DEVIL MAY CRY HD COLLECTION
Il verdetto di CoPlaNet
Voto, punti di forza e informazioni essenziali
“Due millenni fa, il mondo umano e gli inferi erano dilaniati dalla guerra.
Ma un giorno il demone Sparda si fece autore della giustizia e si oppose da solo alla sua fazione.
Più tardi si trovo a regnare sul regno umano e mantenne un regime di pace fino alla sua morte. Divenne una leggenda: Sparda, il leggendario cavaliere nero”

Beata nostalgia…
Distruggere pad in una notte tempestosa, in un lugubre castello, smanettando per ottenere S, sovente senza riuscirci.
Un gioco da duri con un duro come protagonista; non il palestrato idiota con steroidi per la testa.
Un titolo per cultori dell’arma e dalla combo facile, che non si accontententano del quick time event,mezzo videoludico figlio di una generazione di perdi tempo che per finire un gioco devono soltanto schiacciare tasti a caso. Un quick time simbolo di un tempo composto da checkpoint uno dietro l’altro, dove una morte digitale significa soltanto una breve interruzione all’esperienza “take it easy”.
Parole da blateratore hardcore, ma che rendono omaggio al gioco che è stato e che continuo a portare nel cuore.
Se poi sia valsa la pena di riesumarlo, fa tutto parte di un’altra riflessione.

- In ordine: Virgil, Dante e Lady…
Ci sono pochi sequel che riescono a mantenere vivo l’appeal del predecessore, e in questo caso si trattava di un illustrissimo esempio di successo cristallino, di fardello complicato da gestire per chi veniva dopo. Devil May Cry 2 riusciva a fare molto peggio, in quanto snaturava quasi totalmente il fascino di Dante, protagonista della serie con un’interiorità che solo il primo capitolo ha saputo lasciare intravedere.
Perché il diavolo può piangere… Come dice il titolo… Il diavolo può far battute e scaraventare una moto per aria con una pioggia di proiettili, ma piange quel poco che basta a rendere il suo carattere ostico da rappresentare nella sua interezza.
Un eroe oscuro ricco di sfaccettature, non un buffone da circo come dal secondo insipido capitolo in poi si farà ricordare.
Quando si recensisce una collection di questo tipo, bisogna considerare sia la qualità del videogioco in sè, quanto soprattutto le innovazioni e i contenuti aggiunti.
Per ciò che concerne l’esperienza videoludica, mi sento di affermare che Devil May Cry è un capolavoro, Devil May Cry 2 una semi schifezza, e Devil May Cry 3 un ottimo gioco.
Per quanto la mia analisi possa sembrare semplicistica, non c’è moltissimo da aggiungere. La seconda avventura del mezzo demone non riusciva nemmeno lontanamente a somigliare al primo genito.
Il terzo fratellino ha segnato una rinascita, apportando cambiamenti nel gameplay molto interessanti. Il gioco risulta infatti molto più fluidoe ricco di armi e combo. Soltanto la caratteristica che consentiva di sviluppare il personaggio a seconda del proprio modo di giocare, inseriva una componente strategica di rilievo. Si trattava di quattro specie di classi, che conferivano diversi poteri. A vostro agio con le pistole? Lo stile Gunsringer poteva rappresentare la scelta giusta. Meglio schivare e colpire a poco a poco? Tipi da trickster…

- Devil May Cry 3 ci fa vedere un Dante molto più giovane e buffonesco…
Le migliorie grafiche sono probabilmente il tasto dolente di questa produzione.
Si sono limitati a fare il compitino, aspetto non da poco considerato che avevo giocato questi titoli fino all’esasperazione e che mi aspettavo tutt’altro (altrimenti non avrei buttato quaranta euro).
I filmati sono praticamente rimasti quelli su Playstation 2 e addirittura, contrariamente ai livelli, girano in 4:3 invece che in 16:9.
Per carità, la differenza è visibile soprattutto per chi aveva giocato la prima avventura di Dante in 50 Htz su un tubo catodico, ma non hanno fatto abbastanza.

- La cattedrale è senza dubbio uno degli ambienti più affascinanti di Devil May Cry
Vi risparmio una carrellata di analisi sui singoli giochi, perché mi preme valutare l’esperienza di insieme così come viene percepita dal giocatore del 2012.
Consiglio questa collection a chi non ha mai giocato Devil May Cry, perché è come non aver mai visto Star Wars per un appassionato di cinema.
L’esperienza è sempre estremamente godibile, a patto di riuscire a non fare a pugni con le inquadrature fisse, a cui fortunatamente non siamo più abituati.
Vi consiglio di spolpare il primo fino all’osso, di saltare a piè pari il secondo (non scherzo, non ne vale la pena) e di giocare direttamente il terzo.
Devil May Cry, come dicevo in apertura, ci fa vedere un personaggio e una storia che non esisteranno mai più; perché il terzo è un ottimo esempio di gameplay, ma porta il mezzo demone ad esagerazioni caratteriali talvolta fastidiose.
La battaglia finale del primo indimenticabile capitolo mi emoziona ancora, le ambientazioni sono quanto di più bello mi è dato ricordare.
Ma la nostalgia, quella lente beata che ci fa ricordare il passato come magnifico, non basta a farmi apprezzare intereamente questa collection in hd.
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