Recensione
RESISTANCE BURNING SKIES
Il verdetto di CoPlaNet
Voto, punti di forza e informazioni essenziali

Per quanto non vista all’unanimità come una serie “di punta” pari ad Uncharted e a Killzone, quella di Resistance, figlia delle geniali menti Insomniac, è riuscita a crearsi una gran fetta di appassionati su PS3. Seppure mai stravolgente o particolarmente innovatrice, è innegabile che abbia avuto diversi meriti, tra i quali quello di aver donato il primo FPS di valore alla console (alla sua uscita col primo capitolo) in un periodo non propriamente florido e quello di aver donato una delle migliori esperienze multiplayer (con il secondo capitolo). A meno di un anno dal buon terzo capitolo, anche la nuova nata di casa Sony ottiene ciò che le spetta, che non si limita ad essere soltanto il primo Resistance della console ma, come a voler mantenere il suo status di precursore, rappresenta anche il primo sparatutto in prima persona della Vita. Doppio incarico, doppia responsabilità.
Abbandonate Hale e Capelli, abbandonate l’esercito e tornate fra le strade. Siete Tom Riley, un vigile del fuoco americano. Quella che sembra una normale chiamata di lavoro culminerà nel peggior giorno della vostra vita: La minaccia Chimera, dopo aver preso possesso dell’Europa, arriva inaspettatamente in America. Inaspettatamente per voi civili ma non per il governo, al corrente di quanto accadeva nel resto del mondo e fino ad oggi muto come un pesce. Il vostro compito? Sopravvivere. Sopravvivere e riunirvi alla vostra famiglia.
Un classico, si potrebbe dire, e forse non si peccherebbe troppo di presunzione: Se abbiamo detto che Resistance non è una saga famosa per innovazione, lo confermiamo anche qui. D’altra parte, non sempre per creare un buon gioco bisogna rompere gli schemi conosciuti e forse lo hanno capito alla Nihilistic, incaricata di creare questa versione portatile della serie. I più attenti avranno notato che questo spin off è ambientato prima del terzo (dove la minaccia Chimera non è più minaccia, ma invasore dominante) e, probabilmente, contemporaneamente al secondo. L’ambientazione è, come ci si aspetta, americana al 100 %.

Tralasciando la collocazione cronologica, Burning Skies è molto più simile al terzo capitolo per storia e impostazioni rispetto agli altri. La prima è raccontata sia attraverso filmati in game, sia attraverso scene animate che ricordano per l’appunto l’ultimo nato su PS3. Il risultato finale è buono, anche grazie al doppiaggio di alto livello, però pecca nell’immedesimazione nel protagonista, cosa che raramente avviene. Se l’idea iniziale fosse stata quella di essere un uomo qualunque che si ritrova a combattere l’invasione aliena, beh, allora il bersaglio sarebbe da considerarsi mancato: Tralasciando le scene in cui il vostro alter ego parlerà con gli altri personaggi, esponendosi sulle sue intenzioni, ai vostri occhi ci sarà un’impassibile macchina di distruzione, in grado di sterminare alieni come se non facesse altro dalla nascita. Non è comunque possibile parlare di un difetto, perché sarebbe necessariamente paragonare un gioco da portatile a quanto siamo oggi abituati a vedere su console casalinghe… però forse questa è colpa della Vita, che è portatile “ma non troppo” (almeno nelle idee).
Parlando di impostazioni e gameplay, bene, siamo nel classico, un Resistance duro e puro che si lascia giocare come tutti gli altri. Come tutti gli altri, con la differenza che è giocato su una console portatile. Da questo punto di vista il risultato è sbalorditivo: La PS Vita è un’ottima console per questo genere e i due analogici fanno il loro lavoro alla perfezione, senza far pesare il non avere un vero pad fra le mani. Il movimento sarà affidato alle levette, i dorsali serviranno per mirare e sparare. Con i tasti frontali salterete, vi abbasserete e cambierete armi. Insomma, tutto perfettamente simile a quanto visto su PS3 e, prima che possiate pensare alla mancanza di 4 tasti rispetto a un dual shock 3, sappiate che questo sarà ampliamente compensato dai touch screen posteriore e anteriore, con un risultato veramente ottimo. Da notare il ritorno dell’energia ricaricabile automaticamente, abbandonata nel terzo capitolo.
Resistance è sinonimo di armi spettacolari e questo capitolo non fa eccezione: Tornano classici come il Bullseye e l’Auger, in compagnia di diversi nuovi amichetti. Ogni arma avrà un fuoco principale e uno secondario, solitamente attivabile con il touch screen anteriore: Volete tracciare un nemico col Bullseye? Vi basterà toccarlo. Volete lanciare una granata con la carabina? Dovrete indirizzarla tramite touch screen.
Le armi potranno essere poi potenziate trovando della materia grigia lungo i livelli. Particolare la scelta di fornire 6 potenziamenti a ogni arma, divisi in 2 gruppi, e di poterne selezionare solo uno per gruppo, costringendovi a scegliere come evolvere il vostro arsenale.
Anche le granate e gli attacchi fisici saranno affidati al touch screen, in modo molto intuitivo. Per correre vi basterà invece toccare due volte il retro della console.

