Inside

I videogiochi vogliono innanzitutto divertire. Altri cercano di andare oltre, tentano di esplorare mondi distopici ed immaginari per raccontare storie, incantandoci così con brutale bellezza e con una travolgente immersività che solo il medium videoludico può raggiungere in virtù della sua interattività.
I ragazzi danesi di Playdead intraprendono di certo questa strada, e dopo averla solcata già una volta con il criptico Limbo, sono ora pronti a deliziarci con la loro nuova chicca, Inside, proposta al prezzo di 19,99€ su Xbox One e PC.

Recensione

Inside

PlayStation 4
7,5/10

Il verdetto di CoPlaNet

Voto, punti di forza e informazioni essenziali

Pro

  • Visivamente ben riuscito
  • Lato artistico magnifico

Contro

  • Dura appena 4 ore
  • Meccaniche da trial & error predominanti
  • Prezzo eccessivo
PiattaformePlayStation 4

inside logo 2SOLO E BRACCATO…

I videogiochi vogliono innanzitutto divertire. Altri cercano di andare oltre, tentano di esplorare mondi distopici ed immaginari per raccontare storie, incantandoci così con brutale bellezza e con una travolgente immersività che solo il medium videoludico può raggiungere in virtù della sua interattività.
I ragazzi danesi di Playdead intraprendono di certo questa strada, e dopo averla solcata già una volta con il criptico Limbo, sono ora pronti a deliziarci con la loro nuova chicca, Inside, proposta al prezzo di 19,99€ su Xbox One e PC.

Inside screen 3
Il mondo di Inside sembra comandato da un ente egemone che sfrutta le persone, rendendole al pari di morti viventi. Questi avranno un ruolo decisivo nell’economia del gioco.

Ancora una volta (proprio come in Limbo) ci ritroveremo a vestire i panni di un bambino senza volto, tanto misterioso quanto il mondo che lo circonda, solo e inerme dinnanzi ad un losco progetto che sta prendendo forma dinnanzi a lui. Il protagonista sembra essere in fuga da strambi e loschi personaggi disposti anche alla violenza pur di fermarci. Siamo diversi da tutti gli altri, questo ci è chiaro fin da subito. Niente dialoghi e nessuna cutscene, ma ogni immagine, ogni simbolo, ogni situazione nel gioco sembra parlare da sola. Un’impresa difficile, proibitiva comprendere quale sia la vera natura o il senso di ciò che ci circonda. Playdead affida a noi ogni interpretazione.

Il vero punto di forza di Inside è la sua parte artistica. Un mondo disegnato con toni scuri e misteriosi che accompagnano il gioco con una forza travolgente. Enormi costruzioni che sovrastano il povero protagonista. Un mondo al controllo di un oscuro potere che sembra non avere volto, ma solo le mani con la quale lo esercita. La totale assenza di musica di sottofondo diventa assordante grazie a suoni sporadici e pieni di potenza espressiva. A volte saranno proprio questi suoni ad essere protagonisti durante alcune sessioni di gioco. Saremo costretti ad aguzzare il nostro senso uditivo per sorpassare alcune trappole. Dunque Inside vuole essere giocato soprattutto per la meraviglia che è artisticamente parlando. Playdead, proprio come fu per Limbo, riesce a sorprenderci e a trascinarci in un percorso maturo e ammaliante ai nostri occhi.
L’importanza che viene data al dettaglio è quasi ipnotizzante. Ogni oggetto ha qualcosa da dirci. Il titolo di Playdead sembra davvero raggiungere la commistione perfetta tra arte e videogioco. Ma rischia di inciampare quando si tratta di valutare il giocato.

Inside screen 2
Il lato artistico di Inside è il vero fiore all’occhiello. Un game design che gioca molto sul chiaro e sullo scuro e sui giochi tra luce e ombra.

Il contorno è magnifico, ma è ciò che sta dentro a far storcere leggermente il naso. Il mero gameplay prende in eredità le meccaniche già viste con Limbo, riviste in maniera differente dato che sono inserite in una nuova ambientazione. Le meccaniche da platform saranno quindi sfruttate perlopiù per la risoluzione di semplici enigmi. Un vero e proprio puzzle platform a scorrimento orizzontale, insomma. A volte vere e proprie corse contro il tempo, in fuga dai nemici (umani e non) che il mondo di Inside ospita. Sfuggendo da semplici cani da guardia, fino a misteriose creature acquatiche. Altre ci richiederanno un pizzico di ingegno per essere risolte e che si rifanno delle solite meccaniche “leve e pulsanti”. In generale si sente comunque la mancanza di una vera e propria sfida, visto che la maggior parte dei puzzle sono di natura intuitiva, ma che comunque riescono a calzare perfettamente con il ritmo del gioco. Siamo di fronte ad un netto miglioramento rispetto al titolo precedente della software house danese, ma che comunque non raggiunge una piena eccellenza. Inside appare così come un oscuro, visivamente inebriante, viaggio verso i titoli di coda che vuol essere più visto che giocato. Il lato meramente ludico di Inside vi riserverà anche qualche sorpresa lungo il corso del gioco, tuttavia il coraggio che l’opera trasuda dal lato narrativo ed artistico non sembra trapelare alla stessa maniera dal lato del gameplay.

I titoli di coda non sembrano farsi attendere troppo, oltretutto. Inside richiede circa 4 ore per essere completato. Nonostante l’intensità di queste, al prezzo a cui viene proposto, la longevità non è incoraggiante. La rigiocabilità è praticamente ridotta all’osso. L’unico incentivo a ripetere il gioco potrebbe essere quello di “volerci capire di più” o per raccogliere i pochi collezionabili sparsi lungo i livelli.

Inside screen 1
Il ritmo di gioco di Inside è perfettamente calzante e riesce a proporre sempre situazioni di gioco diverse tra di loro.

Più che una ventata d’aria fresca, Inside sembra come l’incontro con un vecchio amico. Il feedback è molto simile a quello già visto con Limbo. La trama riesce ad essere più chiara, ma permane il voluto alone enigmatico a cui già la prima fatica di Playdead ci aveva abituato e che vuole un giocatore attento e curioso. Le meccaniche da platform sono state ampliate e rendono il titolo più intrigante in virtù dei suoi enigmi che brillano più per il loro design che per il divertimento nell’essere giocati. Inside è un fantastico viaggio verso l’ignoto. Un tentativo di raccontare una criptica storia in grado di farvi riflettere (oppure no) che merita l’acquisto soprattutto per la superba ambientazione, meglio se approfittando di qualche sconto.

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