I dipendenti del reparto di controllo qualità di Activision hanno votato per autorizzare uno sciopero, aumentando la pressione sulla società mentre proseguono le trattative per il loro primo contratto collettivo. Il voto è stato espresso il 15 ottobre dai membri di Activision Quality Assurance United-CWA (AQAU-CWA), il sindacato che rappresenta centinaia di tester, dopo oltre due anni di negoziati senza un accordo definitivo.
L’autorizzazione non significa che lo sciopero sia già stato indetto. Consente al presidente della Communications Workers of America (CWA), Claude Cummings Jr., di convocarlo qualora le trattative continuassero a non produrre risultati. La mobilitazione arriva in un momento delicato per Activision, con il lancio di Call of Duty: Modern Warfare 4 e le attività di supporto al gioco al centro del calendario produttivo.
Il sindacato si era formato nel marzo 2024, quando quasi 600 addetti al controllo qualità avevano aderito all’organizzazione. Le trattative con Activision Publishing erano iniziate nell’agosto dello stesso anno, ma, secondo i rappresentanti dei lavoratori, diversi punti fondamentali restano irrisolti. Tra questi figurano gli aumenti salariali, le garanzie sull’impiego dell’intelligenza artificiale, il ricorso ai lavoratori a contratto e il diritto di ottenere accomodamenti sul posto di lavoro in base all’Americans with Disabilities Act, la legge statunitense che tutela le persone con disabilità.
Emily Danko, membro del comitato negoziale e tester QA, ha descritto il confronto come un processo lungo e faticoso, accusando la società di continuare a rinviare le decisioni sulle questioni più importanti.
«La trattativa è stata un processo lungo ed estenuante, durato oltre due anni. Il nostro comitato ha compiuto passi responsabili, mentre l’azienda continua a temporeggiare su questioni cruciali come salari, accomodamenti e tutele dei lavoratori. Nonostante i nostri sforzi per negoziare in buona fede, i progressi concreti sono stati difficili e restano questioni fondamentali irrisolte».
Anche Jenna Huffman, membro del comitato negoziale e tester QA, ha criticato l’atteggiamento dell’azienda, sostenendo che i ritardi contraddicano l’impegno precedentemente assunto da Activision a mantenere un rapporto corretto con il sindacato.
«I nostri membri sono stanchi di questi rinvii e sono pronti a fare ciò che è necessario per ottenere un contratto equo, salari adeguati e condizioni di lavoro giuste per tutti».
La CWA sostiene che la situazione sia particolarmente significativa perché i dipendenti coinvolti contribuiscono alla realizzazione di alcuni dei titoli più redditizi di Activision. Susie McAllister, vicepresidente della sezione District 7 del sindacato, ha affermato che l’azienda avrebbe ritardato le trattative invece di impegnarsi a raggiungere un accordo con i lavoratori.
La vicenda si inserisce nel più ampio processo di sindacalizzazione dell’industria videoludica statunitense. Microsoft aveva riconosciuto volontariamente il sindacato nell’ambito dell’accordo di neutralità sindacale raggiunto con la CWA nel 2022. Nel frattempo, la CWA dichiara di rappresentare quasi 2.500 lavoratori all’interno di Activision Blizzard.
La posizione dell’azienda è diversa da quella espressa dal sindacato. In una dichiarazione riportata da Kotaku, un portavoce di Activision ha affermato che la società sta negoziando in buona fede e che sono stati compiuti progressi significativi su diversi punti. L’azienda ha ribadito di voler raggiungere un primo contratto equo, sostenibile sia per i dipendenti del reparto QA sia per il futuro dell’attività.
Activision ha inoltre dichiarato di aver proposto nuovi incontri con il sindacato per il 21 e 22 ottobre, confermando di rispettare il diritto dei dipendenti a partecipare ad attività sindacali protette, compreso lo sciopero. La società ha aggiunto di avere predisposto piani per evitare ripercussioni sui giocatori e sulle prossime uscite.
Per il momento, dunque, non è stata annunciata una data per un’eventuale astensione dal lavoro. L’esito delle prossime riunioni potrebbe però determinare se il voto resterà uno strumento di pressione negoziale o si tradurrà in una mobilitazione concreta.
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