I modelli poligonali del gioco sono molto buoni ma la resa finale è abbastanza altalenante, al punto tale che alcune sezioni sembrano più simili a quanto visto su PSP rispetto alla Vita. Questo si verifica principalmente in alcuni oggetti di contorno abbastanza “poveri” e nelle texture, spesso non all’altezza della situazione. Fortunatamente il tutto viene compensato da ambientazioni abbastanza grandi, nello spirito della serie e da personaggi e nemici comunque buoni. Massima attenzione è stata data alla colonna sonora, senza dubbio paragonabile a quella dei capitoli “maggiori” e, per questo motivo, di grande impatto. La durata della campagna in singolo è nella media (almeno per una portatile), si attesta sulle 6 ore e in fin dei conti si lascia giocare bene, anche se resta sbilanciata tra momenti particolarmente epici ed altri particolarmente noiosi. Nei fatti la difficoltà del gioco è abbastanza bassa e, forse per sfruttare le diverse caratteristiche della macchina (l’utilizzo del touch screen non è sempre velocissimo e immediato), i nemici non sembrano particolarmente intelligenti. Non aspettatevi comunque una passeggiata, soprattutto alla difficoltà maggiore.
Dulcis in fundo, Resistance: Burning Skies è il primo FPS su Vita e, come ci si aspetta dal genere, è anche il primo a offrire la possibilità di sfidarsi online. Nelle tre modalità presenti (Deatmatch, Deatmatch a Squadre e Sopravvivenza) fino ad 8 giocatori potranno farsi la guerra in 6 diverse mappe. Per quel poco che è stato possibile provare, le modalità online sembrano realizzate in modo abbastanza buono, purtroppo problemi tecnici hanno impedito di provarle a fondo e stressarle il dovuto. E’ comunque notevole il fatto che sia presente un sistema di esperienza con tanto di potenziamenti. Manca del tutto un sistema di clan e le opzioni sono limitate al massimo, qualcosa che solo il tempo ci dirà se valutabile come difetto. Gli amanti degli fps online al momento non hanno alternative e, a meno che non ci si aspetti qualcosa di pari a un’esperienza casalinga, siamo di fronte comunque a qualcosa di molto interessante.

Resistance Burning Skies è un buon titolo che, come detto all’inizio, rappresenta anche l’approdo di un genere sulla nuova console di casa Sony. Purtroppo, nonostante i vari punti forti, il giudizio complessivo è frenato da diverse pecche che impediscono a RBS di diventare un titolo da avere a tutti i costi. I ragazzi della Nihilistic, seppure non in grado di sfruttare la potenza visiva della Vita, sono stati abili a mappare i controlli alla perfezione e rendere l’intera esperienza fluida e appagante. Una campagna più lunga e leggermente meglio studiata avrebbe probabilmente giovato, così come una componente online più raffinata. Ciò non cambia il fatto che si tratta di un esperimento riuscito in grado di proiettare visioni positive riguardanti il genere sulla Playstation Vita e che, per gli amanti degli FPS e di Resistance, si tratta di un acquisto obbligato.
