Quando un videogioco costava 120.000 lire: siamo sicuri che oggi i giochi siano più cari?

Oggi vedere 80 euro accanto a un videogioco fa discutere. Ma negli anni '90 non era raro spendere 100.000, 120.000 o persino 150.000 lire per una cartuccia. E convertire semplicemente quelle cifre in euro racconta soltanto metà della storia.

Ottanta euro per un videogioco.

Basta scrivere questa cifra sui social per sapere più o meno cosa succederà.

Ormai costano troppo.”

Una volta con quei soldi compravi due giochi.

“Quando c’erano le lire non si spendevano queste cifre.

Eppure chi ha qualche anno in più probabilmente conserva anche un altro ricordo.

Entrare in un negozio.

Guardare la mensola.

Prendere in mano una scatola.

Girarla.

E trovare scritto:

L. 119.000 Oppure: L. 129.000

E qualche volta anche molto di più.

La domanda allora diventa interessante.

Siamo davvero sicuri che i videogiochi di oggi siano più costosi di quelli che compravamo trent’anni fa?

Per scoprirlo non basta dividere le lire per 1.936,27.

Bisogna fare qualcosa che spesso dimentichiamo.

Capire quanto valevano realmente quei soldi all’epoca.

120.000 lire non sono semplicemente 62 euro

Partiamo proprio da qui.

Il cambio ufficiale con il quale la lira è stata convertita nell’euro è:

1 euro = 1.936,27 lire.

Facendo una semplice divisione, 120.000 lire diventano circa:

61,97 euro.

A prima vista sembrerebbe quindi che un videogioco da 120.000 lire costasse meno di un titolo moderno da 80 euro.

Caso chiuso?

Assolutamente no.

Perché 62 euro del 1997 non hanno lo stesso potere d’acquisto di 62 euro di oggi.

È qui che entra in gioco l’inflazione.

L’ISTAT pubblica appositamente i coefficienti che permettono di trasformare valori monetari del passato in valori comparabili attuali.

Utilizzando i coefficienti aggiornati ai valori del 2025, quei 61,97 euro cambiano parecchio.

Se le 120.000 lire fossero state spese nel 1997, corrisponderebbero a circa:

105 euro in valori 2025.

Se parlassimo del 1995 arriveremmo invece a circa:

111 euro.

Improvvisamente quelle 120.000 lire sembrano molto diverse.

E 120.000 lire non erano affatto una cifra assurda

Chi frequentava i negozi di videogiochi negli anni Novanta lo ricorderà.

I prezzi non erano uniformi come siamo abituati a vederli oggi.

Dipendevano dalla piattaforma.

Dal publisher.

Dalla dimensione della cartuccia.

Dall’importazione.

Dal negozio.

E persino dalla disponibilità del gioco.

Un’interessante fotografia dell’epoca arriva dalle pubblicità pubblicate sulle riviste italiane.

In un numero di Console Mania del 1992 troviamo, ad esempio, diversi giochi Super Famicom proposti tra 80.000 e 100.000 lire.

F-Zero a 80.000 lire.

Super Tennis a 85.000.

Final Fight, Ghouls ‘n Ghosts e altri titoli a 90.000.

SimCity a 95.000.

Altri giochi arrivavano a 100.000 lire.

E stiamo parlando di offerte pubblicizzate su una rivista, non necessariamente dei prezzi massimi che si potevano incontrare nei negozi.

Poi c’era Street Fighter II

Ed è qui che la macchina del tempo diventa dolorosa per il portafogli.

Nel 1992 Street Fighter II su Super Nintendo era uno dei videogiochi più desiderati del pianeta.

Le versioni d’importazione potevano raggiungere cifre comprese tra 160.000 e 200.000 lire, e alcuni appassionati ricordano prezzi persino superiori acquistando immediatamente l’edizione giapponese.

Facciamo il calcolo.

160.000 lire = circa 82,63 euro nominali.

Ma rivalutando quella cifra dal 1992 ai valori del 2025 arriviamo a circa:

168 euro.

E se qualcuno avesse speso 200.000 lire?

La conversione nominale sarebbe di circa 103 euro.

Il valore equivalente nel 2025 supererebbe invece:

210 euro.

Per un singolo videogioco.

Improvvisamente gli 80 euro del 2026 sembrano quasi rassicuranti.

Naturalmente bisogna fare una precisazione fondamentale: stiamo parlando in questo caso anche di importazioni, quindi non sarebbe corretto utilizzare Street Fighter II come rappresentante del prezzo medio di tutti i videogiochi dell’epoca.

Ma dimostra quanto potesse diventare costoso essere appassionati.

