[RECENSIONE] Capsized

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[RECENSIONE] Capsized

capsized title  L’Inferno non é che il Paradiso capovolto

Da quando ho cominciato a occuparmi anche delle recensioni dei giochi Arcade ha preso sempre più forma il pensiero che il nostro caro Direttore in fondo mi odi. Quando mi ha contattato per la recensione di questo Capsized, mi son avvicinato in maniera molto fredda al titolo,  memore dell’ultima esperienza non certo felice. Facendo un giro per la rete però, l’interesse pian piano aumenta, anche perchè il gioco in questione è un più a me congeniale action/platform stile anni ’80, figlio di quelle “glorie” arcade che in sala giochi davano fondo alle mie finanze.
Quindi con rinnovato entusiasmo scarico il gioco e dopo qualche minuto son già seduto con pad in mano e psicologicamente pronto a rispolverare i cari, vecchi turpiloqui che da sempre accompagnano questo tipo di gioco (anche se devo dire che ultimamente il campo legato a queste pratiche si sta allargando… ma questa è un’altra storia…).
Sin dall’introduzione si capisce il fulcro del gioco: Capsized è un atto d’amore verso un genere che nel panorama attuale non trova più spazio, e che anche su console conta solo pochissimi titoli (i gloriosi Contra per la parte puramente action, e quel superbo capolavoro che risponde al nome di Super Metroid), pur non avendo un incipit al livello soprattutto di quest’ultimo. La storia parte infatti con l’equipaggio di un’astronave che, per via di un incoveniente tecnico, è obbligato ad un’evaquazione di emergenza con le capsule di salvataggio. Noi saremo chiamati ad interpretare uno di questi silenziosi astronauti precipitato su un pianeta ostile, armati solo della nostra tuta con jetpack, di un fucile, e di un rampino elettromagnetico. Lo stile grafico scelto per la rappresentazione dell’avventura è molto particolare, una grafica fumettosa stile deformed all’americana (quindi personaggi “mascelloni” e decisamente più “robusti” della controparte nipponica), opera del talentuoso Jesse McGibney ( date un occhio ai suoi lavori sul suo sito, Path of McGibs, merita…).

Capsized 1

La struttura del gioco è quella classica dell’Action /Platform degli anni ’80

I vari livelli di gioco pur essendo a scorrimento orizzonale ( da sinistra verso destra) si snodano attraverso complicati labirinti dove non di rado capita di perdere l’orientamento e dove saremo chiamati a risolvere di volta in volta alcuni semplici enigmi. Semplici solo per quel che riguarda la parte celebrale, perché capire ciò che si deve fare è si un primo passo, ma non vuol dire aver superato l’ostacolo, che richiederà tutta la nostra abilità nel controllo del personaggio e dei suoi strumenti (jetpack e rampino) per potersi considerare effettivamente archiviato. La grande varietà di nemici, i numerosi segreti da scoprire (recupero salute, munizioni per il nostro fucile d’ordinanza che varierà efficacia e tipologia di sparo a seconda del “bonus raccolto”, caratteristica fondamentale di questo tipo di giochi, carburante per il nostro jetpack e le immancabili vita extra) e la fantasia delle ambientazioni, molto “tipiche” ma funzionali contribuiscono a creare un’esperienza di gioco accattivante e divertente. Se avete letto fin qui vi starete chiedendo il perchè del pensiero espresso a inizio articolo riguardante l’odio del buon Pintur nei miei confronti.

Capsized 4

L’ uso combinato di Jetpack e Rampino risulta fondamentale per l’avanzamento nei livelli. Ma usare l’equipaggiamento e sparare contemporaneamente risulta più macchinoso del previsto

Semplice, perchè se stessi parlando del gioco per PC tutto quanto scritto corrisponde a verità. Ma la versione XBLA da me testata, seppur identica in tutto è per tutto alla versione “originale” ha una fastidiosa aggiunta: la seconda levetta del pad. Tutto quello che nella versione PC era affidato al mouse, qui viene invece è legato all’utilizzo della levetta destra del nostro pad, rendendo tutto ciò che era intuitivo, comodo e soprattutto preciso un’esperienza snervante. Trovarsi circondati da nemici (che per inciso, fanno davevro male sin dai primi livelli) e non riuscire a colpirne nemmeno uno per via del sistema di puntamento scomodo non è divertente. Certo, la pressione del tasto LB formisce un prezioso aiuto alla mira (leggasi: lock on sul nemico più vicino nella direzione in cui si è rivolti) ma figura più come una “correzione in corso d’opera”, una sorta di “trucco sleale” che mina pesantemente la soddisfazione che un videogioco deve regalare mentre lo si gioca, insieme al divertimento. Un pò più di attenzione in fase di sviluppo (non è certo il primo gioco arcade che utilizza la levetta destra come mirino) avrebbe sicuramente eliminato l’unico difetto riscontrato nel gioco, che però purtroppo ha un effetto devastante sul gameplay e quindi sull’esperienza globale.
Gli amanti del genere come me riusciranno comunque a sorvolare, spinti dall’onda nostalgica che ti travolge giocando, mentre chi invece è alla ricerca di un qualcosa che da tempo non si vede più sulle nostre console tenga bene a mente che durante le prime le prime ore la tentazione di scagliare il pad verso la TV / monitor sarà altissima. Ma una volta superata ci si troverà davanti a un titolo emozionante, graficamente appagante e soprattutto divertente.
Certo, se avete un PC allora tutti i difetti magicamente spariscono… il voto finale è dato pensando appunto a questa versione. Quella console purtroppo, è di qualche punto inferiore.

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  • Veste Grafica accattivante
  • Gameplay dal sapore retrò

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  • Sistema di puntamento macchinoso

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Scritto da: Riccardo "Rhaxs" Sitzia

Videogiocatore sin da quando ha avuto facoltà di pensiero, possiede come caratteristica fondamentale avere "metallo liquido e birra" al posto del sangue nelle vene. Soffre della "Sindrome del Chitarrista" che, oltre a costringerlo a imbarazzanti esibizioni di Air Guitar in luoghi pubblici utilizza come scusa per i suoi frequenti errori di battitura: "Ho le dita della mano sinistra che vanno più veloce del pensiero..deformazione professionale" ama dire.

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