Per non dimenticare…
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Pensare alla Disney è un po’ come fare un tuffo nel passato. Giocattoli, fumetti e cartoni animati hanno segnato l’infanzia di molte generazioni, e ancora oggi bambini di ogni continente viaggiano e sognano con la propria fantasia grazie alle magiche storie che la Disney ha portato nelle case di tutto il mondo. Da questo pretesto prende forma l’idea di raccontare l’universo Disney in chiave videoludica, omaggiando alcune delle sequenze animate e dei personaggi più famosi che hanno portato Walt e i suoi collaboratori a diventare i leader dell’intrattenimento per bambini. Nasce così Epic Mickey, ambizioso platform sotto l’occhio vigile di un Warren Spector (e stiamo parlando di uno che in passato non ha certo perso l’occasione di farsi notare) che ha attirato l’attenzione fin dai primi istanti dopo l’annuncio ufficiale, creando le aspettative per un titolo di grande livello.
E pensando alla Disney il riferimento a Topolino è pressochè inevitabile, chi meglio di lui può rappresentare il protagonista ideale? Tuttavia questa volta Topolino si troverà più nel ruolo di portavoce, dove i veri protagonisti saranno i personaggi dimenticati, coloro che magari erano presenti fin dai primi tempi ma che col passare degli anni sono stati rimpiazzati dalle icone più note che tutti conosciamo. Questa è la loro storia, e Topolino ce la farà conoscere, tentando nel frattempo di rimediare al suo errore. Si perchè tutto partirà da lui e dal suo specchio, che lo risucchierà nella casa del mago Yen Sid (chi si ricorda “Fantasia” magari ce lo avrà presente) alle prese con la sua ultima creazione: un regno per le cose dimenticate. Topolino non potrà che osservare e rimanere incantato a tale visione, e una volta che il mago avrà abbandonato la stanza, la curiosità prenderà il sopravvento quando Mickey impugnerà il pennello magico di Yen Sid. Con il proposito di dare il proprio tocco al regno appena nato, Topolino perderà il controllo fino a creare un enorme figura oscura e nel tentativo di cancellarla combinerà un disastro con il solvente, facendo collassare quello che doveva essere un reame incantato, e trasformandolo in Rifiutolandia. Dopo la fuga e il ritorno a casa, Topolino passerà notti tranquille fino a quando Macchia Nera, la sua erronea creazione, lo trascinerà a Rifiutolandia, dove uno scienziato pazzo cercherà di rubargli il cuore, l’unica cosa che permette una via di fuga dal devastato regno. Di una cosa però non si era tenuto conto: del pennello magico che Topolino riuscirà ad afferrare poco prima del suo ingresso forzato a Rifiutolandia.
Ecco il più famoso dei dimenticati: Oswald. Con l’arrivo di Topolino ha dovuto dire addio alla sua notorietà, motivo per cui Oswald farà fatica ad accettare il ruolo di Mickey in tutta questa vicenda.
Il pennello magico si manifesta come il fulcro attorno al quale ruotano la maggior parte degli elementi di gameplay e soprattutto il principio fondamentale che dirama l’esperienza di Epic Mickey: la possibilità di scegliere. Se dal lato puramente platform i risvolti legati alla scelta tra pittura e solvente non offrono una grande varietà (si parla di piattaforme da creare con la pittura, muri da sciogliere con il solvente per scoprire aree segrete e poco più), ci si accorge di come alle spalle ci sia un sistema di decisioni molto più sviluppato, anche se non sarà tutto così immediato.
Per la verità il titolo parte un po’ in sordina, con le prime ore di gioco condizionate da fasi di gameplay che ridimensionano di gran lunga le aspettative e il senso di libertà che si era auspicato, accompagnate tra l’altro da un level design ripetitivo e lineare. Soltanto dopo questa lunga “introduzione”, chiamiamola così, sboccerà qualcosa di più. Si apriranno finalmente il sistema di missioni secondarie, le opzioni di upgrade e le vostre decisioni inizieranno ad avere conseguenze più marcate. Affrontare le quest principali (boss fights comprese) abbondando con la pittura piuttosto che con il solvente avrà riflessioni dirette sui personaggi che Topolino conoscerà durante la sua permanenza a Rifiutolandia, condizionando la gamma di missioni a cui potrete partecipare. Ad esempio noterete che spesso e volentieri, ma non sempre, la pittura rappresenta la scelta morale più pacifica mentre il solvente ritrae la soluzione più drastica. Ciò significa che l’utilizzo abituale del solvente instaurerà una certa fiducia nei personaggi più birbantelli (qualcuno ha detto Gambadilegno?) mentre la pittura avrà i suoi pregi con i benefattori del regno.
