Nintendo Difference: What else?
10 anni. Ok, 9 per la precisione.
Tanto si è dovuto aspettare per poter mettere le mani sul nuovo capitolo della saga partorita dalla mente del geniale Shigeru Miyamoto. Se consideriamo che Nintendo ha sempre sfruttato al massimo le sue IP più famose, distanziandone il più delle volte le uscite (anche se nel caso di Pikmin tra il primo e il secondo capiolo passarono appena 2 anni, 2002 – 2004), rimane comunque difficile il capire del perchè di questo lasso temporale enorme, considerato anche il non felice momento della console HD della casa di Kyoto. La versione “New Play Control” di Pikmin 2 ha certo mitigato un pò l’attesa, e permesso a chi non ha avuto la possibilità di giocare i due capitoli su Gamecube di poter provare un’esperienza del genere su Wii. Si, perchè mettiamolo in chiaro da subito: giocare a Pikmin va oltre il semplice videogiocare, è pervaso da una magia che rende ogni azione, ogni scelta, ogni sacrificio un qualcosa di particolare, che coinvolge a puro livello emotivo. Questa è sempre stata la carta vincente di Nintendo, e che si rivela vincente anche oggi, seppur giocata inspiegabilmente in ritardo, 8 mesi dopo il lancio di WiiU. Come nei precedenti capitoli la storia è puramente un’espediente narrativo per poter presentare situazioni sempre diverse, quindi niente di troppo impegnativo, e anche stavolta, abbastanza banale. Per far fronte alla scarsità di cibo il pianeta Koppai invia nello spazio numerosi equipaggi a bordo di navi spaziali alla ricerca di nuove forme si sostentamento. Come il più classico dei copioni, solo un equipaggio, costituito dal capitano Charlie, dal luogotenente Alph e dalla biologa Brittany, sembra aver individuato un pianeta in grado di dare qualche speranza al proprio, trovandolo ricco di risorse. A causa di un guasto nella navicella, però, i nostri si ritrovano dispersi sulla superficie di uno splendido ma pericoloso nuovo mondo, con il cibo che inizia ben presto a scarseggiare. Si scopre l’esistenza di alcune forme di vita autoctone capaci di interagire con l’ambiente. Grazie ad alcuni appunti trovati sul pianeta scopre che questi buffi esserini si chiamano Pikmin, e che possono essere controllati grazie al fischietto montato nella tuta spaziale (equipaggiamento standard degli esploratori spaziali, verrebbe da dire…).
Le prime missioni, che svolgono il compito di tutorial, servono per ricongiungere la squadra e fare la conoscenza dei vari titpi di Pikmin e delle loro abilità,generalmente basate su poteri elementali, fondamentali per il proseguo del gioco. Il colore identifica il tipo di Pikmin e il suo utilizzo: quelli rossi, resistenti al fuoco, son i Pikmin “da combattimento”, quelli blu sono gli unici a poter sopravvivere a contatto con l’acqua, quelli gialli oltre a poter maneggiare oggetti elettrici, sono i più deboli, ma possono raggiungere zone elvate preculse alle altre categorie. L’introduzione poi di due nuovi tipi di Pikmin (quelli Rocciosi, possono distruggere gli elementi dello scenario mentre quelli alati possono sorvolare specchi d’acqua, trasportare in volo oggetti e, ovviamente, attaccare i nemici volanti) e di due nuovi comandanti rende necessaria un’attenta pianificazione nel puzzle-solving, ponendo in ogni missione dei bivi decisionali non da poco: la gestione del tempo infatti segue una regola molto rigida, entro la fine della giornata (il cui tempo “in game” è di circa 15 minuti) i 3 comandanti e i vari Pikmin devono categoricamente rientrare all’astronave prima che questa si alzi in volo, pena una prematura dipartita. Questo limite di tempo influisce quindi pesantemente sul gameplay, considerato che bisogna anzitutto recuperare della frutta per poter avere le forze per continuare l’avventura (mentre i frutti più grossi verranno sintetizzati per creare le scorte da riportare su Koppai), e in seguito pianificare attentamente le mosse successive: esplorare una nuova zona o costruire un ponte per raggiungere più facilmente l’altra il giorno successivo? O creare una scorciatoia per raggiungere più velocemente la nave al calar della notte? A differenza del primo capitolo, il cui il tempo per completare la campagna principale era di 30 giorni, in questo Pikmin 3, a patto di aver a disposizione le scorte necessarie per il proseguimento, non ci son limiti temporali che costringono a strategie troppo azzardate o poco fruttuose. E’ infatti impossibile terminare uno stage in una singola giornata: occorre esplorare sapientemente ogni zona, eliminare i nemici presenti e creare nuovi percorsi laddove possibile al fine di massimizzare il risultato. I vari obiettivi presenti sulla mappa necessitano di un numero ben preciso di unità per poter essere compiuti, é quindi la gestione della nostra squadra a essere il fulcro di tutta l’esperienza. Non è sempre facile comandare i nostri gregari, e questo sembra essere una scelta di programmazione ben definita: infatti i Pikmin tendono ad avere un’intelligenza artificiale non proprio brillante, a disperdersi se lasciati troppo tempo da soli a eseguire l’ordine impartito, il che capiterà molto spesso utilizzando quella sorta di multitasking sopra descritto: fortunatamente la mappa presente sul Gamepad offre una visione abbastanza ampia di quel che accade per il livello, anche se avrei preferito una visione d’insieme un pò più precisa. La visuale di gioco infatti può solamente essere ruotata e centrata, ma non zoomata in modo da tenete d’occhio più unità contemporaneamente.
