Rise of The Tomb Raider: 20 Year Celebration

Lara anche in VR

Recensione

Rise of The Tomb Raider: 20 Year Celebration

8,5/10

Il verdetto di CoPlaNet

Voto, punti di forza e informazioni essenziali

Pro

  • +

Contro

  • -
SviluppatoreCrystal Dynamics
PublisherSquare Enix
Uscita10/11/2015

rise-of-the-tomb-raider-20-years-celebrationRise of the Tomb Raider è il seguito dell’avventura con protagonista Lara Croft del 2013, che ha rilanciato completamente il franchise per adattarlo ai tempi moderni. Il reboot ha conquistato critica e pubblico grazie al suo mix di action ed esplorazione, riuscendo a unire elementi appartenenti a diversi generi di giochi in un modo abbastanza unico. Successo non scontato visto che, almeno alla presentazione, il gioco sembrava ispirarsi un po’ troppo a Uncharted, un po’ come a sovvertire le regole che volevano quest’ultimo essere un figlio delle avventure di casa Croft. Un seguito era praticamente scontato viste le vendite e la risposta degli utenti, ma dubito che in molti si aspettassero di vedere un capitolo di una saga che da sempre era legata al marchio Playstation uscire come esclusiva Microsoft. Rise of the Tomb Raider è uscito inizialmente solo su Xbox 360 e One, per essere poi lanciato su PC poco dopo. La versione PS4, rinominata “20 years celebrations anniversary”, esce contenendo tutti i DLC usciti sulle altre piattaforme e con il supporto VR per l’ultimo di questi, legame di sangue.

Seppure Square Enix abbia più volte detto che Microsoft sia stato un partner fondamentale per lo sviluppo di Rise of the Tomb Raider, non sembra propriamente una coincidenza il fatto che il titolo Crystal Dynamics fosse inizialmente previsto nello stesso periodo di uscita di Uncharted 4. Purtroppo il rinvio del titolo Naughty Dog ha leggermente cambiato le carte in tavola, rendendo ciò che poteva essere una mossa sensata per assicurare più vendite a entrambi una sorta di punizione per i fan Playstation. La qualità del titolo è, ovviamente, immutata, ma il mondo videoludico è cambiato nell’ultimo anno. Uncharted 4 è uscito e non è facile ignorarlo.

Rise of the Tomb Raider riprende poco dopo la fine del reboot del 2013. Lara è ossessionata dalla ricerca che aveva logorato il padre fino a portarlo sull’orlo della follia. La ricerca di un artefatto in grado di donare vita eterna, nella città perduta di Kitzeh. Quale motivo migliore per rimettersi lo zaino in spalla e andare all’avventura? Certo, un’organizzazione segreta chiamata Trinity pare essere sulle stesse tracce di Lara, ma è questa la vita dell’avventuriero, no?
Cosa? Questa storia vi sembra scontata? Oh, non preoccupatevi, non è un’impressione. Giusto per togliersi un grosso macigno dal petto: la storia di ROTTR è probabilmente il difetto più grosso riscontrato durante le (tante) ore che mi hanno visto prendere i comandi di Lara. Scontata, con colpi di scena prevedibili e personaggi piatti e stereotipati, si salva unicamente per il ritmo che almeno impedisce di annoiarsi, rallentando unicamente per dare spazio all’esplorazione.
E l’esplorazione e il gameplay sono, per fortuna, il fiore all’occhiello dell’ultima avventura della signorina Croft. Coloro che hanno potuto giocare al reboot del 2013 sapranno esattamente cosa aspettarsi in quanto, ad eccezione di alcune aggiunte, il tutto è rimasto pressoché immutato. ROTTR permette ancora come in passato di affrontare ogni incontro nel modo che il giocatore preferisce, sia da un punto di vista delle abilità che dell’equipaggiamento, ma si espande fornendo a lara più abilità e ambienti più vasti in cui metterle in pratica.

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E questi ambienti sono il chiaro segno dell’evoluzione della serie, con una miriade di attività da attuare tra un obiettivo e l’altro. Cacciare animali selvatici per ottenere risorse, esplorare cave e tombe, missioni secondarie e sfide permeano il mondo di ROTTR e saltarle unicamente per rincorrere un artifatto (ergo completare la storia) è perdersi buona parte del divertimento. Le tombe soprattutto, sono in grado di offrire una sfida unica, con diversi enigmi da risolvere utilizzando le abilità di lara. Per quanto la difficoltà sia comunque nella media, risolverli è divertnete e soddisfacente e le abilità che otterrete completandole sono quasi sempre ottime aggiunte al vostro arsenale.

