L.A. NOIRE (Switch Ed.)

Recensione

L.A. NOIRE (Switch Ed.)

8/10

Il verdetto di CoPlaNet

Voto, punti di forza e informazioni essenziali

Pro

  • Investigazioni interessanti
  • Unico nel suo genere
  • Buon utilizzo del touchscreen

Contro

  • Interrogatori deludenti
  • Gunplay dimenticabile
SviluppatoreRockstar Games
PublisherRockstar Games
Uscita14-11-2017

Non nascondo che all’annuncio di un remaster di LA Noire per le console attuali sono rimasto perplesso. La fatica del (pace all’anima sua) Team Bondi è stata infatti accompagnata sin dall’inizio da valutazioni abbastanza altalenanti, dovute probabilmente alle aspettative altissime che qualunque titolo Rockstar si porta dietro. Perché mai dare attenzione a questo prodotto, interessante sì, ma decisamente meno popolare di altri? (COFF COFF RED DEAD REDEMPTION)
Per quanto le supposizioni si sprechino, non siamo qui a parlare di possibili revival di serie, ma dell’arrivo del simulatore di detective nel 2017, in particolare sulla ibrida di casa Nintendo.
Le premesse ci sono tutte: grafica migliorata, supporto a touch screen e joy-con, dialoghi rivisti. Una buona occasione per tornare a Los Angeles?

LA Noire ci mette nei panni di Cole Phelps, un veterano di ritorno dalla guerra del pacifico, intento a rifarsi una vita in California. Quale modo migliore di ricominciare di unirsi alle forze dell’ordine? Phelps partirà da semplice agente di pattuglia, ma le sue innate abilità deduttive lo porteranno presto a diventare uno dei migliori detective del LAPD. La storia è strutturata a missioni quasi completamente slegate tra loro, con una sottotrama che unisce alcune di essere e converge nelle sezioni finali.

Il fulcro del gameplay sono le investigazioni. Il tutto inizia solitamente con una chiamata e finisce quando il colpevole è al caldo in cella o al freddo sotto terra. Nel mentre avrete luoghi da investigare, prove da esaminare e testimoni con cui parlare.
Grande enfasi è posta sugli interrogatori, dove potrete reagire alle risposte di testimoni e sospetti in tre modi diversi: poliziotto buono, poliziotto cattivo o accusa. Un modo non proprio chiarissimo per interagire in modo empatico, aggressivo o per mostrare prove in grado di smontare le deposizioni.

Purtroppo ciò che dovrebbe essere il punto forte del titolo si rileva confusionario e per nulla interessante. Il sistema con tre possibili risposte non funziona e spesso finirete per andare a caso, riuscendo comunque ad arrivare alla soluzione visto la natura pilotata del tutto.
E’ triste vedere che anche in questa iterazione nulla sia stato fatto per migliorare ciò che doveva rappresentare il fiore all’occhiello di LA Noire.

Come ci si aspetta dai maestri dell’open world, sarete liberi di girare liberamente per Los Angeles, ma dimenticatevi sottomissioni o follie varie: LA Noire basa tutto sulla sua storia e i suoi personaggi e la libertà è un elemento bidimensionale funzionale unicamente alla trama: Provate a scavare leggermente e vi troverete il nulla.
Abbastanza anonime le sezioni di combattimento, con un sistema che doveva ricordare quello di GTA IV ma fallisce nel eguagliarne la complessità e la fluidità.

Insomma, LA Noire è lo stesso gioco del 2011, nel bene e nel male. Parliamo delle differenze della versione Switch allora.
Alla Rockstar hanno ben pensato di sfruttare i controlli di movimento per la maggior parte delle azioni (specialmente per quando si tratta di muovere ed esaminare oggetti), ma detto con sincerità è davvero difficile consigliarne l’uso potendo utilizzare un controller tradizionale. Al contrario, in modalità portatile, il touch screen funziona egregiamente e rende molto più fluide determinate azioni.
A livello tecnico siamo di fronte a un bel passo avanti rispetto alla versione originale, che si traduce in una risoluzione maggiore e in qualche dettaglio aggiuntivo. Come sempre, la possibilità di poter affrontare l’avventura in modalità portatile è un plus non indifferente.

LA Noire è un prodotto tutt’altro che perfetto, proprio come nel 2011. Una passata di vernice non basta per renderlo in qualche modo moderno o per migliorare la formula originale, ma una cosa è chiara: A 6 anni di distanza è ancora un esperimento unico nel suo genere.
Resta da vedere quali siano le intenzioni della Rockstar, se trarre profitto dal suo catalogo di giochi passati o magari tastare il terreno per un eventuale ritorno al genere. Il solo fatto di averlo disponibile su console current gen è già di per sé positivo.

Recensione a cura di Sacha “Omeganex999” Morgese

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