Dynasty Warriors 8: Empires
Il verdetto di CoPlaNet
Voto, punti di forza e informazioni essenziali
Quasi vent’anni e “non sentirli”
Quando c’è da parlare di Dynasty Warriors e musou in generale la situazione è sempre la solita. Chi segue questa ormai quasi ventennale serie dagli albori ci ha fatto il callo e non ci pensa più, va avanti ad amarla per la sua essenza e poco si preoccupa delle critiche altrui, così come allo stesso modo non si aspetta grossi cambiamenti da un titolo all’altro. Anzi è più corretto dire che smottamenti radicali, chi gioca da tempo a questa serie, proprio non li contempla, e Tecmo Koei vuol dar ragione ai suoi fedelissimi, inserendo solo piccoli cambiamenti e affinando ogni volta solo ciò che c’è da migliorare. Dato per assodato che questo ristagno di concetti e contenuti piace molto allo zoccolo duro degli appassionati (che non sono pochi nemmeno in occidente), ci prepariamo quindi ad accogliere Dynasty Warriors 8, almeno in Europa e resto del mondo, nella sua versione Empires, forte di una corposa campagna principale dedicata allo sviluppo del nostro impero con lo scopo, come lecito aspettarsi, di unificare tutte le terre della Cina feudale sotto un unico vessillo, il nostro.

Per chi avesse sempre schivato uno dei tanti musou che compone questa saga, la storia principale si basa sulle storie dei tre regni principali cinesi, ovvero Wu, Wei e Shu, sempre in lotta per la supremazia generale e per constatare quindi quale sia il potere più giusto con cui governare un impero. Lo sfondo di questa Cina romanzata è quello che ospita le decine di battaglie che si affrontano per tutta la durata del gioco, in ognuna delle cinque campagne disponibili. Battaglie che come da tradizione ci mettono nei panni di un potente guerriero pronto a mazzolare diverse centinaia di nemici ameba e fatti con lo stampino, fino alla conquista della base nemica dove generalmente si trovano dei guerrieri di tutt’altro stampo e degni di regalare qualche piccola sfida. E su questo punto ci siamo, perché è la base su cui poggia ogni titolo appartenente al genere musou, ma come può un gioco del genere continuare ad appassionare? Le risposte sono abbastanza semplici: decine di personaggi = decine di moveset = decine di armi, equazioni che garantiscono sempre parecchio divertimento soprattutto quando ci si vuole buttare su un gioco che non obblighi per forza di cose a tenere troppo attivo il cervello, regalando allo stesso tempo la soddisfazione di sentirsi un dio in terra.

La modalità principale di Empires, come detto poco fa, si compone di parecchie battaglie ma è contrapposta da un lato gestionale di tutto rispetto. Per poter gestire un impero degno di tale nome è necessario costruire delle solide fondamenta, assoldare nuovi ufficiali e mantenerne buoni i rapporti, costruire negozi per la forgiatura di nuove armi, pianificare la mossa successiva e molto altro. Empires ci mette di fronte a tutte queste scelte che, oltre a spezzettare un po’ il ritmo dal solito affetta-affetta compulsivo, danno al giocatore la possibilità di sentirsi parte integrante dell’impero che si sta sviluppando. Ci si dovrà prefissare dei semplici obiettivi a cadenza semestrale da rispettare, eseguire raid e attacchi ai territori limitrofi in modo da ampliare i propri confini, magari stringendo anche alleanze con altri territori o negoziando la loro disputa, costruire accademie con lo scopo di imparare nuove strategie. Insomma, la carne al fuoco è davvero tanta e queste sono solo una parte delle varie azioni disponibili; in un primo momento il giocatore novizio potrebbe anche trovarsi spaesato, ma col giusto tempo si imparano tutti i vari trucchetti per arrivare alla conquista della Cina intera.

