L.A. Noire

Dove il colpevole non è sempre il maggiordomo...

Recensione

L.A. Noire

Il verdetto di CoPlaNet

Voto, punti di forza e informazioni essenziali

SviluppatoreRockstar Games
PublisherRockstar Games
Uscita14-11-2017

Il binomio cinema e videogame è sempre più in voga negli ultimi tempi. Mentre l’industria del grande schermo attinge sempre più spesso personaggi ed universi dai più famosi videogames, quest’ultimi continuano la loro battaglia nello sviluppo di storie coinvolgenti e approfondite, ma soprattutto di una narrazione degna di sceneggiature cinematografiche. Ebbene, dopo sette lunghi anni di sviluppo il Team Bondi ha finalmente portato alla luce L.A. Noire, il titolo che sulla carta potrebbe abbattere, o più realisticamente assottigliare, la barriera che divide cinema e videogames.

Siamo nel 1947, a Los Angeles, la città degli angeli, di nome ma non di fatto. L’alcool scorre a fiumi, iniziano a circolare le prime dosi di morfina utilizzate dai marines durante il recente conflitto, e di conseguenza prendono piede le prime grandi organizzazioni criminali. Persino le forze dell’ordine sembrano arrendersi all’evidenza, oltre che al controllo delle cariche politiche più importanti, arrivando spesso ad incriminare qualcuno senza la certezza della colpevolezza pur di non mostrarsi deboli davanti alla popolazione.

Fortunatamente qualcuno non ha mollato, Cole Phelps per la precisione, colui che impersonerete durante il gioco. Phelps è un reduce di guerra, attualmente in forza alla polizia di Los Angeles come pattuglia, ma con un po’ di fortuna e spirito di iniziativa farà i conti con il caso che darà lo slancio definitivo alla sua carriera nell’LAPD. Parte così l’avventura di L.A. Noire, dove a colpi di casi polizieschi seguiremo la scalata di Phelps ai ranghi più prestigiosi del dipartimento, insieme ad alcuni flashback sul giovane Cole e la sua aspirazione di diventare ufficiale dell’esercito americano.

Una narrazione parallela che funziona alla perfezione, bilanciando l’entusiasmo che si respirerà in caserma durante l’ascesa del protagonista, con gli scheletri nell’armadio dello stesso Phelps che i colleghi reputano un eroe di guerra. Chiaramente ne beneficia anche la stessa trama, appagante sia nel corso delle indagini con intrecci appassionanti e ritmo sempre più incalzante sul finire di ogni sezione di gioco, sia nell’approfondire il passato di quel Cole Phelps che cercherà a tutti i costi di fare il paladino della giustizia per cambiare le cose nella Los Angeles del crimine a piede libero.

Da questo punto di vista non c’è davvero nulla su cui recriminare, anzi, la qualità della sceneggiatura è impressionante, qualcosa che in un videogame si vede raramente, e le oltre 2000 pagine di copione garantiscono un’approfondimento dettagliato di trama e personaggi. A partire dagli elementi di contorno fino alle componenti primarie il livello si alza a dismisura, culminando con un personaggio principale che non tradisce la consuetudine di Rockstar nel costruire protagonisti sempre più credibili e complessi.

La campagna principale si dividerà in quattro sezioni principali, ognuna in base alla divisione del dipartimento in cui Phelps verrà assegnato: Traffico, Omicidi, Narcotici e Incendi Dolosi.

Trattandosi però della prima grande produzione a portare il genere noir in un videogame, la sfida più delicata risiede nell’accostare un gameplay adeguato a fronte della straordinaria trama menzionata in precedenza. In sostanza l’ossatura di L.A. Noire riprende le più classiche dinamiche investigative da film giallo riadattate in chiave videoludica, unite alla struttura free roaming che Rockstar porta avanti da tempo.

All’inizio di un nuovo caso la prima cosa da fare sarà investigare sulla scena del crimine, esaminando eventuali cadaveri e rovistando alla ricerca di tracce (come lettere, oggetti, armi o impronte) che possano introdurre nuove piste utili per la ricostruzione dei fatti. Tutti gli indizi scovati saranno quindi elencati nel taccuino del nostro detective, fondamentale per tenere traccia del quadro generale e utile per uno dei più importanti aspetti di gameplay: gli interrogatori. Come ogni buona detective story insegna, l’aspetto comunicativo è di grande rilevanza, e presto o tardi è necessario mettere alle strette i sospetti con le giuste domande per sbloccare la situazione. Un principio confermato anche in L.A. Noire, dove gli indizi raccolti permetteranno di porre alcune domande all’interrogato, la cui risposta sarà sottoposta al vostro giudizio.

L.A. Noire, oltre ad aiuti disattivabili dal menu di pausa, mette a disposizione i punti intuito, utili per segnalare gli indizi sulla scena del crimine, o negli interrogatori (visualizzando le statistiche della community o rimuovendo una delle tre opzioni). 