Anche 90.000 lire erano più di quanto sembrino oggi

Prendiamo una cifra molto più normale.

90.000 lire.

Convertite semplicemente in euro diventano:

46,48 euro.

Ed è qui che nasce facilmente il falso ricordo:

“Vedi? I giochi costavano 46 euro.”

No.

Costavano l’equivalente nominale di 46 euro.

Non è la stessa cosa.

Novantamila lire spese nel 1992 equivalgono, secondo la rivalutazione del potere d’acquisto, a circa:

95 euro del 2025.

Un gioco da 100.000 lire arriverebbe invece a circa:

105 euro.

Il prezzo sulla scatola era più basso numericamente.

Il peso sul portafogli non necessariamente.

PlayStation cambiò anche i prezzi

Poi arrivò il CD-ROM.

E oltre alle conseguenze tecnologiche portò un vantaggio enorme rispetto alle cartucce:

produrre un CD costava molto meno.

PlayStation contribuì così anche a rendere meno estreme alcune fasce di prezzo.

In Italia, durante gli anni della prima PlayStation, i giochi potevano comunque oscillare parecchio.

Per i titoli standard vengono ricordati prezzi generalmente compresi tra circa 89.900 e 129.900 lire, a seconda del gioco e del periodo.

Prendiamo l’estremo superiore.

129.900 lire del 1998.

Al cambio sono circa:

67 euro.

Sembra ancora meno degli 80 euro attuali.

Rivalutiamoli.

In valori 2025 diventano circa:

111 euro.

Anche in questo caso il confronto cambia completamente.

E poi arrivavano le collane economiche

C’è però un ricordo del passato che è assolutamente corretto.

Aspettare conveniva molto.

PlayStation aveva la linea Platinum.

Altri publisher e piattaforme avevano sistemi simili.

Dopo aver raggiunto determinati risultati commerciali, molti giochi venivano riproposti a prezzi sensibilmente inferiori.

Questo permetteva a chi non sentiva la necessità di comprare tutto al day one di costruire una collezione spendendo molto meno.

E probabilmente è anche uno dei motivi per cui alcuni ricordano un mercato più economico di quanto fosse realmente.

Non compravamo necessariamente tutti i giochi appena usciti.

Aspettavamo.

Li scambiavamo.

Li prestavamo.

Li compravamo usati.

Oppure arrivava finalmente quella confezione con la scritta Platinum.

Con PlayStation 2 eravamo ancora sopra le 100.000 lire

Quando PlayStation 2 arrivò in Europa nel 2000, l’Italia utilizzava ancora la lira.

Molti giochi PS2 venivano proposti tra 109.000 e 119.000 lire, con alcune produzioni a 99.000 o 89.000 lire.

Prendiamo 119.000 lire.

Al cambio:

61,46 euro.

Rivalutate dal 2000 al 2025 diventano però circa:

98 euro.

Quando l’euro entrò fisicamente nelle nostre tasche, molti nuovi giochi PS2 si stabilizzarono intorno ai 60 euro.

Ed è interessante notare quanto a lungo quel prezzo sia rimasto nella nostra testa come una sorta di riferimento psicologico.

Facciamo quindi qualche conto

Per capire quanto possa ingannare la semplice conversione, possiamo riassumere alcuni esempi.

90.000 lire nel 1992 Conversione nominale: circa 46 € Valore equivalente 2025: circa 95 €

100.000 lire nel 1992 Conversione nominale: circa 52 € Valore equivalente 2025: circa 105 €

120.000 lire nel 1997 Conversione nominale: circa 62 € Valore equivalente 2025: circa 105 €

129.900 lire nel 1998 Conversione nominale: circa 67 € Valore equivalente 2025: circa 111 €

119.000 lire nel 2000 Conversione nominale: circa 61 € Valore equivalente 2025: circa 98 €

E poi c’è il caso estremo:

200.000 lire nel 1992 Conversione nominale: circa 103 € Valore equivalente 2025: circa 211 €

Naturalmente non significa che tutti i videogiochi costassero queste cifre.

Significa esattamente il contrario:

i prezzi erano estremamente variabili.

Ma pensare che un gioco da 120.000 lire equivalesse semplicemente a un gioco da 62 euro di oggi è economicamente sbagliato.

Quindi oggi i videogiochi sono economici?

Neanche questo sarebbe corretto.

Il confronto diventa molto più complicato.

Oggi un gioco può costare 80 euro nella sua edizione standard, ma contemporaneamente essere disponibile in una Deluxe Edition da 100 o 110 euro.

Esistono DLC.

Season Pass.

