Broken Age: Atto 1

Una speranza per le avventure grafiche.

Recensione

Broken Age: Atto 1

Xbox One
8/10

Il verdetto di CoPlaNet

Voto, punti di forza e informazioni essenziali

PiattaformeXbox One
SviluppatoreDouble Fine Productions
PublisherDouble Fine Productions, Nordic Games Publishing
Uscita28/01/2014

broken age logoUna speranza per le avventure grafiche.

Siamo solo al primo atto, ma Broken Age è già una vittoria. Tim Schafer, ragazzi. Maniac Mansion, Monkey Island, Grim Fandango, vi ricordano qualcosa? Lo dice lui stesso:

Sono passati 16 anni da quando ho sviluppato un’avventura grafica. Tempi in cui il genere aveva quasi il monopolio su aspetti come la trama e i personaggi. Ora l’industria è cambiata, nuovi generi videoludici sono emersi, e il monopolio sembra andato. Ma ho realizzato che nelle avventure grafiche c’è ancora qualcosa di unico, di magico.

Sentire parole come queste accendono una speranza. La speranza che con Broken Age si sia risvegliata la sua passione, e che ci porti tante altre storie da vivere e giocare. Ma quanta gente, ora che l’industria è cambiata, può essere interessata ad un genere che negli ultimi anni di visibilità ne ha avuta così poca? Beh, evidentemente tanta quanto basta per raccogliere oltre 3 milioni di dollari su Kickstarter, a fronte di una previsione di 400 mila dollari. Mettendo da parte il fatto che la decisione di dividere Broken Age in due atti sembra derivare da un ulteriore bisogno di fondi (raccolti quindi con la vendita del gioco in accesso anticipato), la risposta del pubblico è comunque significativa, e dimostra che ad oggi c’è ancora spazio per le avventure grafiche.

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Vella e Shay. Due storie diverse. Come si intrecceranno? 

Tuttavia, non c’è dubbio che una vittoria, per essere considerata tale, debba passare anche dalla qualità del gioco. E sono qui apposta, per confermarvi che Broken Age fa la sua gran figura, riprendendo tutto lo stile che caratterizzava le avventure grafiche del passato.

Le storie raccontate in Broken Age sono due, per due personaggi differenti: Shay e Vella. Il primo, è un ragazzo che vive su un’astronave che vaga senza meta nello spazio profondo. Perchè senza meta? Perchè il pianeta d’origine di Shay è andato distrutto, e lui è l’unico sopravvissuto. La nave viene governata da due IA, Padre e Madre, e Shay è il finto capitano. Questo perchè i suoi due genitori virtuali lo tengono al riparo da qualsiasi pericolo, a tal punto da creare missioni ad hoc dal dubbio senso di avventura, cercando così di tenere occupare la mente del ragazzo.

Ed ecco che a questo punto sale in cattedra una scrittura e una narrazione di primo livello, partendo dai dialoghi fino al legame che si instaura con il protagonista. Un esempio pratico? La prima cosa che la storia di Shay vi porta a fare è… annoiarsi. Giocherete le cosiddette “missioni”, vi renderete conto di quanto siano finte e con il passare del tempo aprirete gli occhi con Shay, cercando di ribaltare le cose e andare a caccia di vere emozioni.

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Il lupo (che tecnicamente lupo non è) sarà il punto di riferimento per Shay. Grazie a lui inizieranno le vere avventure. Chissà chi si nasconde sotto quel travestimento…

Se la storia di Shay è comunque fantasiosa, ma abbastanza classica come ambientazione, quella di Vella è decisamente più atipica e surreale. Vella si ritrova con uno spirito da guerriera in mezzo a persone sottomesse, o forse più ingenue. Difficile definirle con certezza, fatto sta che la popolazione arriva a considerare il sacrificio delle ragazze più belle del villaggio come un evento festoso. È un onore, per se stessi e per la propria famiglia, essere scelti e mangiati da Mog Chotra, la strana e gigantesca creatura così osannata dalla gente.

Vella non ci sta, riesce a scappare dal suo destino di vittima sacrificale e inizia a cercare il modo per sconfiggere il mostro, anche se significa essere presa per pazza dalla maggior parte dei personaggi che incontrerà. Come anticipato, rispetto alla storia di Shay, in questo caso è tutto più irrazionale, e il viaggio di Vella passa perfino da abitanti sulle nuvole e alberi parlanti. Con tutte queste strambe personalità, potete immaginare quanto siano fantastici e pieni di sano umorismo i dialoghi.

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In fondo a destra vedete l’icona di Shay. Sarà possibile passare da una storia all’altra in qualsiasi momento.

Ad ogni modo, le diversità tra le due storie non si fermano alle sfaccettature della trama, anche nel gameplay c’è qualche piccola differenza. Non mi riferisco alle meccaniche di gioco, sempre molto classiche e basate su oggetti da combinare o utilizzare con l’ambiente circostante, ma alla progressione dell’avventura. Con Vella siamo in viaggio, quindi la progressione è più lineare: arrivate in una zona con qualche sottoarea, risolvete gli enigmi e passate alla prossima. Con Shay invece, l’astronave rimane la location principale, che gradualmente si apre a nuove aree per diventare completamente esplorabile.

Certo siamo ancora al primo atto, ma la direzione sembra essere questa, mentre per quanto riguarda gli enigmi da risolvere è possibile che si vada verso un graduale aumento della difficoltà. In questo primo atto non si trova nulla di particolarmente difficile, solitamente si resta su medio-bassi livelli di difficoltà. Rimanere bloccati in qualche punto dovrebbe essere abbastanza raro, specie per chi di avventure grafiche ne ha masticate parecchie, ma ad ogni modo tenete presente che gli indizi sono sempre sotto il vostro naso, forse nell’ambiente circostante o forse in qualche dialogo con i personaggi del luogo.

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Elijah Wood (Frodo ne “Il Signore degli Anelli”) è la voce di Shay. Il doppiaggio in lingua originale è di grande qualità, ma non mancano i sottotitoli in italiano per chi non mastica l’inglese.

Tim dice che c’è qualcosa di unico e magico nelle avventure grafiche, se mai dovesse leggere sappia che è riuscito ancora una volta a trasmettere queste sensazioni. Le storie di Shay e Vella sono creative, divertenti, mandano messaggi e si lasciano giocare con una gradevole leggerezza. Questo primo atto di Broken Age è un esempio di scrittura, narrazione e coinvolgimento, anche grazie ad un lavoro grafico eccezionale e pieno di personalità, sia nel disegno delle ambientazioni, sia nella caratterizzazione dei personaggi e della loro espressività visiva. Peccato solo per gli enigmi dal livello di sfida limitato e per le poche ore di gioco. Ad ogni modo: Atto 2, quando arrivi?

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  • Storie molto fantasiose e divertenti
  • Dialoghi e narrazione di grande livello
  • Lo stile grafico

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  • Circa 3-4 ore di gioco.
  • Poca difficoltà negli enigmi

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