Il giocatore potrà infatti scegliere se credere alla dichiarazione del sospetto, dubitarne, oppure contestarla sbattendogli in faccia le prove raccolte nel taccuino che dimostrano il contrario. E a questo punto entrano in gioco le animazioni facciali, la vera rivoluzione grafica che la tecnologia del Motion Scan ha consentito di mettere a punto. Mai prima d’ora si era visto un tale realismo nell’osservare sguardi e movimenti dei personaggi, e mai prima d’ora è stato possibile permettere al giocatore di capire stati d’animo e pensieri al punto da poter giudicare la sincerità del sospettato nel rispondere alle domande. E proprio perché il realismo è così elevato non mancano indiziati anche molto bravi a mentire, rendendo il compito di giudicare le risposte ottenute non sempre facile e prevedibile.

Gli interrogatori consentiranno quindi di ottenere nuove rivelazioni, testimonianze, nomi o indirizzi, utili (in alcuni casi fondamentali) al proseguimento dell’indagine. Aggiungeteci le fasi volte alla ricerca di indizi e i viaggi in auto da un luogo all’altro, e otterrete la formula di base dell’intero gioco. Pertanto ne deriva una certa ripetitività di fondo, ma che il team di sviluppo ha ben mascherato diversificando ogni singolo caso, soprattutto grazie ai momenti action, che riutilizzano le meccaniche alla third person shooter con copertura (ancora piuttosto legnosa) già viste in GTA IV e Red Dead Redemption. Pedinamenti, sparatorie, risse, scorribande per le strade di Los Angeles e inseguimenti a piedi saranno spesso impiegati per spezzare il ritmo, nonostante quest’ultimi non saranno altro che una corsa priva di difficoltà con il buon Phelps che supererà automaticamente ogni ostacolo. Rimane infine un ultimo sassolino nella scarpa, vale a dire una certa linearità nelle investigazioni. Mentre la curiosità porterebbe a svuotare armadi, rovistare nella spazzatura e mettere sottosopra ogni angolo della stanza, gli elementi con cui interagire saranno soltanto quelli essenziali e pochi altri, rendendo le indagini alquanto ristrette.

Volete una pausa dalla solita routine da detective? Le 40 missioni secondarie faranno al caso vostro. Si tratta di brevi operazioni di polizia improntate all’action che verranno attivate rispondendo alla radio della vostra pattuglia.

Graficamente, L.A. Noire si innalza a livelli mostruosi, sia per l’espressività trasmessa dalle animazioni facciali, che per una ricostruzione minuziosa della Los Angeles degli anni ’40, ricavata con il supporto dei più disparati documenti storici raccolti dagli sviluppatori. Strade, edifici, luoghi famosi, automobili e abbigliamento rispecchiano perfettamente usi e costumi dell’epoca, ricostruendo l’atmosfera ideale per la sceneggiatura noir che caratterizza il titolo. Non fanno eccezione i campionamenti sonori e soprattutto le musiche, la cui scelta risulta perfetta in tutte le situazioni, dalle più cupe a quelle più movimentate. Senza poi dimenticare il favoloso doppiaggio in inglese, derivato da scene recitate direttamente dagli attori del cast, che chiude il cerchio di una regia difficile da dimenticare. Resta solo qualche problema a livello tecnico nella gestione delle risorse visive che si traduce in alcuni bug grafici e sporadici rallentamenti, che faranno la loro comparsa specialmente nelle sequenze finali.

L’immagine si commenta da sola. La somiglianza di Phelps con l’attore che recita ne la parte (Aaron Staton) è davvero impressionante.

Difficile inquadrare L.A. Noire in uno dei generi convenzionali, è uno di quei titoli che fa categoria a se stante, videogames che non si vedono spesso in questi anni. Si potrebbe dire che la produzione del Team Bondi mescola, seppur con qualche limite, le meccaniche action dei più famosi titoli Rockstar con gli elementi base di una avventura grafica, il tutto collocato nel primo grande universo noir pensato per un videogame. Un mondo che sfiora la perfezione, grazie ad una sceneggiatura cinematografica narrata e recitata splendidamente, ad una cura dei particolari impressionante e ad atmosfere degne di un romanzo. Non c’è quindi momento migliore per ribadire che qualcosa di artistico lo si può trovare anche dentro ad un videogame, e che il legame con il mondo del cinema è sempre più stretto.

[checklist]

  • Trama e personaggi coinvolgenti
  • Gameplay ben bilanciato…
  • Le animazioni facciali donano un’espressività incredibilità
  • Musiche e sonoro di alto livello

[/checklist][badlist]

  • …anche se lineare per certi versi
  • Una ripetitività di fondo
  • Alcuni rallentamenti, soprattutto verso il finire del gioco

[/badlist]

In qualità di Affiliato Amazon, CoPlaNet riceve un guadagno dagli acquisti idonei.

Lascia una risposta

Vuoi partecipare alla discussione?

Accedi oppure crea gratuitamente un account CoPlaNet per commentare, rispondere e mettere Mi piace.