140

Che aspetto ha la musica? 140 è la risposta.

Recensione

140

9,5/10

Il verdetto di CoPlaNet

Voto, punti di forza e informazioni essenziali

140header

  Che aspetto ha la musica? 140 è la risposta

140 è un platformer  totalmente incentrato sul ritmo e sulla musica. Le meccaniche di gioco semplicissime e uno stile grafico sobrio, composto da semplici figure geometriche monocromatiche e “paesaggi” tranquillamente realizzabili da chiunque con Paint, si combinano per creare dei caratteri minimalistici che permettono al giocatore di concentrare la sua attenzione esclusivamente sulle interazioni audio-visive  che rappresentano il fulcro di questo titolo.

Il termine che ritengo più adatto per descrivere la sensazione provata nel  giocare a 140 è “sinestesia” (http://it.wikipedia.org/wiki/Sinestesia_(psicologia)), e questo perché non sono mai entrato in contatto con sostanze allucinogene, che altrimenti  sarebbero state sicuramente il termine di paragone migliore. In effetti nel provare questo gioco con un gruppo di amici a luci spente e con il volume a palla, molto probabilmente la parola che verrà esclamata il maggior numero di volte sarà “trip”, sempre supponendo che si sia in condizione di poter parlare. Una precisazione che è necessario fare è questa: i comparti audio-video sono intrinsecamente legati tra loro, e la mancanza di uno dei due renderebbe l’intera esperienza nemmeno lontanamente paragonabile a quella completa. Quindi non è possibile parlare di colonna sonora bellissima (nonostante sia molto ben fatta) o aspetto grafico strabiliante. Semplicemente non è così.

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La visuale semplice permette di focalizzarsi sulla musica ed apprezzarne le interazioni con l’ambiente

Passiamo ora al gioco vero e proprio. Quella di cui prenderemo il controllo è una piccola figura geometrica mutabile, che assume l’aspetto di un quadrato da ferma, di un cerchio in movimento e di triangolo roteante in aria. E queste sono essenzialmente le uniche azione che possono essere compiute. L’obbiettivo del gioco è proseguire evitando di entrare in contatto con le “zone statiche”, insomma le interferenze grigie per intenderci; raccogliere delle piccole sfere colorate che andranno posizionate in apposite sezioni ed infine sconfiggere un boss alla fine di ogni stage, ovviamente composto dallo stesso materiale statico. Complessivamente il gioco è stato ridotto al minimo indispensabile, basti pensare che è assente un menù vero e proprio.

La particolarità di questo gioco è che tutto l’ambiente è influenzato dal ritmo della musica. Si parte dallo sfondo, che consiste in una sorta di equalizzatore grafico multicolore, che nonostante la semplicità (come del resto tutto) darà sfoggio ad alcuni momenti di pura estasi visiva. Ciò che bisogna superare per progredire con il gioco sono una serie di ostacoli che ovviamente si muoveranno in sincronia con i ritmo. Definirli puzzle non renderebbe abbastanza l’idea, anche se in alcune situazioni sarà necessario “risolverli”, poiché la maggior parte possono essere tecnicamente risolti al volo. Ma state tranquilli: sbaglierete moltissime volte.  Sebbene la componente trial and error sia praticamente inevitabile inizialmente, l’atmosfera generale del gioco non rende l’esperienza frustrante. Il livello di difficoltà del gioco non è particolarmente elevato: si parte da alcune semplici piattaforme mobili e quadrati sospesi su di una buca sul cui fondo si trova il materiale statico, e si arriva ad alcune combinazioni molto interessanti degli ostacoli trovati nel corso dei primi livelli. Tra queste sono inclusi cambi gravitazionali, piattaforme mutabili e altro.  Sicuramente le situazioni più impegnative, ma anche le più divertenti, sono gli scontri con i boss, che sono in totale tre. Non ritengo necessario rovinare la sorpresa a nessuno, anche se in questo caso la teoria è del tutto superata dalla pratica, ma è sicuro che saranno i momenti più immersivi del gioco.

