Medal of Honor: Warfighter
Il verdetto di CoPlaNet
Voto, punti di forza e informazioni essenziali

Sono passati poco più di due anni dall’uscita del precedente capitolo di Medal of Honor; questa volta Danger Close, che precedentemente si era occupata solo del singleplayer, ha realizzato un seguito tutto di suo pugno. Il team di sviluppo di Los Angeles sarà riuscito a progettare un prodotto in grado di mettere i bastoni tra le ruote a Black Ops 2?
Ritornano Preacher e Mother, i personaggi che avevamo lasciato nel precedente episodio, ma con nuovi e agguerriti colleghi. La trama della modalità Campagna permette al giocatore di visitare vari luoghi, tra cui le Filippine, Dubai, lo Yemen e il Pakistan con lo scopo di indagare sul traffico di P.E.T.N. un potente esplosivo.
Una delle novità sul versante gameplay sono le sessioni a bordo di automobili. A tal proposito infatti, il team di sviluppo ha introdotto un paio di missioni in cui bisogna guidare ad alta velocità tra le strade di due trafficate città, con lo scopo di catturare il fuggitivo o, più semplicemente, fuggire dagli scagnozzi del cattivo di turno che si trova nel nostro veicolo.
Questa feature garantisce una boccata d’aria per quanto riguarda la giocabilità, permettendo di staccare dalle solite sessioni di sparatorie.
Dobbiamo segnalare però l’incredibile linearità degli scontri a fuoco, caratterizzati da un unica via percorribile e che non permette all’utente di elaborare un approccio più tattico. Se a tutto ciò uniamo la possibilità di avere caricatori in quantità industriale tramite i propri compagni, il giocatore viene incentivato a sparare alla cieca, contando sul fatto di non rimanere mai a secco. Secondo la nostra opinione, tutto ciò poteva essere implementato con una maggiore cura, ad esempio impostando un numero limitato di rifornimenti.

Le 13 missioni del Single Player non richiedono molto tempo per essere completate e nel giro di 5/6 ore arriverete ai titoli di coda. Tutto ciò dona al titolo Danger Close una longevità non eccezionale, ma pur sempre nella media degli sparatutto odierni.
Ovviamente non mancano le modalità extra pensate per aumentare la durata della Campagna e sbloccabili al termine del primo playthorugh. La prima è la Hardcore, in cui il livello di sfida non è notevole. L’unica differenza è l’assenza dei Checkpoint, i quali obbligheranno il giocatore a riavviare l’intera missione in caso di morte. La seconda è la Tier 1 Mode, dove la difficoltà è settata al massimo e in caso di morte si può riprendere dall’ultimo Checkpoint salvato.
Nella trama vengono usati abbondantemente i Flashback che, grazie a delle cutscene ottimamente realizzate, fanno tornare il giocatore indietro nel tempo di qualche ora, giorno o settimana.
Il motore di gioco di Warfighter è il tanto osannato Frostbite 2 visto in Battlefield 3, il quale ha sconvolto i giocatori grazie alla sua ottima veste grafica, unita ad un livello di distruttibilità mai visto prima. Sfortunatamente, le feature che hanno reso famoso il motore di casa DICE sono state eliminate del tutto, riducendo a zero l’interattività ambientale. Se poi si va a guardare il comparto tecnico in generale, ci si rende rapidamente conto che gli sviluppatori non hanno saputo sfruttare al meglio tutte le potenzialità dell’engine.
Molto buono e convincente invece il doppiaggio in italiano che, nella maggior parte dei casi, riesce a trasmettere le giuste emozioni dei personaggi.

Andiamo ora ad analizzare l’altra metà di MOH: la modalità Mulitigiocatore.
Sin da subito Danger Close ha cercato di sviluppare il gioco come un ibrido tra CoD e Battlefield. Tutto ciò ha come risultato un comparto che cerca di imitare i punti cardini di entrambi i titoli già citati.
Bisogna però dire che l’introduzione del Fire Team garantisce un approccio un po’ più tattico, anche se la maggior parte delle volte il proprio compagno si troverà dall’altra parte della mappa.
Attualmente il multiplayer di Warfighter è caratterizzato da 5 modalità diverse e ben studiate. Forse una delle note dolenti di questo comparto è da ricercare nelle poche mappe di gioco, che in futuro verranno ampliate tramite DLC a pagamento.

Le varie armi sono riprodotte con una certa cura e riescono a trasmettere un rinculo piuttosto realistico. Il livello di personalizzazione è molto alto e vi permette di cambiare quasi ogni componente del vostro fucile, in maniera analoga all’ultimo capitolo di Ghost Recon. Tuttavia, scegliendo un tipo di calcio piuttosto che un altro, non si registreranno variazioni significative nel comportamento dell’arma.
Uno degli aspetti su cui Danger Close avrebbe dovuto lavorare di più è senza dubbio il comparto tecnico del multiplayer. La resa generale delle textures cala notevolmente giocando online e spesso non riescono a convincere appieno il giocatore, soprattutto dopo aver obbligato lo stesso ad installare i 2 GB di pacchetto textures. Al tutto si uniscono i bug, che si spera vengano risolti il prima possibile.

Medal of Honor: Warfighter è un titolo che poteva essere sviluppato molto meglio, in quanto a causa di alcune scelte errate da parte di Danger Close, non riesce a farsi strada tra i due sparatutto che fanno da padroni. Una modalità Campagna molto breve e un multiplayer che necessita di alcune revisioni non permette a questo FPS di spiccare tra i suoi simili, pur rimanendo un gioco discreto e in grado di divertire grazie ad un gameplay piuttosto frenetico.
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