LOLLIPOP CHAINSAW

Lollipop lollipop oh lolli-lolli-lolli!

Recensione

LOLLIPOP CHAINSAW

PlayStation 3

Il verdetto di CoPlaNet

Voto, punti di forza e informazioni essenziali

PiattaformePlayStation 3

Avete presente quella vecchia canzoncina americana, di cui vi ho inserito le parole del ritornello sotto al titolo dell’articolo? Ecco, io la odio. La odio da sempre. La trovo incredibilmente stupida da essere perfino dannosa e, semmai dovessi salire al potere in futuro, la bannerei per sempre per preservare le giovani menti. Il discorso cambia se questa canzone è inserita in un contesto diverso, come sottofondo ai vostri acquisti, magari mentre siete indecisi se prendere un vestitino sexy o una nuova combo per migliorare le vostre decapitazioni. Non diventa di certo meno fastidiosa, eppure viene da pensare che forse le Chordettes sapessero che un giorno quella canzone avrebbe trovato il suo posto in un olocausto zombie. Insomma, è un po’ il sogno di qualunque artista.

Goichi Suda, per gli amici Suda 51 (che in giapponese si legge uguale al nome completo), è notoriamente una persona disturbata. I suoi ragazzi (la Grasshopper Manufacture), al posto di farlo curare, lo assecondano in tutti i capricci. Poco male perché dopo Killer7, No More Heroes e la collaborazione con Shinji Mikami in Shadows of the Damned, è anche uno dei miei game director preferiti. E’ riconosciuto per creare giochi particolarmente malati e violenti, dalla forte venatura comica, che spesso altro non fanno che prendere in giro in modo grottesco il nostro mondo. E’ un po’ la filosofia che ti aspetti da un ex becchino… e Suda 51 lo è.

Come potrete notare da questa foto, Juliet ha tantissime qualità… atletiche, ovviamente!

 

Lollipop Chainsaw abbandona il mondo di Travis Touchdown o l’inferno di Garcia Hotspur per trasportarci nella vita di una normalissima teenager americana, la cheerleader Juliet, pronta a compiere diciotto anni e a entrare finalmente nel mondo degli adulti. Proprio in quel giorno però, un terribile virus inizierà a trasformare in zombie tutti gli abitanti della città e toccherà a lei dover risolvere il problema. Con una motosega. Pare che in America sia comune apprendere in famiglia sin da giovani le arti da cacciatori di demoni.

Appena partito il gioco, i fan si sentiranno subito a casa. I controlli saranno quanto di più classico possibile, le levette per movimenti e telecamera, i tasti frontali per gli attacchi pon pon (per stordire i nemici), per la motosega (lentissima e devasante), per la motosega bassa (per gli striscianti principalmente) e uno per saltare/schivare. I dorsali serviranno per il lock on e per utilizzare altre abilità, mentre il pad direzionale vi servirà per selezionare e usare gli oggetti curativi.

Sarà chiaro sin da subito che gli zombie andranno decapitati per essere messi k.o. definitivamente, quindi combinare attacchi e schivate sarà essenziale per riuscire a sopravvivere ai livelli del gioco. Non pensiate però alla caccia agli zombie come un qualcosa di macabro e violento, Juliet lo fa con l’innocente sorriso sulle labbra di una diciottenne piena d’amore per il suo cavaliere (o meglio, con ciò che ne rimane, ergo la sua testa), in grado di sprizzare arcobaleni e stelline quando decapiterete 3 o più zombie in contemporanea.

Lo so cosa state pensando ma no, non posso spiegarvelo.

 

Purtroppo non è tutto oro quel che luccica e, se è vero che il feeling familiare aiuta a sentire la continuità con No More Heroes, pare che veri progressi non ci siano stati con il passaggio alle console più potenti, visto il poco fluido sistema di combattimento, anni luce indietro a ciò che un Ninja Gaiden o un Bayonetta possono dare. Non si riesce a vedere nei combattimenti un vero e proprio tatticismo perché, nonostante siano presenti diverse combo, nei fatti non sembra necessario combinarle o preferirne l’una all’altra, limitandosi a distribuire mazzate e a scavalcare gli zombie per evitare di esserne colpiti. Le schivate, che consistono in concreto nel saltare sugli zombi per finirgli alle spalle, spezzano ulteriormente l’azione, rendendola ogni combattimento simile all’altro.

