Phantom Trigger
Il verdetto di CoPlaNet
Voto, punti di forza e informazioni essenziali
Pro
- Mix di generi ben equilibrato
- Ritmo serrato e difficoltà avvincente
- Cooperativa locale per Nintendo Switch
- Comparto tecnico e artistico intrigante...
Contro
- ...ma che potrebbe non piacere a tutti
- A volte frustrante
- Difficoltà non per tutti
QUALCUNO HA CHIESTO UN DARK SOULS ISOMETRICO IN PIXEL ART?
Fin dal suo debutto Nintendo Switch ha potuto concedersi come terreno fertile per l’industria indipendente. Dall’uscita della console sono numerosi i titoli indie sbarcati sull’ammiraglia Nintendo e il futuro si prospetta radioso. Tuttavia, non sempre quantità è sinonimo di qualità. Il problema più grande dell’offerta dell’EShop di Switch potrebbe essere effettivamente questo. Districarvi tra i vari titoli proposti non è semplice, ma con il giusto approccio potreste trovare qualche piccola perla ad un prezzo contenuto. Magari tra una scaramuccia su Splatoon 2 e una scazzottata su Arms. Phantom Trigger è uno di questi titoli?
Non è questa la sede per elogiare la freschezza e l’originalità della proposta dell’industria indipendente rispetto al mercato delle software house più importanti. Ma Phantom Trigger si propone con una formula che traspira indie da tutti i pori e che già di per sé potrebbe conquistare i più, anche solo per il concept che lo ispira: siamo di fronte ad un semplice (chi ha detto facile?) hack&slash con visuale isometrica e con una grafica in pixel art che sa farsi notare. Ma il bello deve ancora venire.

Partiamo dal sistema di controllo, che prende a mani basse da uno dei generi più vecchi del mondo: un action “taglia e affetta”, di quelli vecchia scuola. Insieme ai platform e ai punta e clicca, uno dei più caparbi a restare in vita. Tuttavia Phantom Trigger rimescola le carte e propone il genere in maniera non scontata. Innanzitutto, come detto, la visuale è isometrica, a volo d’uccello per intenderci. Il personaggio ha un set di attacchi diversificato ed impegnativo (al punto giusto) da padroneggiare per il giocatore, che dovrà adattarsi alle svariate situazioni che gli si pareranno davanti. Ben più importante dell’affettare, è il tasto d’evasione. Sì, avete capito bene. Seppur il genere di appartenenza possa trarre in inganno, è importante che il giocatore riesca ad evitare gli attacchi dei nemici. Nella difficoltà più alta, subire anche solo un colpo potrebbe pregiudicare la vostra partita. Ecco spiegata l’utilità dell’evasione che con (apparente semplicità) permetterà al vostro alter ego un breve teletrasporto in grado di eludere gli attacchi dei nemici.
Nonostante il move set possa sembrare limitato, la bellezza di Phantom Trigger risiede in un approccio ragionato ed attento. Ogni mossa va studiata, ma in fretta perché i ritmi sono quelli di un genere che non lascia scampo al tergiversare. Indietreggiare, schivare e colpire saranno le parole d’ordine nel corso della vostra avventura.
Nel titolo della recensione abbiamo parlato anche di Dark Souls. Il motivo viene subito spiegato. Volontariamente, gli sviluppatori hanno impostato il livello di difficoltà di Phantom Trigger su un gradino piuttosto alto. Ma non fatene un difetto: è l’essenza del gioco. Ogni colpo potrebbe essere, come detto, fatale. Tuttavia la difficoltà del gioco si allarga ad altre componenti. Il set di attacchi del nostro alter ego comprende infatti quattro armi che scopriremo man mano durante la nostra avventura. Alcuni nemici saranno vulnerabili soltanto ad un determinato tipo di attacco, per cui il nostro approccio dovrà cambiare di volta in volta. Anche perché ogni arma sarà dotata di una velocità d’attacco, di un raggio di azione e di una potenza differenti.

Dagli elogi per un ben congegnato sistema di gioco, si passa ad un level design ispiratissimo. Il malato mondo di Phantom Trigger è tutto frutto della mente di una persona affetta da un letale problema di salute. L’unica via per uscire da questa situazione è una cura sperimentale. Il risultato è uno storytelling attraverso flashback piuttosto ben riuscito, capace di far da cornice in modo intrigante al resto del gioco. Il viaggio mentale del protagonista è stato un utile espediente per rendere in-game un universo macabro e grottesco. Concretamente, il risultato è un gioco su livelli con relativo boss finale. Le note dolenti arrivano sul percorso che ci condurrà verso la fine di ognuno di questi. A tratti Phantom Trigger si propone come un comune Rogue Like, dove la morte è anche sinonimo di perdita di strumenti e quant’altro, mentre altre volte abbiamo un percorso con ritmi meno serrati, più da action, che grazie anche ad una moltitudine di checkpoint riusciranno a condurre il giocatore senza frustrarlo troppo. Le aree che abbiamo definito più rogue like e dove aleggia lo spettro del permadeath sono però parecchio tediosi, soprattutto se contiamo che sono quelle più farcite di nemici, ma soprattutto di certe fastidiose sezioni-arena che si sbloccheranno solamente quando il giocatore avrà ucciso tutti i nemici al loro interno. Un ostacolo che potrebbe diventare frustrante soltanto per gli approcci meno pazienti.
Sul lato tecnico, come detto, il gioco si propone con un accattivante grafica in pixel art che non possiamo che apprezzare, ma che siamo consci potrebbe non piacere a tutti. Anche il comparto sonoro è di ottimo livello ( il gioco è interamente in inglese, ma fruibilissimo). Con un buon paio di cuffie, l’atmosfera del gioco rende molto di più non solo a livello ambientale, ma anche restituendo un feedback intrigante sui nostri movimenti. Il titolo è stato giocato su Nintendo Switch (ma è disponibile anche per PC). Sull’ammiraglia Nintendo il gioco gira fluido sia in modalità dock che portatile e la natura ibrida della console permette di condividere l’avventura con un altro giocatore utilizzando un joy-con per giocatore.

In definitiva Phantom Trigger è un titolo che mi sento di consigliare. Senza troppi indugi si propone con una formula avvincente, a cui devono stare alla larga solamente i giocatori che non richiedono un livello di difficoltà troppo alto. Il costo non elevato, la possibilità di giocare l’avventura (che dura 6-7 ore) con un amico e un mondo di gioco artisticamente ben realizzato fanno di quest’ultima fatica di Tiny Build un gioco su cui davvero fare più di un pensiero. Contando anche l’unicità del prodotto nell’offerta attuale della console Nintendo (discorso a parte per il panorama PC)
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