Questo invece è Gus, un Gremlin che vi farà da guida a Rifiutolandia, insegnandovi tutto quello che c’è da sapere e dandovi i consigli durante le missioni.
Per quanto riguarda le tipologie di missioni affrontabili la varietà non è eccezionale, ma comunque di buon livello. Fondamentalmente le missioni principali richiederanno spesso l’attivazione di interruttori, la riparazione di macchinari e ricerca di elementi per sbloccare serrature, e proprio questa natura “meccanica” crea le basi per l’introduzione dei Gremlins, piccoli esseri fluttuanti abili nel campo elettronico. Nella maggior parte dei casi vi aiuteranno quindi nei compiti di attivazione risparmiandovi la fatica, o vi ricompenseranno con stanze segrete e tesori, l’unico problema è che i Gremlins che troverete saranno tutti ingabbiati e liberarli può non essere una cosa semplice. Fanno la loro buona figura anche le boss fights, nonostante si riscontrino alcuni alti e bassi sul piano della realizzazione, come uno scontro piuttosto scontato, o una battaglia in cui prendere una decisione rispetto all’altra permetterà una soluzione decisamente più semplice. Con le sub-quest, che in alcuni casi potranno a loro volta vantare di un duplice approccio, si passa principalmente a missioni di consegna, di esplorazione e competitive: niente di insormontabile comunque, anche se fortunatamente qualche eccezione non manca.
Una categoria a parte è quella costituita dagli schermi proiettori (l’unica via per spostarsi da un’area all’altra), che trasportano Topolino all’interno di vecchie pellicole di animazione in bianco e nero, ispirate da cartoni realmente esistenti, passando dal 3D al platform 2D. Nel complesso ne esce un ottimo espediente per spezzare il ritmo d’azione, dove l’unico scopo di Topolino sarà quello di raggiungere la fine del livello e accedere allo schermo proiettore di uscita, anche se la difficoltà non risulta affatto proibitiva. Da segnalare inoltre la presenza, sia nel mondo di gioco che negli schermi proiettori, dei “biglietti E”, la moneta di scambio con la quale potrete acquistare nei negozi, o da venditori improvvisati, oggetti utili alle missioni, upgrade per i contenitori di solvente e pittura, vita aggiuntiva e altro ancora.
Potete star certi che tra missioni secondarie, collezionabili (troverete spille e pellicole), la possibilità di sbloccare contenuti extra (come artworks e addirittura un paio di cartoni animati visionabili nel menu) e le diverse decisioni possibili che donano un fattore rigiocabilità non indifferente, avrete tante opportunità per aumentare come meglio credete la longevità di Epic Mickey. E fin qui tutto ok, perché non vi ho ancora parlato dei difetti…
Questo è quello che vi aspetta all’interno degli schermi proiettori. Prenderete parte in alcune pellicole Disney, sia in bianco e nero che a colori.
Ad eccezione del pennello, che comunque come accennato in precedenza non offre particolari spunti di rilievo, nelle fasi platform si sente la mancanza di qualcosa di più. In tutta sincerità dotare Topolino del classico salto doppio e di un attacco rotante sembra essere una scelta riduttiva, precludendo le maggiori opportunità che si sarebbero manifestate con l’introduzione di qualche mossa aggiuntiva. A peggiorare le cose ci si mette anche una telecamera imbarazzante, che farebbe fatica a distinguersi perfino nelle vecchie generazioni, e per vecchie generazioni intendo anche ai tempi del Nintendo 64. Si rende ancora ancora accettabile durante le camminate al centro della mappa, ma in prossimità dei bordi si arriva ad avere inquadrature ai limiti, ed oltre, della concezione dello spazio. Complice il fatto che la maggior parte delle volte non sarà possibile utilizzare il tasto C per centrare la visuale alle spalle di Topolino ai limiti della mappa, e che la possibilità di attivare la telecamera in prima persona risulta tutt’altro che comoda e utile, impiegherete davvero poco tempo per perdere il conto del numero di salti a vuoto e di cadute accidentali nei fiumi del dannoso solvente.
