Marvel’s Spider-Man 2 – Recensione
Sviluppatore: Insomniac Games | Publisher: Sony Interactive Entertainment Uscita: 20 ottobre 2023 (PS5, esclusiva), poi PC (30 gennaio 2025)
Con Marvel’s Spider-Man 2, Insomniac Games chiude un cerchio iniziato nel 2018 e lo fa nel modo più ambizioso possibile: non un solo Spider-Man, ma due. Peter Parker e Miles Morales condividono per la prima volta lo stesso gioco come protagonisti a tutti gli effetti, e il risultato è, dei tre capitoli della saga, quello più completo e maturo sotto quasi ogni aspetto.
Due ragni, una città, uno spessore narrativo superiore
La trama regge il peso di due protagonisti senza mai risultare dispersiva, alternando i punti di vista di Peter e Miles con un equilibrio che il primo capitolo poteva solo suggerire e lo spin-off del 2020 esplorare in piccolo. Anche le missioni secondarie fanno un ulteriore passo avanti: più curate, meno ripetitive nella loro impostazione e spesso capaci di arricchire il quadro emotivo della storia principale invece di limitarsi a riempire la mappa.
Il salto di qualità più evidente riguarda però i villain. Kraven il Cacciatore, ossessionato dalla ricerca di una preda finalmente degna di lui, porta con sé una minaccia fisica e filosofica di tutt’altro calibro rispetto agli antagonisti visti in precedenza, mentre l’arrivo del simbionte e la trasformazione in Venom alzano ulteriormente la posta in gioco, sia sul piano dello spettacolo che su quello personale. Ed è proprio sul piano personale che il gioco trova il suo personaggio più riuscito: Harry Osborn, il migliore amico di Peter, è scritto con una profondità che lo rende uno dei personaggi più sottovalutati dell’intera saga, mentre suo padre Norman Osborn viene costruito con cura chirurgica come possibile detonatore del prossimo capitolo, lasciando presagire — per chi conosce la mitologia del personaggio — una futura trasformazione in Goblin che potrebbe diventare il fulcro di Marvel’s Spider-Man 3.
Web-swinging e movimento: il salto generazionale
Se il combattimento e l’esplorazione erano già i punti di forza della serie, qui vengono ulteriormente perfezionati. Il web-swinging guadagna fluidità e varietà di mosse, arricchito dalle ali di ragnatela che permettono planate rapide e cambi di direzione impensabili nei capitoli precedenti, rendendo lo spostamento in città non solo più veloce ma anche più divertente da padroneggiare. Anche i costumi, elemento identitario della serie fin dal primo capitolo, vengono perfezionati sia dal punto di vista estetico sia in termini di sinergie con le abilità, offrendo la selezione più ricca e curata vista finora nel franchise.
Un comparto tecnico da vetrina next-gen
Dal punto di vista tecnico, Marvel’s Spider-Man 2 è stato accolto al lancio come uno dei più grandi trionfi tecnici della generazione PS5: caricamenti praticamente istantanei, transizioni tra le due mappe di gioco impercettibili e un viaggio rapido che sfrutta a pieno l’SSD della console. Grafica e prestazioni raggiungono un livello che pochi altri titoli open world hanno saputo eguagliare, confermando Insomniac come uno degli studi di riferimento per l’ottimizzazione tecnica su console.
I limiti: una mappa più grande ma non rivoluzionaria
Il principale neo del gioco riguarda l’open world: pur ampliato con nuove zone rispetto al primo capitolo, non offre la sensazione di scala esorbitante che ci si poteva aspettare da un sequel di questa portata. Gli scontri contro il crimine di strada, in particolare, restano poco vari e talvolta poco coerenti con la narrazione stessa: sconfiggere sistematicamente tutte le cellule del simbionte Venom sparse per la città, per poi vederle ricomparire identiche a fine gioco, è un dettaglio che stona con l’attenzione riposta altrove nella coerenza del racconto.
Curiosità
Qualche chicca per chi, come chi scrive, si diverte a scavare dietro le quinte: il seme di Venom era già stato piantato nel finale del primo Marvel’s Spider-Man, quando Norman Osborn introduceva il simbionte ad Harry, all’epoca in una camera di stasi per curare la malattia ereditata dalla madre — un dettaglio che all’epoca sembrava un semplice easter egg e che invece si è rivelato la base dell’intera trama del sequel. A dare voce a Venom è Tony Todd, il celebre interprete di Candyman, scelto secondo il direttore creativo Bryan Intihar proprio per portare un tipo di minaccia radicalmente diverso da quella “fredda” e calcolatrice di Doctor Octopus: più viscerale, più fisica, più dolorosa sul piano personale. Non tutto il materiale registrato ha però trovato spazio nel gioco finale: pare che una buona parte del lavoro vocale di Todd, comprese alcune scene tagliate in cui anche Miles veniva posseduto dal simbionte, sia finita sul pavimento della sala montaggio — un’idea affascinante che avrebbe potuto aggiungere un ulteriore livello di tensione alla storia, e che personalmente avrei voluto vedere sopravvivere al taglio finale.
Il verdetto
Marvel’s Spider-Man 2 è il capitolo più completo e ambizioso della trilogia targata Insomniac: una storia più matura, villain finalmente all’altezza dell’iconografia del personaggio, un movimento cittadino ai vertici del genere e un comparto tecnico che ha ridefinito gli standard della console. Le attività secondarie ripetitive e un open world che poteva osare di più sono le uniche macchie su un titolo che, nel complesso, rappresenta il punto più alto raggiunto finora dalla serie.
Voto: 9.5/10
A cura di Rikx21
