Per anni possedere una Nintendo Switch ha significato accettare una sorta di patto non scritto. Da una parte c’erano Mario, Zelda, Pokémon e tutte quelle produzioni che rendevano la console praticamente insostituibile. Dall’altra bisognava convivere con una domanda che tornava puntualmente a ogni grande annuncio multipiattaforma: “Uscirà anche su Switch?”
Molto spesso la risposta era no.
Non necessariamente perché gli sviluppatori non fossero interessati alla piattaforma. Switch ha venduto abbastanza da rendere difficile ignorarla. Il problema era molto più semplice: con il passare degli anni, portare sulla console Nintendo giochi pensati per PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC è diventato sempre più complicato.
Qualcuno ci è riuscito attraverso conversioni tecnicamente sorprendenti. Altri hanno scelto il cloud. Molti altri hanno semplicemente rinunciato.
Con Nintendo Switch 2, però, qualcosa sembra essere cambiato.
Una giornata che dice molto più di quanto sembri
Basta guardare alcuni degli annunci arrivati nelle ultime ore.
Monster Hunter Wilds arriverà su Switch 2 il 4 dicembre, completo degli aggiornamenti pubblicati sulle altre piattaforme e persino con supporto al cross-play.
Capcom porterà inoltre sulla console Resident Evil 2, Resident Evil 3 e Resident Evil 4, aggiungendoli a una line-up che comprende anche Resident Evil Requiem e il futuro Resident Evil Veronica.
Square Enix, nel frattempo, ha pubblicato CRISIS CORE –FINAL FANTASY VII– REUNION su Switch 2 e ha confermato altri titoli come Romancing SaGa 3: Destinies United.
Presi singolarmente sono semplicemente annunci.
Messi uno accanto all’altro raccontano invece qualcosa di più interessante.
Nintendo non sembra più giocare un campionato a parte
La prima Switch aveva costruito una libreria straordinaria, ma progressivamente diversa da quella delle altre console.
Nintendo aveva le proprie esclusive, gli indie trovavano sulla piattaforma un ambiente ideale e numerosi publisher recuperavano giochi delle generazioni precedenti. Quando però arrivava il nuovo grande AAA multipiattaforma, Switch era frequentemente assente.
Switch 2 sembra avere la possibilità di interrompere questo schema.
Non significa che improvvisamente ogni gioco per PC, PlayStation e Xbox arriverà sulla console Nintendo. Le differenze hardware continuano a esistere e continueranno inevitabilmente a imporre compromessi.
La differenza potrebbe essere un’altra: realizzare una versione Switch non sembra più necessariamente richiedere di ripensare completamente il gioco.
Ed è probabilmente questo il cambiamento più importante.
Il vero successo non sarà avere la grafica migliore
Sarebbe anche sbagliato giudicare Switch 2 chiedendosi se Monster Hunter Wilds abbia la stessa risoluzione o gli stessi dettagli della versione PS5.
Non è quella la battaglia che Nintendo deve vincere.
Se un gioco riesce a mantenere intatta l’esperienza originale con compromessi tecnici ragionevoli, la possibilità di portarselo dietro diventa già di per sé una caratteristica importante.
Il caso di Monster Hunter Wilds è particolarmente significativo. Capcom non sta annunciando una versione isolata o ridotta: parla di aggiornamenti inclusi e cross-play con gli altri giocatori.
Il giocatore Switch 2, almeno sulla carta, non viene quindi confinato in una piccola versione parallela dell’ecosistema.
Ed è esattamente quello che Nintendo dovrebbe cercare.
C’è poi una conseguenza interessante per PlayStation e Xbox
Durante la generazione Switch, moltissimi giocatori hanno adottato una combinazione molto semplice:
Switch + PC/PlayStation/Xbox.
Una macchina per le produzioni Nintendo e il gioco portatile, l’altra per i grandi multipiattaforma.
Se Switch 2 riuscisse davvero a ricevere una percentuale sensibilmente maggiore dei giochi third party contemporaneamente alle altre piattaforme, quella necessità potrebbe diminuire.
Non per tutti, naturalmente.
Chi cerca le prestazioni migliori continuerà a preferire un PC potente o una console più performante. Ma esiste un pubblico enorme che non conta pixel e frame per decidere dove acquistare un gioco.
Per quel pubblico la domanda potrebbe diventare:
“Perché comprarlo altrove se posso giocarlo anche in portatile?”
Ed è una domanda decisamente più pericolosa per la concorrenza di qualsiasi confronto sulla potenza hardware.
Ma aspettiamo prima di dichiarare vittoria
C’è comunque un rischio.
Una buona partenza non garantisce che il supporto continuerà per tutta la generazione.
Anche Switch ricevette inizialmente conversioni importanti. Il problema arrivò progressivamente, quando l’hardware iniziò ad allontanarsi sempre di più dallo standard utilizzato dagli sviluppatori.
Switch 2 dovrà quindi superare una prova che non dura sei mesi, ma anni.
Bisognerà vedere cosa accadrà quando i giochi inizieranno ad abbandonare definitivamente qualsiasi vincolo con l’attuale generazione hardware, quanto saranno costosi i porting e soprattutto quanti publisher riterranno economicamente conveniente realizzarli.
È lì che capiremo davvero la differenza.
Forse è questa la vera “next-gen” di Nintendo
Nintendo non ha bisogno di trasformare Switch 2 nella console più potente sul mercato.
Probabilmente non ci ha nemmeno mai provato.
La vera evoluzione potrebbe essere molto meno appariscente: mantenere tutto ciò che ha reso Switch diversa dalle concorrenti eliminando, almeno in parte, il prezzo da pagare per quella diversità.
Una console sulla quale giocare Mario, Zelda e le altre produzioni Nintendo, ma che non costringa continuamente a guardare altrove quando esce un grande titolo third party.
Gli annunci di questi giorni non bastano ancora per dire che Nintendo ci sia riuscita.
Ma per la prima volta da parecchio tempo, la domanda non sembra più essere quali giochi non arriveranno su Nintendo Switch 2.
Potrebbe diventare quali, invece, resteranno fuori.
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Analisi più che condivisibile. Il punto sul cross-play di Monster Hunter Wilds è quello che mi convince di più: non è solo “arriva anche su Switch 2”, ma arriva senza tagliare fuori i giocatori dall’ecosistema principale, ed è una differenza sostanziale rispetto al passato. Giustamente sottolineate anche il rischio: il vero banco di prova sarà tra 2-3 anni, quando i giochi inizieranno a slegarsi dagli standard tecnici di questa generazione. Per ora sono segnali incoraggianti, ma è presto per parlare di problema risolto.