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Visualizza Versione Completa : Zanetti 757 record di fedeltà



Ghira Mc
30-11-2011, 20:26
E' uscito da poco l'ultimo libro di Zanetti...chi di voi lo comprerà? :rolleyes:

Io c'ero
di Susanna Wermelinger

Ho avuto una sfacciata fortuna nella vita, lavoro dove milioni di tifosi vorrebbero lavorare. All'Inter. Per cui, io c'ero, mi sono snocciolata anch'io le 757 presenze di Javier Aldemar Zanetti in nerazzurro, contandole non solo sul campo, ma moltiplicandole per tutti i giorni in cui lui ha lavorato per arrivare a questo risultato. Li ho pure contati, i giorni, sono 5.974, per un totale di 71.688 ore passate a correre, sfiatarsi, inorgoglirsi, tutto per l'Inter. Gli ho solo risparmiato le ore del sonno, che si concede solo se è andato tutto bene. Se volete verificare, era il 13 maggio del '95, quando annunciammo di aver preso Javier Zanetti, giovanotto argentino di belle speranze scarsamente conosciuto ai più. Io c'ero, quando l'abbiamo presentato alla Terrazza Martini di Milano, completo chiaro inappuntabile, quell'anno poi l'Inter avrebbe fatto il ritiro a Cavalese, hotel 'La Roccia', a pensarci bene, un nome quasi profetico, lui poi sarebbe stato una roccia, metaforicamente parlando. Ci arrivò con un sacchettino con dentro le scarpe. In sordina, uno qualunque. Parlava solo spagnolo. Era pettinatissimo, ed è rimasto pettinato com'era allora fino ad ora. A San Siro, i primi tempi, gli urlavano "e passala, 'sta palla". Si sa, gli interisti sono gente difficile, e lui ha sempre quella tentazione di farsi tutto il campo. Io c'ero, intanto che cresceva e diventava un punto di riferimento sempre più irrinunciabile.


All'inizio aveva una fidanzata, Paula, poi se l'è anche sposata. Intanto che la coppia 'velina-calciatore' prendeva sempre più piede, lui si teneva stretto la ragazza della porta accanto. Come in campo, è un uomo solido. Una maglia e una moglie. C'ero alla sua prima fascia da Capitano, c'ero a tutte le interviste in cui rispondeva pacatamente a qualsiasi domanda. Non ha mai dato un titolo, in gergo noi giornalisti diciamo così. Il senso è che ha sempre avuto misura, equilibrio. E ci ha sempre messo la faccia. È un highlander, un sopravvissuto a tutto. Ai Ceccarini e ai De Santis di turno, alla graticola delle sconfitte, al peana delle vittorie. C'ero alla fine delle sue ferie, quando rientrava all'Inter senza neanche un grammo di sovrappeso. Una volta Paula l'ha portato nel deserto e lui si faceva le dune di corsa con lo zaino appresso per tenersi in forma. Ci siamo stati tutti quando volevano un bambino, l'abbiamo abbracciato da neopapà. Abbiamo visto quei bambini correre in campo dopo le vittorie. Siamo cresciuti intanto che quel giovanotto argentino di belle speranze diventava un uomo, siamo cresciuti con lui. Abbiamo pianto con lui, quando è mancato Giacinto e abbiamo di nuovo pianto con lui a Madrid, ma questa volta di gioia. Abbiamo mangiato il suo 'asado', l'abbiamo visto fare gruppo con tutti i nuovi compagni che l'hanno affiancato, alla fine abbiamo pensato che lui sa essere straordinario nella sua assoluta normalità.