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Marvel’s Spider-Man: Miles Morales
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Miles Morales: un eroe più piccolo, un cuore più grande
Marvel's Spider-Man: Miles Morales – Recensione
Sviluppatore: Insomniac Games | Publisher: Sony Interactive Entertainment Uscita: 12 novembre 2020 (PS4/PS5, titolo di lancio della console), poi PC (2022)
Dopo il successo di Marvel's Spider-Man del 2018, le aspettative su questo spin-off/sequel erano altissime, complicate ulteriormente dal ruolo di titolo di lancio per PlayStation 5. Miles Morales non tradisce del tutto quelle aspettative, ma lo fa consapevolmente restando un progetto più piccolo e concentrato, quasi un'espansione ambiziosa più che un capitolo a sé stante — e va giudicato proprio con questa scala in mente.
Un eroe alle prime armi
Il punto di forza narrativo del gioco è la sua stessa premessa: Miles Morales non è ancora Spider-Man, è un ragazzo che sta diventando Spider-Man. Da poco trasferitosi nel quartiere di Harlem, con poteri bioelettrici (il "venom blast") e capacità di mimetizzazione ancora acerbe e difficili da controllare, Miles rappresenta l'antitesi del Peter Parker navigato che avevamo lasciato nel primo capitolo. L'assenza di Peter — in viaggio con MJ per la maggior parte della trama — non è un espediente di comodo ma diventa parte del tema centrale: per un breve, cruciale periodo, sarà Miles a dover proteggere New York da solo, senza rete di sicurezza. È un racconto di crescita più che un racconto di eroismo già compiuto, e proprio per questo funziona.
Una famiglia (allargata) che convince
Come nel capitolo precedente, il cuore pulsante del gioco è nei rapporti umani. La madre Rio Morales, neoeletta consigliera comunale, e lo zio Aaron Davis portano sulle spalle un conflitto morale importante — quello tra legalità e sopravvivenza in un quartiere difficile — che dà profondità a due personaggi che in mani meno attente sarebbero rimasti sullo sfondo. A completare il quadro ci sono l'amico Ganke Lee, spalla comica ma anche confidente indispensabile, e Phin Mason, l'amica d'infanzia di Miles: la loro amicizia è scritta con cura, ed è proprio da lì che nasce il nodo drammatico più interessante del gioco.
Una storia breve ma mai stanca
La narrazione, più contenuta nella durata rispetto al capitolo del 2018, non perde mai ritmo: ogni missione principale spinge verso la successiva senza tempi morti, ed è costruita per tenere alta la tensione emotiva più che quella spettacolare. Il villain principale, per l'appunto Phin Mason nei panni della "Tinkerer", supportata dalla corporazione energetica Roxxon e affiancata da un Rhino più mercenario che minaccioso, non ha certamente il carisma di un Mister Negative o la statura di un Doctor Octopus. Ma è un antagonista calibrato apposta per la sfida che Miles deve affrontare in questo momento del suo percorso: più intima, meno globale, più dolorosa sul piano personale che su quello della città.
New York, ora a Natale
Il comparto tecnico conferma quanto di buono fatto da Insomniac nel primo capitolo, con l'aggiunta di un tocco che cambia parecchio l'atmosfera: New York sotto la neve, addobbata per le feste natalizie, regala scorci decisamente più suggestivi rispetto all'estate del gioco originale, e il ray tracing (su PS5) rende i riflessi sui grattacieli e sulle superfici innevate uno dei momenti tecnicamente più impressionanti dell'intera generazione console al lancio. I costumi non hanno la varietà sorprendente del predecessore, ma restano scelte identitarie forti — su tutti il costume ispirato a Spider-Man: Into the Spider-Verse, arrivato pochi mesi prima al cinema e diventato uno dei simboli stessi del personaggio.
I limiti, prevedibili
Le mancanze sono in gran parte quelle "fisiologiche" di un progetto di questa scala: una mappa che riutilizza in gran parte quella di Manhattan del primo gioco, senza l'espansione territoriale che ci si poteva aspettare, e un Miles che — giustamente, in coerenza con la storia raccontata — non arriva mai a sentirsi completo quanto un Peter Parker di fine primo capitolo. Sono limiti "voluti" più che errori di sviluppo, ma restano comunque limiti, specialmente se paragonati a un titolo che, per prezzo e ambizioni dichiarate, si è spesso posizionato più vicino a un gioco completo che a un semplice spin-off.
Il verdetto
Marvel's Spider-Man: Miles Morales è un sequel che sceglie consapevolmente di essere più piccolo, più intimo e più concentrato, e in questa scelta trova la sua identità: non prova a replicare la scala del primo Spider-Man, ma ne eredita la cura nella scrittura dei personaggi e nella messa in scena. Accolto molto positivamente dalla critica (85 su Metacritic) e ricordato soprattutto per la qualità tecnica al lancio di PS5, resta un capitolo minore solo nelle dimensioni, non nella qualità.
Voto: 8/10
A cura di Rikx21
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