Metal Gear Solid HD Collection

Due serpenti al prezzo di... mezzo!

Recensione

Metal Gear Solid HD Collection

Il verdetto di CoPlaNet

Voto, punti di forza e informazioni essenziali

Colui che il mondo conoscerà come Big Boss.

 

Di recente si parla un po’ troppo di Metal Gear Solid. Oramai sono passati diversi anni dall’uscita dell’ultimo capitolo per PS3 e, se non contiamo il più recente Peace Walker, abbiamo a che fare con una serie sulla quale si è già detto di tutto e di più (si spera non per sempre). La recente MGS HD Collection è stata un po’ la ciliegina sulla torta di questa serie, che ha portato ai giocatori che hanno saltato la generazione precedente la possibilità di giocare a due dei più grandi titoli per PS2, aggiungendo anche un porting HD del capitolo per PSP, Peace Walker. Ovviamente la mucca va munta il più possibile, quale modo migliore se non quello di far uscire questa collection anche per l’ultima arrivata di casa Sony? “Farlo uscire senza il capitolo PSP”, avranno pensato alla Konami. Confusi? E’ solo marketing. Fortunatamente non tutti i mali vengono per nuocere.

E’ assolutamente sconveniente provare a spiegare la storia della saga, troppo difficile. Non basterebbero 10 pagine per una panoramica dettagliata su ciò che la mente contorta di Kojima è riuscito a tirare fuori in tutti questi anni, figuriamoci quanto potrebbe bastare lo spazio misero di una recensione. Metal Gear Solid 2 è il seguito diretto del primo Metal Gear Solid, uscito per PSX. Prenderete i panni di Solid Snake e di un nuovo arrivo, Raiden, mentre cercheranno di fermare Liquid Ocelot e il suo Metal Gear Ray. Nel terzo capitolo farete un salto all’indietro di 50 anni per trovarvi negli anni 60, al comando di uno Snake diverso, quello che diventerà Big Boss. Fino a qualche anno fa questi sarebbero stati spoiler, oggi si tratta di classici… oramai tutti sanno chi è il padre di Luke Skywalker, nessuno si lamenta no?

Insomma, i giochi sono quelli che sono. Entrambi acclamati dalla critica e dai giocatori (il 3 più del 2), entrambi l’avanguardia tecnica dei loro tempi (il 3 più del 2), entrambi con personaggi memorabili e gameplay eccezionale (il 3 più… vabbè, avete capito). Giochi nei quali strisciare è più utile che camminare e dove sono le ombre i vostri collaboratori più fidati. Io accetto che vi lamentiate della mia scarsa descrizione del gioco, eppure nel 2012 reputo una colpa non sapere di cosa si parli qui: Metal Gear Solid è la serie che ha introdotto lo stealth come lo conosciamo oggi, tra i primi a rompere la barriera di qualità tra film e videogames da un punto di vista di trama e regia e sicuramente tra le più influenti di sempre in molti aspetti. Per approfondire i giochi e le questioni potrete scandagliare internet alla ricerca di antiche recensioni. Qui parliamo della versione Vita: ne vale la pena?

Come la prendereste se vi dicessi che l’ispirazione per questi movimenti a Kojima è venuta semplicemente dal nascondino?

 

Sì, se non avete mai giocato ai titoli della saga o volete riprovarli, portandoveli dietro. La console si presta alla perfezione e i controlli, nonostante i problemi che si possono avere in giochi con diversi anni sulle spalle, rispondono bene. Le introduzioni della Vita, tolti alcuni piccoli casi, non sono forzate e aggiungono qualcosa in più al gameplay, soprattutto per quanto riguarda i comandi tattili. Ottima la possibilità di gestire l’inventario con il touch screen anteriore, che non fa rimpiangere i tasti R2 e L2, un po’ meno riuscita la possibilità di attacchi corpo a corpo con quello posteriore, che può essere attivato involontariamente con una certa facilità.

Nonostante questi piccoli dettagli del controllo, i giochi sono uguali in tutto e per tutto alle versioni per PS3/360, quindi abbiamo a che fare con le versioni rivedute e corrette “Metal Gear Solid 2: Substance” e “Metal Gear Solid 3: Subsistence”, entrambi versioni evolute degli originali, con contenuti bonus, create sotto l’occhio vigile di Kojima.

Come anticipato prima, si fa sentire la mancanza di Peace Walker, il titolo che forse più di tutti sarebbe stato apprezzato dai possessori di Vita, eppure si intuisce chiaramente il meccanismo dietro questa scelta della Konami: PW è disponibile sullo store come gioco PSP e può essere acquistato e giocato da tutti. Pagando, ovviamente, eppure è un discorso che in fin dei conti può reggere, visto il prezzo ridotto di questo capitolo rispetto ai giochi Vita (30 € sullo store italiano) e a quello non eccessivo di Peace Walker (20 € sullo store), che portano a poter avere il pacchetto completo a un prezzo comunque accettabile. E questo non toglie che il gioco, così com’è, offre due dei migliori titoli della scorsa generazione tirati a lucido, a un prezzo decisamente concorrenziale.

La mancanza di esperienza si paga, caro Ocelot.

 

Essendo delle rimasterizzazioni in alta definizione, i giochi restano virtualmente identici alle loro versioni PS2. Questo significa in parte che il sistema di controllo è fermo agli anni in cui sono stati creati i giochi: dimenticatevi di camminare mentre si mira in prima persona o mentre siete inginocchiati. Fortunatamente è facile circoscrivere i difetti a questo ambito, perché siamo di fronte a due prodotti che sono invecchiati più che bene.

E parlando di invecchiamento, è chiaro che è il comparto tecnico possa destare qualche preoccupazione: dormite sogni tranquilli, i giochi in HD rendono ancora più ovvia la grandezza della Kojima productions, capace di fare giochi talmente curati da non sfigurare neppure dopo molti anni. Sono molto pochi i giochi PS2 che possono vantare una qualità simile e non è un caso che il creatore della serie sia osannato all’unanimità. Qualche problemino dell’epoca resta, come le texture non eccezionali e qualche calo del framerate, ma il risultato globale è senza dubbio eccellente anche grazie al doppiaggio e alle musiche, perfetti all’epoca come adesso. Se aggiungiamo anche la possibilità di trasferire le partite da PS3 a Vita (nel caso in cui fosse in possesso di entrambe le versioni), l’esperienza è quella definitiva.

Mungere la mucca, in fondo si tratta di questo. Però quando si tratta di giochi come Sons of Liberty e Snake Eater, c’è poco da dire: è una mucca dal latte prelibato. Portarsi a questo prezzo due giochi simili è un affare non trascurabile, neppure per coloro che hanno giocato questi titoli all’uscita. Poco male che manchi Peace Walker, il prodotto Konami è già ricco di contenuti così com’è e, nonostante il tempo passato, i giochi sono ancora eccezionali sotto molti aspetti. Contando anche il tempo necessario a finirli, i trofei e gli extra, siamo senza dubbio di fronte a un titolo di spessore che merita di entrare nella libreria dei possessori di Vita, amanti della saga e non.

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