[RECENSIONE] Giana Sisters Twisted Dreams

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[RECENSIONE] Giana Sisters Twisted Dreams


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Non c’è due senza tre…

Poco tempo fa mi ritrovai a discutere con alcune persone sul plagio nel mondo dei videogiochi. Che sia una pratica ormai collaudata in questo mondo è un dato incontestabile, sono sicuro che ognuno di noi sia in grado di trovare un “clone” di Gran Turismo o di GTA, giusto per citare dei titoli che rappresentano due generi completamente diversi tra loro. Nintendo è sempre stata un pò al centro di questo caso: tra le varie IP della casa di Kyoto quelle che hanno subito tentativi di imitazione sono parecchie, l’ ultimo caso in ordine cronologico è l’ormai famoso clone di Smash Bros di casa Sony. Non è stata una scelta casuale quella di utilizzare questo cappello introduttivo, perché uno dei titoli presi in analisi durante la discussione di cui sopra riguardava The Great Giana Sisters, gioco uscito nel 1987 per Commodore 64, Amiga 500 e altri sistemi dell’epoca ad opera dei Time Warp. Il titolo passò alla storia perché fu fatto ritirare dal mercato da Nintendo per la troppa somiglianza con Super Mario Bros per NES. In realtà Nintendo non portò mai Time Warp in tribunale, come alcuni credono erroneamente per colpa di articoli non proprio precisissimi sulla questione ad opera della stampa “un pò troppo di parte”, limitandosi a minacciarli di fargli causa per plagio.Tanto comunque bastò e il gioco scomparve dai negozi, ma si diffuse enormemente grazie alla pirateria (pratica diffusissima all’epoca…ah, le care vecchie cassettine…) Le poche copie originali vendute divennero dei veri e propri oggetti di culto, e ancora oggi raggiungono prezzi assurdi nelle aste tra collezionisti. 

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Il primo, “glorioso” Giana Sisters. Notate qualche somiglianza?

Dopo molti anni, nel 2009, si cercò di ridare onore al brand, e Black Forest Games pubbicò un Giana Sisters DS, titolo nuovamente molto simile, sia graficamente che come meccaniche, ai titoli 2D della serie di Mario. Ovviamente non raggiunse il successo sperato, e in Italia dubito fortemente sia mai stato distribuito. Questo Giana Sisters: Twisted Dreams ha quindi un background “culturale” abbastanza ricco, tanto da suscitare se non altro curiosità. Ma se a questo aggungiamo anche che è stato il primo titolo a essere finanziato con Kickstarter la curiosità comincia ad aumentare: bene o male tutti conosciamo le meccaniche del crowd funding, e raggiungere la cifra di 150.000 dollari non fu un impresa poi tanto ardua, grazie alla nutrita schiera di fan. Io, la ammetto, non sono tra questi. Ma la curiosità cui mi riferivo poco fa ha colpito anche me, quindi ho accettato ben volentieri il compito affidatomi per la recensione. E cosa ne è venuto fuori? Che non sempre il plagio è sinonimo di successo (ma questo i ragazzi di Black Forest Games ormai l’hanno imparato), ma che osare e creare un identità propria è sì un rischio, ma porta anche dei risultati. E questo il caso? La terza volta sarà quella buona? Indubbiamente, la risposta è sì. Nei platform la trama è sempre stato un pretesto per buttarsi nell’azione vera e propria, Giana Sisters: Twisted Dreams (GSTD) non fa differenza: racconta di Giana che parte alla ricerca della sorella Maria rapita da un drago obeso e portata in un mondo parallelo tramite un portale materializztosi casualmente nella stanza delle due ragazze. Niente di più classico. Le differenze però si fanno notare sin da subito. Vero fulcro del gameplay è la trasformazione di Giana, dove la nostra protagonista all’occorrenza libera la sua parte “dark”, mutando non solo nell’aspetto (da candida biondina ad aggressiva rossa) ma anche nelle abilità. La trasformazione è immediata, tramite la pressione del tasto RT, e la combinazione delle due versioni di Giana sarà fondamentale per l’avanzamento nei livelli e per il superamento dei vari enigmi.

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L’utilizzo delle due versioni di Giana é fondamentale per il proseguimento dell’avventura

La struttura è quella di un platform bidimensionale a scorrimento laterale, splendidamente realizzato, in cui dovremo avanzare per trovare l’uscita del livello. Durante la nostra esplorazione, dovremo raccogliere delle gemme che sono direttamente legate al gameplay. Ogni mondo di gioco infatti è suddiviso in livelli, con il classico livello finale dove si affronta il boss di turno. Tale livello però rimarrà bloccato fino al raggiungimento di un determinato numero di stelle, assegnate in base alle gemme raccolte sparse per i livelli: non è quindi sufficiente completare il livello per avanzare ma occorre esplorare a fondo ogni zona per poter soddisfare i vari requisiti imposti dal gioco, e non di rado toccherà ripetere il livello per cercare di ottenere una valutazione più alta. Tecnicamente ci troviamo davanti ad un titolo realizzato in maniera eccellente, con dei mondi molto vari, seppur classici nella tipologia del genere. Vero punto a favore della realizzazione tecnica è la scelta cromatica. Infatti non è solo Giana a subire una trasformazione, ma anche il mondo che la circonda e la musica che l’accompagna.

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Le Boss Battle sono veramente impegnative, degne esponenti del genere

La versione “candida” di Giana si muove in un mondo tetro e desolato, accompagnato da una musica soft e rilassante, mentre la versione “dark” si muove in un mondo fiabesco e colorato, accompagnato dallo stesso tema del mondo precedente ma rivisitato in chiave metal, con alcuni passaggi (e qui viene fuori il musicista che c’è in me) decisamente fantastici: dopo pochi minuti la colonna sonora ti entra in testa, decisa a stabilirsi lì, senza mai venire a noia. Il commento musicale è importante in tutti i giochi, ma in alcune tipologie assume un ruolo fondamentale, sottilineando ritmi e tempistiche del gameplay. L’unica pecca che ho riscontrato nel corso delle mie partite è solo la mancanza di una storia portante: nessuna parte del gameplay, dallo scopo principale (ovvero la ricerca della sorella) alle trasformazioni, al girovagare per i mondi di giochi è minimamente spiegato, solo un abbozzo nel ovvio finale. Questo contribuisce a non creare un vero e proprio coinvolgimento in quello che si sta facendo. Per fortuna il gioco è divertente, quindi se uno è consapevole di questo si trova tra le mani un ottimo prodotto, impegnativo vario nel comparto grafico e ben strutturato come gameplay. Chi non ha molta esperienza con gli arcade made in ’80-’90, di cui GSTD è decisamente figlio, però, potrebbe trovarlo eccessivamente difficile.

Ma si sa, morire innumerevoli volte per il completamento di una sfida fa parte del divertimento…

 

 

Scritto da: Riccardo "Rhaxs" Sitzia

Videogiocatore sin da quando ha avuto facoltà di pensiero, possiede come caratteristica fondamentale avere "metallo liquido e birra" al posto del sangue nelle vene. Soffre della "Sindrome del Chitarrista" che, oltre a costringerlo a imbarazzanti esibizioni di Air Guitar in luoghi pubblici utilizza come scusa per i suoi frequenti errori di battitura: "Ho le dita della mano sinistra che vanno più veloce del pensiero..deformazione professionale" ama dire.

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