Ovviamente Tomb Raider non sarebbe tale se non spendeste molto del tempo ad arrampicarvi e anche questo ultimo capitolo non fa eccezione. Le sezioni di arrampicata di ROTTR sono fondamentalmente, per buona parte del gioco, una copia spudorata di Uncharted, e, ad eccezione di alcune interessanti trovate nella seconda metà del gioco, finiscono per essere abbastanza inferiori a quanto visto nel titolo Naughty Dog. Se anche nel 2013 Tomb Raider risultava inferiore alla concorrenza sotto a quel punto di vista, l’uscita di Uncharted 4 non ha fatto altro che peggiorare le cose. I movimenti di Lara sono abbastanza lenti e poco fluidi se paragonati a quelli di Drake. Seppure il tipo di pareti scalabili (e gli oggetti usati) in ROTTR siano vari, la mancanza di fluidità influisce abbastanza in un gioco in cui le sezioni di arrampicamento sono parte integrante dell’esperienza. Questo però non significa che il risultato finale sia negativo o spiacevole. Col progredire del gioco Lara otterrà sempre più attrezzi da utilizzare per muoversi agilmente, migliorando progressivamente l’esperienza globale.
Altro ritorno gradito sono i campi base dove poter riposare, potenziare armi e abilità e viaggiare tra i diversi campi. Le abilità sono divise in combattimento, caccia e sopravvivenza e, seppure sia difficile sbloccarle tutte quante in una sola partita, esplorando mediamente le ambientazioni sarà possibile acquisire abbastanza punti esperienza per ottenere quelle che più si adattano al vostro stile di gioco.

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Parlando di esperienza, questa si potrà ottenere uccidendo nemici, cacciando, esplorando caverne/tombe e trovando collezionabili. Questi ultimi sono in grande numero e varietà e, se siete quel tipo di persona che trova pace unicamente quando vede scritto 100%, preparatevi a passare un gran numero di ore con Lara prima di metterle (metaforicamente) una pietra sopra.
La cosa che più ho apprezzato delle sezioni di esplorazione è come queste ripaghino il giocatore con un gran numero di strumenti atti a semplificare il raggiungimento del 100%. In altre parole, il gioco contiene al suo interno tutte le mappe ai luoghi ed agli oggetti nascosti, rendendo la vostra ricerca avvincente ma fruttuosa.

Ovviamente Tomb Raider non sarebbe tale nemmeno senza nemici (umani e non) da sconfiggere e ROTTR non fa eccezione, dando a Lara 4 diverse categorie di armi tra cui scegliere. Archi, pistole, mitragliatrici e fucili saranno dalla vostra per aiutarvi a raggiungere l’obiettivo finale, con un sistema di controllo abbastanza classico, rovinato da meccaniche mediocri. Tralasciando la presenza di un certo input lag che influisce nelle situazioni più concitate, basta selezionare qualunque livello di difficoltà che non sia il più semplice per avere non soltanto la mira automatica disattivata, ma rinunciare a qualunque tipo di assist. In altre parole, preparatevi a mancare i bersagli in movimento costantemente, per un motivo che sinceramente fatico a comprendere. E fatico a comprendere tante altre piccole cose, come l’incapacità di poter approcciare gli animali selvatici in modalità stealth (che si aziona unicamente quando i nemici non sono consapevoli della vostra presenza) o il costante mugolare di Lara in situazioni in cui ci si aspetterebbe reazioni diverse.

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La versione PS4 di ROTTR, come detto, si presenta completa di tutti i DLC, i quali aggiungono qualche extra ora di gioco sia nell’avventura principale, come quello della strega Baba Yaga, che fuori, come il recente Legami di Sangue. Quest’ultimo, ambientato nella residenza Croft con un forte focus sull’esplorazione, è giocabile sia in modalità standard che con il Playstation VR. Essendo un’esperienza a se stante merita qualche parola in più, e sarà possibile leggere qualcosa in più al riguardo nel nostro speciale sulla nuova periferica Sony in uscita tra qualche giorno. A completare i contenuti abbiamo la modalità incubo, in cui affronterete orde di zombi all’interno della vostra residenza, l’opzione Co-Op per la modalità endurance, una nuovo livello di difficoltà (extreme survivor) e una marea di armi e vestiti extra.

Tecnicamente Rise of the Tomb Raider si mantiene su livelli abbastanza alti, offrendo un framerate solidissimo (bloccato a 30 fps) nonostante la vastità delle ambientazioni. Il tutto rimanendo un notevole spettacolo per gli occhi, sicuramente sopra la media della generazione attuale. Cascate, ghiacciai e fiumi sono ricreati con estrema naturalezza e i modelli poligonali curatissimi di personaggi principali e secondari permette al gioco di essere credibile, seppure lo stile non punti al realismo puro e duro. Anche le cutscenes sono realizzate in modo egregio, con una gran cura per le espressioni facciali. Se solo Lara non fosse sempre a piagnucolare…

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Rise of the Tomb Raider è sicuramente la versione definitiva di un gran prodotto. Come già chiaro nel reboot, la nuova direzione delle avventure di Lara è in grado di dire qualcosa di nuovo nel paragone videoludico, ma lo fa purtroppo prendendo un po’ troppo dalla concorrenza e senza saper farlo nel modo più efficace. Allo stesso modo, le idee uniche di ROTTR permettono al gioco di splendere e di restare impresso. Se si riesce a guardare oltre la storia banalotta, i personaggi senza spessore e delle sezioni di combattimento un po’ ostiche, l’ultima avventura di Lara è in grado di reglare ore e ore di puro divertimento e merita assolutamente il vostro tempo. Nonostante Uncharted 4.

Recensione a cura di Sacha “Omeganex999” Morgese

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