Tanti i personaggi a disposizione, roster immenso composto da molti volti noti come Cao Cao, Liu Bei, Sun Ce, Lu Bu e via dicendo. Tale varietà poi aumenta considerando che ogni personaggio può essere equipaggiato con due armi switchabili durante le varie battaglie, consentendo uno stile di combattimento più variegato. Gli scontri si portano facilmente a termine alternando le solite combo composte da attacchi leggeri e pesanti, le quali possono risultare più letali contro gli ufficiali nemici utilizzando le proprietà con le quali l’arma può essere imbevuta: Heaven, Earth e Man formano un triangolo di elementi che si annulla a vicenda, regola che va ricordata per non uscirne con le ossa rotte dai combattimenti contro i “veri” avversari. Sempre belle e devastanti da vedere le mosse musou, in grado di provocare grossi danni d’area permettendo di conquistare in maniera agevole i vari territori da cui è composta la grande mappa di gioco. Ma l’essenza delle battaglie non è solo questa, perché anche gli stratagemmi giusti determinano il risultato finale: all’inizio di ogni scontro si potrà scegliere tra diverse strategie e benefici di cui disporre durante la partita, andando dalla creazione di torrette per il recupero d’energia alla possibilità di cambiare le condizioni meteorologiche, etc.

La modalità principale appena descritta è il cuore pulsante di Empires, la parte di gioco che garantisce più ore in assoluto di divertimento. I perfezionisti sono avvisati, perché chi volesse cimentarsi nell’impresa di stringere legami d’amicizia e amore con ufficiali, ottenere tutti i titoli presenti e creare l’impero perfetto vedrà aumentare non di poco il proprio contatore di ore giocate. A fare da contorno alla campagna principale troviamo fondamentalmente altre due modalità: Free mode e online, di cui quest’ultima non testata in fase di recensione in quanto i server sono risultati non disponibili; si tratta tuttavia di una componente che dovrebbe aumentare ulteriormente le ore giocate in modalità cooperative e versus. La Free mode invece è composta da battaglie pressoché in stile classico musou, con gli obiettivi di conquistare i campi principali avversari o difendere la propria base dall’invasione nemica. Insomma nulla di davvero gratificante se paragonato alla maestosa modalità principale che compone essenzialmente tutta l’esperienza che Dynasty Warriors 8: Empires può offrire.
Dal punto di vista tecnico il gioco si sa difendere abbastanza bene: su PS4 non sono stati notati rilevanti cali di frame rate (che si attesta sui 60fps), elemento primario soprattutto quando a schermo si hanno parecchie decine di nemici immobili, svolazzanti o martoriati. I modelli poligonali dei protagonisti risultano curati quanto basta, mentre la stessa cosa non si può dire degli avversari standard, paragonabili ad un esercito di cloni con un design minimale e da un’intelligenza rasente lo zero (ma si sa, questo è uno degli aspetti che da sempre caratterizzano questo genere di giochi). Anche i paesaggi delle varie mappe non fanno gridare al miracolo, più che altro perché abbastanza spogli, ma c’è da dire che alla vista risultano comunque gradevoli. Buono il comparto musicale, che propone alcuni motivetti interessanti e che, volenti o nolenti, entrano in testa e ci rimangono per molte ore. Come si può riassumere Dynasty Warriors 8: Empires con un numero? Questo è difficile da dire, molto. A prescindere che il voto numerico è solo una formalità, valutare in maniera così fredda un musou ha poco senso per i motivi citati all’inizio di questa recensione. Ogni nuovo capitolo si basa sulle fondamenta dei precedenti, un gioco come questo o lo ami o lo odi senza vie di mezzo. Sicuramente chi segue da una vita il brand non ci penserà due volte a buttarsi nuovamente nella Cina feudale; tuttavia Empires si propone come un buon musou meritevole di essere provato anche in virtù della sua componente gestionale. Un titolo lungi dall’essere perfetto ma che può regalare momenti di svago senza per forza applicarsi. Non è forse uno dei (tanti) pregi dei videogiochi questo?
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- Tantissimi personaggi e armi
- Modalità principale longeva
- Gestione dell’impero
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- Il concetto è sempre il solito
- Scarsa intelligenza artificiale
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