini della narrativa.

Come Aloy prima di lui, Ryas si troverà a dover continuamente “combattere” con la natura che lo circonda arrampicandosi dove possibile per raggiungere la sua destinazione. Le meccaniche di arrampicamento non sono nulla di particolarmente nuovo nel mondo VR, ma mostrano il livello di precisione possibile utilizzando i sense controller rispetto a quanto fosse possibile nella generazione precedente utilizzando i move. Vi è particolare attenzione nella fisica del mondo, potendo praticamente interagire con qualunque oggetto ed afferrarlo, osservarlo ruotandolo o persino lanciarlo. Ancora, nulla di eccessivamente nuovo ma assolutamente next gen se paragonato a quello che fino a ieri era lo standard del VR su console.

Ovviamente Horizon non sarebbe tale senza la possibilità di nascondervi dai nemici tra l’erba alta e rispondere agli attacchi una volta scoperti. Nei panni di Ryas sarete muniti di arco e frecce e mirare e scoccare frecce è un’esperienza estremamente naturale, al punto tale da rendere ridondante la spiegazione delle meccaniche. L’azione è, per forza di cose, rallentata rispetto a quanto visto nella versione 2D e l’unione di questo alla scala ridotta significa avere come unica manovra evasiva quella di schivare i nemici lateralmente. C’è un buon mix di azione e strategia, nel quale il tempismo è essenziale ma siamo di parecchio lontani dalla varietà di armi e trappole presente nei due capitoli principali.

Il passaggio all’ UE4 è sorprendentemente poco traumatico, riuscendo a ricreare perfettamente l’estetica della serie, con personaggi e ambientazioni dettagliate che utilizzano eccellentemente l’OLED del visore. Degno di menzione l’utilizzo dell’eye tracking, che oltre ad aiutare il motore grafico a ridurre i dettagli delle zone nella zona della visione periferica, è utilizzato nei menu per selezionare le varie opzioni. La naturalezza delle azioni è ancora una volta difficile da spiegare.

Visivamente Horizon è probabilmente quanto di più vicino si possa essere a un VR tripla A, e nonostante il livello di dettaglio non possa rivaleggiare quanto visto in 2D su uno schermo causa la differenza di potenza richiesta, è il fatto di essere all’interno del mondo e viverlo in prima persona a renderlo impressionante.

Nonostante Horizon Call of the Mountain sia più di una semplice “esperienza” o demo di quanto intrigante la realtà virtuale possa essere, offre poco di innovativo se preso nel contesto dell’industria e non unicamente paragonato alla media di quanto visto sulla prima iterazione VR di casa Sony. La durata di 6 – 8 ore, non un negativo di per se a mio avviso, ben rappresenta la scala ridotta di questo spin-off, che parte da una serie open world piena di possibilità e cerca di tradurlo in un contesto che funzioni per la realtà virtuale. Sia ben chiaro, aspettarsi che lo stesso gameplay funzioni in una per la realtà virtuale sarebbe da illusi, ma è difficile negare che tolta l’apparenza del mondo di Horizon, c’è poco che non sappia di già visto per chiunque negli ultimi anni abbia avuto un visore e un PC.

Preso singolarmente, è facile raccomandarlo come acquisto per il nuovo visore Sony, soprattutto in virtù della presenza di un bundle con entrambi, ma l’impressione è di trovarsi di fronte, almeno meccanicamente, a un indie con una grafica migliore. In un mondo in cui Half Life: Alyx esiste, Call of the Mountain può essere graficamente più rifinito ma a livello di design sembra uscire direttamente 2016, mostrando un mancanza di ambizione e contando di stupire ancora una volta unicamente sulla natura della realtà virtuale stessa più che sull’innovazione. Detto ciò, siamo lontani dalle “esperienze” di un paio d’ore viste fin troppe volte e c’è tanto da apprezzare nel lavoro Firesprite/Guerilla. L’importante è avere aspettative chiare su ciò che questo presunto tripla A porta in tavola per i veterani del VR. Per coloro che non hanno mai indossato un HMD l’esperienza sarà sicuramente indimenticabile.

 

Recensione a cura di Sacha “Omeganex999” Morgese

Il Buono

  • Tecnicamente eccellente
  • Gameplay rifinito
  • Ottima realizzazione del mondo di Horizon in UE4

Il Cattivo

  • Mancanza di innovazione
  • Lineare e limitato soprattutto se paragonato alla serie principale
7.5

Scritto da: Gerry "Pintur" Grosso

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