Unravel
Il verdetto di CoPlaNet
Voto, punti di forza e informazioni essenziali
Pro
- Componente artistica e sceneggiatura
- Comparto tecnico e sonoro
- Il protagonista e la sua storia
Contro
- Level design ripetitivo
- Sempre le solite meccaniche...
- ...solo a tratti convincenti
- Scarsa rigiocabilità
UN DISTRICATO LEGAME DA SBROGLIARE
L’ultimo E3 di EA non fu particolarmente apprezzato dal popolo videoludico, tanto da portare il colosso di Redwood, forse poco saggiamente, vuoi per un motivo o per un altro, ad abbandonare il palco di Los Angeles in vista delle prossime edizioni. Ma non siamo qui per parlare di EA, ma piuttosto di uno studio infinitamente più piccolo e che conta solo quattordici persone al suo interno. In quel palco che pocanzi era stato presenziato da Andrew Wilson (CEO di EA), fu un agitatissimo Martin Sahlin, creative director di Coldwood, ad annunciare Unravel, un magico platform bidimensionale con un affascinante quanto lanoso protagonista, Yarny.

Qualche volta i videogiochi cercano di spingersi oltre il mero intrattenimento, tentando con fragilità di addentrarsi in concetti più profondi ed educativi di quanto ci si aspetterebbe. Purtroppo, il più delle volte, smarriscono così la propria anima, finendo per essere meno giochi e più racconti, o viceversa. Unravel è proprio questo, è l’intrigante ispirazione partorita dal suo creatore, Sahlin, e amorevolmente plasmata fino alla pubblicazione, quasi fosse (o lo è?) un’opera d’arte.
Il protagonista di questa meravigliosa e toccante avventura sarà, appunto, Yarny, un curioso personaggio formato da un semplice filo di lana rossa (come l’amore che rappresenta) che si scioglie lentamente durante il suo incredibile viaggio. Una storia di legami spezzati e di una natura provata, raccontata senza parole, e in cui Yarny dovrà impersonare il filo conduttore. Durante ogni livello il nostro protagonista, attraversando gli splendidi paesaggi (realmente ispirati alle terre svedesi, di cui lo studio è natio), potrà assistere ai suggestivi ricordi di una famiglia, forse non più felice e di cui il nemico è stato il tempo, e cercando di raccogliere degli spilli di lana (uno, o quasi, per ogni livello che simboleggiano metaforicamente i momenti più importanti per la famiglia) e ricostruire un vecchio album di fotografie. La poetica favola di Unravel sarà un vero e proprio viaggio sull’amore e sulla famiglia, attraverso un’incontaminata natura.
Solo queste poche righe potrebbero bastare a giustificare l’acquisto di Unravel, ma come anticipato in fase di apertura, non siamo di fronte ad un semplice racconto, ma anche ad un videogioco.

Unravel è un classico platform bidimensionale in cui, grazie alle particolari abilità del nostro personaggio, dovremo superare e risolvere degli enigmi sparsi lungo i dodici livelli del gioco. Yarny sarà capace di usare il filo di cui è formato come lazo, così da raggiungere appigli altrimenti irraggiungibili con un semplice salto, oppure di legare il filo a due estremità per usarlo come un tappeto elastico o come ponte, o ancora per afferrare oggetti distanti o aprire alcune porte. Insomma le possibilità offerte sembrano davvero tante (o perlomeno lo sarebbero state potenzialmente) ma, purtroppo, a conti fatti le azioni che andremo realmente a compiere in Unravel durante l’arco dell’avventura saranno all’incirca sempre le stesse.
Più presto di quello che ci si potrebbe aspettare, Unravel sembra così mostrare tutti i suoi assi nella manica, e finiremo per risolvere la maggior parte degli enigmi nello stesso identico modo. Solamente quando Unravel sembra cambiare questo suo concept che la formula diventa davvero originale. Alcune trovate permettono di staccare dalla monotonia a cui il titolo ci abitua, come ad esempio quella di dover sfruttare la luce per muoverci in un casolare abbandonato per impedire a degli scarafaggi di attaccarci, oppure in altre dovremo impedire a dei corvi di catturarci nascondendoci dentro un malandato secchio. Purtroppo queste fasi sono sempre troppo brevi e sembrano semplicemente illudere il giocatore di una potenzialità che Unravel invece non esprime mai per davvero.
Una delle meccaniche dominanti durante la nostra avventura, è dettata dalla natura stessa del personaggio. Yarny infatti, se srotoleremo troppo il filo di cui è composto, potrebbe rischiare di scomparire e non potrà più proseguire. Da un lato, quindi, saremo costretti a cercare di usare meno filo possibile per completare gli enigmi del gioco, così da evitare di rimanere letteralmente bloccati, dall’altro in alcuni punti troveremo dei mucchi di lana che potremo usare per riarrotolarci e che funzioneranno come checkpoint.

Il carattere ripetitivo, comunque, non aiuta per niente il proseguimento dell’avventura da parte del giocatore, fortunatamente le mancanze relative al level design in parte vengono bilanciate dalla strepitosa componente artistica del titolo, dalla sua sceneggiatura e da una storia che, seppur non così magneticamente, riesce a spingere il giocatore a voler scoprire il suo epilogo.
Gli evocativi paesaggi che fanno da contorno ai livelli di Unravel sono creati a partire dal Phyre Engine e di cui sfruttano appieno le possibilità. Gli scenari che andremo ad incontrare sono molteplici e ricchi di dettagli, da rigogliosi e fioriti prati fino a ghiacciati laghi, passando per cupe tane di roditore ed enormi macchinari, che grazie alla superba realizzazione tecnica sfiorano il fotorealismo. Gli sfondi sono tutti realizzati con un effetto blur (sfocatura) che mette in risalto solo ciò che appare in primo piano, ma che comunque regala un colpo d’occhio davvero stupefacente. Lo stesso Yarny vanta una incredibile realizzazione, lo vedremo zoppicare, cadere, stupirsi e quant’altro di fronte all’imprevedibilità degli scenari che lo circondano, da semplici farfalle che spiccano il volo, passando per inquietanti ed enormi ragni, fino a bufere di neve e incessanti piogge.
A tutto questo combacia una colonna sonora melodiosa ed evocativa che accompagna perfettamente i ritmi del gioco. Insomma la direzione artistica di Unravel è davvero sopra le righe e riuscirà, più di una volta, a stupirvi con la sua naturale bellezza.
Purtroppo a complicare il quadro finale, abbiamo anche una scarsa rigiocabilità, limitata solamente alla raccolta dei soliti collezionabili sparsi per il mondo di gioco.

In conclusione Unravel è un’opera dalla doppia natura. Da un lato abbiamo una magica favola, rilassante ed insieme emozionante che può vantare una realizzazione tecnica eccezionale. Dall’altra, invece, un platform poco ispirato e che stenta a spiccare davvero il volo, solamente illudendoci con alcune fasi decisamente più ispirate, ma che invece si concludono troppo presto. Nonostante questo, il titolo di Coldwood merita assolutamente la vostra attenzione, soprattutto se dopo una stancante giornata di lavoro o di studio. Il prezzo, inoltre, non è quello delle produzioni di alto livello, a soli 20€ Unravel mostra tutto quello che i videogiochi potrebbero essere e che, in alcuni casi, già sono.
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