Battle Pass.

Microtransazioni.

Valute virtuali.

Edizioni Premium.

Contenuti cosmetici.

Un gioco da 80 euro può quindi essere soltanto il punto d’ingresso in un ecosistema nel quale è possibile spendere molto di più.

Allo stesso tempo esistono sconti digitali frequentissimi, abbonamenti con cataloghi enormi, free-to-play e un mercato indipendente nel quale si possono acquistare ottimi giochi per 20, 30 o 40 euro.

Dire semplicemente “oggi i videogiochi costano di più” è quindi difficile quanto sostenere il contrario.

C’è poi qualcosa che nessun calcolo ISTAT può misurare

Ed è probabilmente la parte più importante.

Quanti videogiochi compravamo?

Un ragazzo poteva ricevere un gioco per il compleanno.

Uno a Natale.

Magari un altro durante l’anno.

E quel gioco diventava il gioco.

Lo finivamo.

Lo ricominciavamo.

Provavamo ogni personaggio.

Cercavamo i segreti.

Invitavamo gli amici.

Leggevamo la recensione sulla rivista anche dopo averlo comprato.

Oggi possiamo avere centinaia di videogiochi disponibili contemporaneamente tra librerie digitali, servizi in abbonamento, offerte e titoli gratuiti.

Questo cambia completamente la percezione del prezzo.

Centoventimila lire per un gioco che avremmo utilizzato per quattro mesi potevano sembrare una spesa enorme ma eccezionale.

Ottanta euro oggi possono sembrare altrettanto pesanti quando sappiamo che tre settimane dopo arriverà un altro titolo che vogliamo comprare.

E le cartucce avevano un problema che oggi abbiamo dimenticato

Produrre una cartuccia non era come stampare un disco.

ROM, memoria aggiuntiva e componenti hardware avevano un costo.

Alcuni giochi contenevano addirittura hardware supplementare.

Più grande e complessa diventava la cartuccia, più il costo poteva incidere sul prodotto finale.

Il CD-ROM cambiò radicalmente questa situazione.

Una delle ragioni per cui PlayStation riuscì a essere competitiva anche dal punto di vista economico fu proprio la possibilità di distribuire enormi quantità di dati su un supporto molto più economico da produrre.

Oggi il problema è quasi opposto.

Il supporto costa relativamente poco.

Costa produrre il contenuto.

Squadre di centinaia o migliaia di persone.

Motion capture.

Doppiaggio.

Marketing mondiale.

Server.

Aggiornamenti.

Supporto post-lancio.

Anni di sviluppo.

Il videogioco da 80 euro e quello da 120.000 lire appartengono quindi a due economie completamente differenti.

La memoria ci sta ingannando ancora una volta

Ed eccoci al punto.

Quando ricordiamo i videogiochi degli anni Novanta, ricordiamo facilmente:

Costavano 100.000 lire.”

Poi convertiamo mentalmente quella cifra:

“Circa 50 euro.”

E concludiamo:

“Una volta costavano meno.

Ma quelle 100.000 lire non erano i 50 euro di oggi.

Avevano un peso economico decisamente maggiore.

Allo stesso modo non sarebbe corretto utilizzare qualche costosissima cartuccia d’importazione per sostenere che ogni gioco degli anni Novanta costasse l’equivalente di 200 euro.

La realtà è molto meno spettacolare.

E proprio per questo più interessante.

Quindi: siamo sicuri che oggi i videogiochi siano più cari?

Se parliamo esclusivamente del prezzo di listino di un singolo gioco standard, corretto per l’inflazione, la risposta è sorprendente:

non necessariamente.

Un gioco da 80 euro oggi non rappresenta automaticamente il massimo storico del costo dei videogiochi.

Anzi.

Diverse fasce di prezzo comuni negli anni Novanta, una volta rivalutate, possono tranquillamente superare i 90, 100 o 110 euro attuali.

E alcune cartucce particolarmente costose andavano molto oltre.

Questo non significa che oggi spendiamo meno.

Potremmo persino spendere di più nell’arco di un anno.

Compriamo più giochi.

Paghiamo abbonamenti.

Acquistiamo espansioni.

E siamo continuamente esposti a nuove uscite.

Ma la prossima volta che qualcuno dirà:

“Una volta un gioco costava 100.000 lire, quindi appena 50 euro”

potremo rispondere che sì, matematicamente la conversione è quasi corretta.

Economicamente, però, manca un pezzo enorme della storia.

Perché quelle 100.000 lire non erano semplicemente cinquanta euro.

Erano cinquanta euro con il portafogli di trent’anni fa.

E quello cambia tutto.

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