Il National Videogame Museum ha lanciato Behind the Screens, una nuova indagine su scala nazionale dedicata alla conservazione del patrimonio videoludico nel Regno Unito. L’obiettivo è capire quali materiali legati alla storia dell’industria britannica siano ancora conservati, dove si trovino e quali rischino di andare perduti.
L’iniziativa viene realizzata in collaborazione con Ukie, l’associazione che rappresenta l’industria videoludica britannica, e può contare sul finanziamento dello Screen Heritage Fund del British Film Institute (BFI). Il progetto punta a creare una prima fotografia complessiva delle attività di raccolta e conservazione già presenti nel Paese, individuando allo stesso tempo eventuali lacune.
Il sondaggio è rivolto a una platea piuttosto ampia: sviluppatori, publisher, studi di sviluppo, ex professionisti dell’industria, collezionisti e, più in generale, chiunque custodisca materiale legato alla produzione videoludica. Il National Videogame Museum vuole infatti andare oltre la semplice catalogazione dei videogiochi pubblicati e raccogliere informazioni anche su tutto ciò che ne racconta la storia produttiva.
Tra i materiali presi in considerazione figurano documenti di sviluppo, concept art, hardware, documenti di design, materiali di marketing e archivi aziendali. Si tratta di risorse che possono offrire informazioni importanti sui processi creativi e produttivi dei videogiochi, ma che spesso rimangono conservate in studi, abitazioni private o archivi aziendali senza una catalogazione coordinata.
L’indagine non si limiterà inoltre a stabilire cosa esiste già. Una parte del progetto riguarda infatti il modo in cui l’industria percepisce la conservazione dei videogiochi e il livello di attenzione riservato a questo tema. I risultati dovrebbero quindi aiutare a individuare le aree in cui sarebbe possibile aumentare la collaborazione tra industria, istituzioni culturali, archivi e collezionisti.
Il problema è particolarmente rilevante per un’industria che nel Regno Unito ha una storia lunga oltre quattro decenni. Secondo John O’Shea, co-CEO e creative director del National Videogame Museum, una parte significativa di questa storia rischia di andare perduta se non viene conservata attivamente. L’obiettivo della ricerca è proprio capire quale materiale sia ancora disponibile e come proteggerlo per le generazioni future.
Il National Videogame Museum considera quindi Behind the Screens un primo passo verso una gestione più coordinata del patrimonio videoludico britannico. La ricerca dovrebbe contribuire alle future discussioni su come preservare, valorizzare e rendere accessibile la storia dei videogiochi, oltre a evidenziare i materiali che potrebbero richiedere interventi prioritari.
L’iniziativa si inserisce in un’attività di conservazione che il museo porta avanti già da diversi anni. Il National Videogame Museum ha aperto a Sheffield nel 2018 e dichiara di aver accolto oltre 350.000 visitatori, mentre la sua collezione comprende quasi 5.000 oggetti legati ai videogiochi, tra console, cabinati arcade e altri materiali.
La nuova indagine punta però a fotografare una realtà molto più ampia di quella contenuta nella collezione del museo, coinvolgendo direttamente le persone e le organizzazioni che hanno contribuito alla storia dell’industria britannica o che ne conservano ancora oggi le testimonianze.
Il sondaggio Behind the Screens è già aperto e rappresenta per il National Videogame Museum un’occasione per individuare ciò che esiste ancora prima che materiali importanti possano deteriorarsi, essere dispersi o diventare semplicemente irrecuperabili.
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