Allentano la monotonia alcune sezioni particolari (basate principalmente su QTE) e la possibilità di potenziare la protagonista e la lista delle mosse, acquistandole da diversi negozi disseminati lungo i sette livelli con le monete che otterrete durante i massacri e i salvataggi delle persone in pericolo.

Nessun gioco Grasshopper è stato tecnicamente all’avanguardia sino a oggi, quindi è forse sbagliato aspettarsi diversamente da questo punto di vista. Sono i personaggi e i dialoghi a tenervi incollati allo schermo, nel loro folle fascino. Il modo in cui viene raccontato il mondo malato in cui si muovono i protagonisti, le situazioni in cui questi si troveranno e i brevi monologhi dei personaggi secondari (spesso dedicati alle virtù non proprio nascoste di Juliet) e dei nemici sono benzina per le vostre sessioni. Faticherete a trovare altrove così tante parolacce e riferimenti sessuali. E sia ben chiaro, è voluta quest’ostentazione, per farvi ridere e pensare a quanto si possa essere malati a quaranta anni in Giappone. A conti fatti non si raggiunge la follia di No More Heroes ma resta abbastanza fuori da essere amato da tutte le menti deviate da tanti anni di videogiochi.

Una donna in grado di far cadere gli uomini ai suoi piedi…

 Tecnicamente Lollipop Chainsaw neppure brilla, restando forse un po’ troppo piatto nei movimenti dei giocatori e nei modelli poligonali. C’è lo stile particolare a dare personalità al gioco ma non per questo si giustifica il non sfruttare appieno l’hardware disponibile. Discorso diverso per i livelli che, seppure lineari e non troppo dettagliati, sono vari e ben delineati, debellando il rischio della monotonia.

Eccezionale la colonna sonora, di matrice rock/metal, basata sia su pezzi anni 80 sia su composizioni recenti. Dello stesso livello il doppiaggio, unicamente in inglese con sottotitoli in italiano.

Da citare assolutamente i combattimenti con i boss/rockstar, zombie amanti del rock che portano caos e distruzione in giro per la città. Non tanto nei vari modi di affrontarli (comunque validi e non scontati), quanto nei dialoghi assurdi e surreali, che senza dubbio richiamano quanto visto nelle avventure di Travis Touchdown.

La longevità della modalità in single player si assesta sulle 6-8 ore, con la possibilità di rigiocare i livelli in modalità classifica per sfidare il punteggio degli altri giocatori online.

Il minaccioso nemico di Juliet, folle invocatore di zombie e portatore di distruzione. Per la protagonista è invece solo uno sfigato compagno di classe goth.

 

Lollipop Chainsaw affonda le mani nel trash di una certa tipologia di film e la peggiora (in positivo) con una storia ancora più fuori dalle righe e personaggi folli, peccando dall’altra parte in un gameplay non al passo coi tempi. Purtroppo dalla Grasshopper Manufacture ci si aspetta molto e, anche se il gioco diverte e spinge ad arrivare alla fine, delude un po’ i fan che aspettavano da tempo questo tardo salto della casa su console in grado di fare molto di più di una Wii (tralasciando la collaborazione di Shadows of the Damned). Di punti positivi però ce ne sono in abbondanza e, se ciò che aspettavate era la nuova follia creativa di Goichi Suda, l’attesa è terminata con qualcosa che sprizza estrosità da tutti i pori e che di certo può avvalersi dell’unicità, non alla portata di tutti. Gli altri potranno sempre procurarselo a prezzo budget quando avranno voglia di far fuori zombie in modo più spensierato, ben consci che Lollipop Chainsaw fa quasi tutto bene, tranne il videogioco.

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