Pertanto, anche i combattimenti diventano spesso ingestibili a causa della telecamera (che trasforma tutto in un continuo scappa-centra la visuale-attacca), e anche in questo caso l’utilizzo del pennello appare limitato. Pur con una discreta varietà di nemici il metodo per sconfiggerli cambia ben poco: pittura per renderli amichevoli, solvente per eliminarli definitivamente. Principalmente l’attacco rotante, così come saltargli in testa, metterà i nemici in stato confusionale per un breve periodo di tempo, anche se con alcuni mostri sarà decisivo per batterli. Fortunatamente i combattimenti trovano un po’ di aria fresca con l’introduzione dei guardiani, mistiche creature attirabili con largo uso del solvente o della pittura e scagliabili contro i nemici per infliggere seri attacchi, e con i bozzetti. Grazie ad essi Topolino potrà creare oggetti dal nulla e piazzarli nel mondo di gioco, sia per sfruttarli in combattimento che nelle fasi esplorative. Purtroppo la varietà è nuovamente scarsa, con soli tre oggetti diversi a disposizione: la TV, utile per distrarre i nemici o per dare energia ad alcuni macchinari, l’incudine, ideale per schiacciare i rivali o utilizzabile come piattaforma per raggiungere luoghi a distanza proibitiva, e l’orologio, in grado di rallentare il tempo per alcuni secondi.
Il marchingegnio raffigurato nell’immagine fungerà da attivatore, e allo stesso tempo sarete posti davanti alla scelta di riempirlo di pittura o solvente, decisione che avrà ovviamente delle conseguenze.
Arrivati al comparto grafico potrei star qui a parlarvi di tecnicismi vari, e lo farò, ma giusto qualche accenno. Vi posso dire che il lavoro dei Junction Point Studios è ben curato, che i poligoni sono di buon livello seppur con qualche eccezione qua e la, e che il tutto si fa apprezzare anche su televisori in alta definizione, magari nonostante un leggero aliasing in alcune zone; ma quello di cui preferirei parlare è lo stile.
Innanzi tutto Rifiutolandia: l’abbondante uso di colori freddi (ideali per rispecchiare al meglio un mondo dimenticato), i personaggi del passato dipinti come alla loro epoca (alcuni in bianco e nero ed altri a colori), le diverse ambientazioni devastate dall’impatto del solvente e il level design di ogni area (fanno eccezione le prime ore di gioco) ben studiato, fanno parte di una realizzazione davvero calzante del regno, e poi arrivano i tocchi di classe. Mi riferisco agli schermi proiettori, apprezzabili riproposizioni dei cartoni animati d’altri tempi, alle cut-scene, il cui stile ricalca alcuni vecchi concept, e per finire a tutti gli easter egg e citazioni al mondo Disney, così tante che potrebbe scappare qualcosa persino ai fan più accaniti. Unite tutto questo a musiche stupende, avventurose e che raggiungono il culmine nei momenti clou, e potrete arrivare a definire tutto il pacchetto artistico veramente straordinario.
Due dei tanti riferimenti alla Disney, in questo caso si parla di Dumbo. Oltre alla scultura di erba (e ce ne saranno anche di altri personaggi), Topolino si trova sopra il concept originale di una delle attuali giostre di Disneyland.
Epic Mickey è un titolo difficile da interpretare, che può suscitare valutazioni estreme, tanto che specialmente in questo caso vi sconsiglio vivamente di basarvi sul voto finale. Niente da obiettare sul degno tributo alla Disney composto dal comparto tecnico di prim’ordine e dalle musiche davvero coinvolgenti, e sulle diverse ore di gioco necessarie per portare a termine l’avventura, ma arrivati alla questione gameplay il dibattito è inevitabile. Obiettivamente, combattimenti limitati, fasi platform di varietà soltanto discreta e una telecamera ingestibile sono difetti davvero rilevanti, sollevati nel complesso da un buon sistema decisionale che influisce sui rapporti con i personaggi e sulle missioni. Se sarete capaci di andare oltre, di chiudere un occhio (facciamo uno e mezzo va) sulle mancanze di gameplay potrete gustarvi davvero un ottimo gioco, rappresentabile con un voto anche più alto di quello assegnato dal sottoscritto, mentre chi non riuscirà a mettersi il cuore in pace per i difetti descritti durante la recensione avrà comunque i suoi buoni motivi per lamentarsi. Peccato davvero, gli opportuni perfezionamenti avrebbero permesso ad Epic Mickey di compiere il gradino fondamentale verso un indiscusso successo, fino a renderlo realmente Epic.
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- Stilisticamente uno straordinario tributo alla Disney
- Buon sistema di scelte che influiranno sull’avventura
- Storia principale, missioni secondarie, rigiocabilità e collezionabili portano via parecchie ore
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- Telecamera inguardabile
- Combattimenti spesso monotoni
- Fasi platform sufficienti, con l’introduzione del pennello ci si poteva aspettare di più
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