L’attenta pianificazione delle attività cui destinare i nostri gregari è uno dei tasselli fondamentali per la riuscita di una “fruttuosa” giornata
Le funzioni affidate al Gamepad risultano semplici e minimali, e a parte la possibilià di impartire ordini di spostamento alle varie squadre in giro per il livello e alla funzione mappa sopra descritta rimane solo la possibilità di visionare il replay della giornata una volta rientrati all’astronave, (che funge anche da punto di salvataggio tramite una sorta di “Diario di Bordo”) utilissimo per capire eventuali errori di pianificazione, e l’ormai immancabile (e inutile) possibilità di scattare foto. Le Boss Battle godono poi di un fascino tutto particolare. Sebbene per poter abbattere il cattivone di turno basti osservare i pattern di attacco (obiettivamente non numerosi e un pò prevedibili anche al primo approccio) il senso che si respira e di epicità pura, anche grazie alla colonna sonora ricca di citazioni e richiami alle serie storiche Nintendo. Dal punto di vista tecnico, il passaggio in HD della serie non ha che portato giovamento. Pikmin 3, con il suo stile fumettoso, è una gioia per gli occhi. Al di là di una generale somiglianza tra i vari stage (anche se in questo caso ha un senso questa scelta) rimane però il rammarico nel sapere che l’hardware della console non è stato certo sfruttato al massimo. La scelta delle inquadrature, assolutamente utile ai fini del gameplay e non una mera scelta stilistica, dà un senso di poesia che traduce appieno la famosa “Nintendo Difference”, affermazione che sempre più spesso si utilizza per le IP della casa nipponica ma che nessuno è in grado di definire in termini concreti e assoluti. Ma del resto la magia non si può spiegare. Parlando di longevità, il gioco si presenta bene. La mancanza di un tempo limite per terminare la campagna principale, come dicevo prima, è una gradita aggiunta, il che si traduce in circa una 20 di ore di gioco.
Ma queste aumentano esponenzialmente considerando che il titolo offre la possibilità di giocare in un co-op in split screen, sia cooperatiovo in una serie di missioni (affrontabili anche in solitaria) che competitivo ad obiettivi, un sistema di valutazione degli stage che farà sicuramente gola ai maniaci del risultato perfetto e la voglia, ma soprattutto la possibilità di adottare tattiche sempre diverse per il completamento della missione, L’aspetto fondamentale di questo Pikmin 3 è comunque l’empatia che si crea tra il giocatore e i buffi esserini colorati che affollano lo schermo. Come detto a inizio recensione, al di là dell’enigma cervellotico che ci si pone davanti, al di là della battaglia contro il titano di turno, al di là della scelta tattica che si fa, è impossibile non affezionarsi alle creature che diligentemente ci seguono ed eseguono i nostri comandi. Come ogni buon “genitore”, gioiremo ogni volta che ci daranno retta ottenendo risultati, ci arrabbieremo quando invece, per una leggera distrazione, si scatenerà un disastro o non intepreteranno bene le nostre indicazioni, e avremo un tuffo al cuore ogni volta che uno dei nostri compagni cadrà in battaglia. Con il passare del tempo la preoccupazione di far rientrare tutti sani e salvi all’astronave per passare la notte indenni diventerà un’azione importantissima, che fa da collante per tutti gli altri stimoli che il gioco offre. Letta così sembra quindi che Pikmin 3 sia esente da difetti. Purtroppo non è così. Ho volutamente lasciato per ultimo questo paragrafo, pur ricollegandomi a una sezione centrale della recensione, perchè seppur presente, i difetti sono tranquillamente trascurabili, sarebbe il classico voler cercare il pelo nell’uovo, e non minano affatto l’esperienza “globale” del titolo pur rendendolo più macchinoso e meno diretto.Il sistema di controllo ideale risulta essera infatti Wiimote + Nunchuck, magari affiancato al Gamepad come sola mappa da consulto durante il livello. La possinilità di puntare a video tramite i sensori di movimento infatti rende l’esperienza molto più gratificante. Il che risulta essere un pò riduttivo per una console che ha sempre fatto del suo innovativo controller motivo di vanto e che si trova ad avere la migliore esperienza di gioco con un sitema di controllo che risulta, seppur proprietario, “vecchio”. Nonostante questo Pikmin 3 risulta essere un gran gioco. Non sarà certo il titolo che spingerà a comprare la console, ma per chi già l’ultima nata in casa Nintendo la è un titolo assolutamente imprescindibile, nonostante le poche innovazioni che poterebbero renderlo troppo simile agli episodi passati, anche per quelli che fino ad ora hanno sempre guardato a questa serie con sufficienza. E’ un gioco molto particolare e non per tutti, esattamemte come gran parte delle IP Nintendo.
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- Pura Magia Nintendo
- Gestione della parte strategica impegnativa e appagante
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- Sistema di controllo forse un pò troppo “datato”. Gamepad sfruttato in maniera minimale
- Intelligenza artificiale non esaltante
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