Hellblade: Senua’s Sacrifice
Il verdetto di CoPlaNet
Voto, punti di forza e informazioni essenziali
Pro
- Comparto tecnico eccellente
- Gameplay interessante
- Mix unico di esplorazione e azione
Contro
- Pacing sbilanciato
- Storia confusionaria
I Ninja Theory sono degli sviluppatori famosi sia per i loro giochi d’azione dalla forte componente narrativa, sia per aver distrutto Devil May Cry forzandoci a prendere i panni di un Dante emo odiato da tutti e uccidendo così una serie leggendaria e… okay, cancelliamo l’ultima frase, DmC non era affatto male e gli unici colpevoli della sparizione di Devil May Cry lavorano alla Capcom.
Dicevo, i Ninja Theory sono famosi per i loro giochi d’azione dalla forte componente narrativa. Saliti alla ribalta con l’ottimo Heavenly Sword, uscito per PS3 nel periodo più oscuro di sempre per la Sony, hanno saputo conquistarsi un pubblico grazie ai due progetti successivi, Enslaved: Odyssey to the West e il DmC citato precedentemente, entrambi rivisitazioni originali di storie già esistenti, ben ricevute dalla critica.
Hellblade: Senua’s Sacrifica segna il ritorno dei NT a un progetto totalmente originale. Fortemente influenzati dal genere relativamente moderno dei “walking simulator”, propongono un viaggio all’inferno che di dantesco ha ben poco (nonostante lo scopo di riunirsi al proprio amante scomparso sia fondamentalmente lo stesso), con una protagonista fuori dai canoni e una storia che tocca temi interessanti e forse ancora poco esplorati dall’industria videoludica, soprattutto quando si tratta di AAA.
In aggiunta, Hellblade rompe la barriera che divide AAA da indie, prefiggendosi di creare un prodotto all’avanguardia tecnicamente ma totalmente autoprodotto e lanciato a prezzo budget, sfidando l’industria.
Insomma, i presupposti per qualcosa di interessante ci sono tutti. Ma la realizzazione? Procediamo con ordine.

Hellblade è un walking simulator in terza persona, con sequenze action. Sembra strano definirlo così e alcune persone potrebbero affermare che action basti a descriverlo, ma il fatto che le sezioni action e quelle esplorative siano divise in modo molto marcato mi porta a vederlo come membro di un genere diverso da un God of War o un Devil May Cry.
Buona parte del gioco vi vedrà intenti a cercare un modo per proseguire, che si tratti di andare semplicemente avanti o risolvere alcuni enigmi. Gli enigmi di cui sopra sono di un solo tipo, trovare oggetti che somigliano vagamente alle rune marcate sulle porte che vi si pareranno davanti. La realizzazione è però molto interessante e, se inizialmente sia il sospetto che il tutto venga a noia poco dopo, va riconosciuto ai Ninja Theory lo sforzo nell’innovare la formula costantemente.
Le sezioni di combattimento, imposte e obbligatorie, vedranno i controlli cambiare radicalmente. Senua, la protagonista, si muoverà più lentamente, avrà la possibilità di sferrare attacchi, evadere e parare, con il lock on costante su un nemico. Eliminare tutti gli avversari che vi si pareranno davanti sarà l’unico modo per concludere l’incontro e proseguire. Nelle sezioni esplorative, invece, potrete unicamente muovervi ed utilizzare il focus per esaminare alcuni oggetti. Da qui la mia idea di mix di due generi del paragrafo precedente.
Come già detto, Senua si avventura in una sua “discesa” all’inferno alla ricerca dell’amato, ma l’inferno di cui sopra è quello della mitologia nordica e i riferimenti a questa sono tanti e costanti nelle 6-8 ore necessario a completarlo. Senua è però una protagonista atipica: nonostante la sua abilità di guerriera la rende perfetta per un action, è il suo stato psicologico a renderla diversa: affetta da psicosi sin da bambina, sente costantemente delle voci nella sua testa e queste voci saranno parte integrante della sua avventura. A volte amichevoli e d’aiuto, altre volte ostili e intente a schernire la protagonista, sono forse l’elemento che più riesce a distinguere Hellblade da tutto ciò venuto prima, offrendo uno spunto interessante su ciò che è la psicosi e su ciò che le persone che ci convivono sono costrette a sopportare ogni giorno.
Purtroppo però certi temi personali non sono facili da affrontare e, nonostante si noti come i creatori si siano impegnati nel trasmettere una certa sensazione di disagio, il risultato finale è un po’ troppo confusionario per poterlo apprezzare pienamente. Purtroppo per evitare spoiler non è possibile entrare troppo nel dettaglio, ma anche dopo averlo finito restano parecchie domande in sospeso e questo intacca la soddisfazione finale.

Un mix interessante? Senza dubbio, ma non senza qualche pecca. Hellblade si apre in modo lento, molto lento, e per i primi 40-50 minuti non farete quasi altro che camminare e affrontare lo stesso tipo di incontri, facendo temere il peggio (null’altro?). Fortunatamente le cose migliorano molto verso la prima ora di gioco e la varietà del tipo di nemici e degli enigmi spinge ad andare avanti. Purtroppo nella sezione finale si nota nuovamente una certa pigrizia dei programmatori che, al posto di offrire qualcosa di diverso, utilizzano i combattimenti come mezzo per allungare il brodo. Questo problema nel ritmo affligge soltanto il 10% del gioco ma è comunque abbastanza per lasciare un po’ l’amaro in bocca.
I combattimenti sono ben realizzati e interessanti per buona parte dello svolgimento, ma crea qualche dubbio la scelta di obbligare il lock-on su un nemico al posto di dare la possibilità di muoversi liberamente quando i nemici da affrontare sono molteplici. Questo non impedisce di superarli con successo una volta presa la mano, ma non si può negare che lasci perplessi. Detto ciò, la mano dei NT si sente, ed è decisamente un bonus non indifferente.
Il comparto tecnico è indubbiamente il fiore all’occhiello di Hellblade e la scelta di UE4 risulta decisamente azzeccata. Il livello delle animazioni e dei modelli 3D è quello di una produzione AAA esclusiva per PS4, nonostante l’uscita in concomitanza su PC. Su PS4 Pro poi le cose migliorano ulteriormente, duplicando il framerate a 1080p (60fps contro i 30 della versione base) o migliorando la risoluzione e portandol a 1440p (con tanto di SSAA per i possessori di FullHD). Essendo un action c’è poco da dire: i 60 fps sono la scelta obbligata per i possessori di Pro e una volta provato non si torna più indietro. Unica nota negativa sono le trasparenze che, in alcune situazioni, finiscono per creare strani bug. Piccola nota negativa per quello che a conti fatti è uno spettacolo da vedere.
Eccellente il comparto audio, da gustarsi in cuffia per godere dell’audio binaurale.

A conti fatti Hellblade è un gradito ritorno dei Ninja Theory all’action AAA, nonostante sia action solo a metà. L’ambientazione e il tema interessante lo rendono un titolo unico anche in questo 2017 pieno di uscite interessanti e il lancio a prezzo budget di un’avventura unicamente in single player è da apprezzare e supportare in un’epoca di season pass e microtransazioni.
Alcuni difetti lo spingono nella categoria di capolavoro mancato, ma se siete alla ricerca di un gioco che sappia intrattenervi e farvi anche un po’ pensare, l’avventura di Senua è da prendere assolutamente in considerazione.
Recensione a cura di Sacha “Omeganex999” Morgese
In qualità di Affiliato Amazon, CoPlaNet riceve un guadagno dagli acquisti idonei.