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Ecco il primo dei tre boss, pronto per essere affrontato.

Un particolare elogio che ritengo sia necessario fare è la cura con cui è stato calibrato l’intero gioco. Mi spiego meglio. Essendo questo un titolo interamente concentrato sul ritmo, bisognerà letteralmente lasciarsi sopraffare dalla musica per poter superare al meglio i vari ostacoli, e l’intero corso degli eventi è molto frenetico. Ciò nonostante il margine di errore è praticamente perfetto. Se fosse stato troppo elevato, si avrebbe avuto un gioco fin troppo semplice e noioso. Se fosse stato troppo ristretto, se ne avrebbe avuto uno che avrebbe creato fin troppa rabbia nei giocatori. Stiamo parlando di pochi decimi di secondo, misure di tempo che sembrano irrilevanti, ma che fanno effettivamente la differenza. Più volte vi troverete a dover saltare in perfetta sincronia con la musica, ma a meno che di fallire clamorosamente, avrete quell’ esiguo lasso di tempo che vi permetterà comunque di superare l’ostacolo, che tiene conto pressappoco della media dei tempi di reazione umani.

Passiamo alle questioni riguardanti la durata. Vorrei prima però esprimere la mia personale opinione sull’argomento. 140 non è un gioco particolarmente longevo, ma non ritengo debba influenzare in nessun modo il giudizio. Questo titolo è stato creato, sempre precisando che si tratta di quello che penso io, perché il giocatore possa staccarsi brevemente dal mondo che noi conosciamo, ed entrare nel mondo della musica. E lo fa bene.  Non per altro non sono il giocatore e l’ambiente a controllare la musica, ma viceversa questi due entrano in sintonia con essa. Se fosse stato un gioco dalla durata di 5-10 ore, penso avrebbe perso molto di ciò che lo rende un lavoro ben fatto. Passando ora ai dati:  ognuno dei tre “mondi” avrà una durata di 10-20 minuti, a seconda della bravura del giocatore e della difficoltà crescente. Il gioco è stato dotato di una modalità “hardcore”, in cui si potranno rigiocare i 3 mondi, in maniera speculare sia per quanto riguarda l’orientamento orizzontale (destra/sinistra), sia per quanto riguarda i colori (ma non sono invertiti i controlli). Inoltre in questa modalità non si trovano checkpoint, ciò vuol dire che si ha un solo tentativo per completare l’intero livello, boss incluso. Questi livelli extra aumentano la longevità del gioco ma sono comunque destinati a quei giocatori che amano la sfida, e saranno comunque divertenti. La breve durata dei “mondi” normali entra in armonia con questi. Essa permette di avere un’esperienza stimolante e impegnativa, che ancora una volta non sfocia in ira e frustrazione (a meno che non si riesca a perdere ad un passo dallo sconfiggere il boss. Fonte – Me stesso).

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Questo è un esempio dei primi ostacoli da affrontare.

140 è un gioco modesto, per niente complicato che riesce ad ottenere il massimo col minimo; un titolo che è consapevole delle sue debolezze e che sfrutta tali punti deboli per fornire un’esperienza completa e ben realizzata. Sicuramente non è un gioco consigliato a tutti. Coloro che necessitano ad ogni costo della terza dimensione e di una grafica avanzata probabilmente non lo apprezzeranno. Ma le persone che gradiscono una certa semplicità, mescolata ad un intrigante e coinvolgente stimolazione musicale, sapranno sicuramente cogliere la bellezza di questo titolo.

[checklist]

  • Eccellente esperienza audio-visiva
  • Coinvolgimento che in alcuni punti sfocia in un vero e proprio “trip”
  • Livelli di sfida che si adattano ad ogni esperienza di gioco

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[badlist]

  • Nessuno

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