Ace Combat 8: Wings of Theve
Il verdetto di CoPlaNet
Ace Combat 8: Wings of Theve rinnova una formula ancora convincente con un volo più fisico, un meteo spettacolare e una colonna sonora eccellente. Qualche missione riempitiva e una scrittura altalenante ne frenano le ambizioni, ma il risultato resta un’esperienza di combattimento aereo coinvolgente e ricca di personalità.
Pro
- Combattimento aereo fisico, senza perdere l’immediatezza arcade
- Missioni varie, con obiettivi che cambiano in corsa
- Nuvole e meteo spettacolari, e utili in combattimento
- Colonna sonora tra le migliori della serie
- La squadriglia Joker regge la storia
Contro
- Scrittura poco sottile, non sempre all’altezza delle ambizioni
- Qualche missione riempitiva
- Selezione dei bersagli macchinosa nelle battaglie affollate
- Comunicazioni radio che si sovrappongono nei momenti più concitati
Quanti giochi vi vengono in mente con un 8 nel titolo? Io mi fermo presto: Final Fantasy, Dragon Quest, Tekken, Mario Kart. Resident Evil l’ha nascosto dentro la parola Village, come uno che mente sull’età. Per un periodo pieno di serie ben oltre la mezza età (presente), sono pochissimi. Un po’ perché con i tempi di sviluppo di oggi arrivare a otto richiede un paio di generazioni di giocatori. Un po’ perché a quel punto di solito qualcuno in riunione dice che il numero spaventa i nuovi arrivati, e via di reboot e sottotitolo.
Alla Bandai Namco quella riunione, evidentemente, non l’hanno fatta. Ace Combat 8: Wings of Theve quel numero se lo tiene stretto: mantiene quello che ha sempre funzionato, aggiunge qualche novità e usa a piene mani la tecnologia attuale per rendere tutto più spettacolare. È un approccio conservativo. Con basi così, non è un problema.
La storia si svolge circa dieci anni dopo Ace Combat 7: Skies Unknown, ma si segue senza problemi anche se non avete giocato i capitoli precedenti. La Repubblica di Sotoa ha invaso buona parte della Federazione di Usea Centrale, capitale inclusa, e il protagonista viene ripescato in mare dalla malandata portaerei Endurance. Da lì finisce sul sedile posteriore del caccia di Jan “Rex” Cope, le Ali di Theve, celebrato come il miglior pilota della Federazione. La leggenda di Cope ha un piccolo problema: è in gran parte inventata. Una costruzione propagandistica, pensata per dare a una nazione alle corde qualcosa e qualcuno in cui credere. Quando Cope viene abbattuto e ucciso nelle prime fasi dell’avventura, ne ereditate il nominativo e, soprattutto, le aspettative. Essere un eroe è complicato. Diventarlo perché quello prima è morto e il nominativo avanzava, un po’ di più.

Propaganda, disinformazione ed eroismo costruito a tavolino sono quindi al centro della storia. La scrittura non li affronta con particolare sottigliezza, ma ci crede abbastanza da avermi tirato dentro lo stesso. A far funzionare il tutto sono soprattutto i membri della squadriglia Joker: Baxter, un insegnante passato dall’aula alla cabina di pilotaggio che cerca di tenere il gruppo con i piedi per terra; Tasha, una pilota acrobatica civile che fatica ad accettare l’idea di uccidere; e Coster, il cui amore per il rock si fa sentire via radio.
Cope continua ad accompagnarci in spirito. Letteralmente: commenta le missioni da morto. Sulla carta è un’idea da licenziamento. Ma questa è una serie che da vent’anni ama osare a livello narrativo, quindi un collega defunto in cuffia è quasi sobrio. Il risultato è una storia che inciampa qualche volta, ma che monta verso un finale molto soddisfacente.
In una serie in cui si passa quasi tutto il tempo a guardare il cielo, rendere quel cielo interessante è abbastanza importante. E qui Wings of Theve fa un passo avanti notevole. Le nuvole volumetriche sono la cosa che mi ha colpito di più, anche perché hanno un ruolo concreto durante il volo. Il maltempo avanza sul campo di battaglia, i fulmini illuminano le nubi e la pioggia scorre sul vetro dell’abitacolo mentre le attraversate. Uscire da un banco di nuvole e trovarsi davanti l’intera battaglia, distesa lì sotto, è uno di quei momenti che da soli giustificano l’esistenza del prodotto.
Anche a terra c’è parecchio da vedere: città fitte di edifici, coste frastagliate, enormi macchine da guerra. Scendendo fino alle cime degli alberi si scoprono dettagli che, a chilometri di altezza, sfuggono del tutto. La stessa cura si ritrova negli aerei, fuori e dentro, con abitacoli dagli strumenti animati e funzionanti. I caccia accumulano persino lo sporco e i segni delle sortite durante la campagna, a meno di lavarli. Essere eroi della Federazione non esonera dalla manutenzione.

Migliora anche la presentazione della storia. Le scene quasi sempre statiche del capitolo precedente lasciano spazio a sequenze animate, spesso vissute attraverso gli occhi del protagonista. Funzionano, anche se dover premere un tasto per stringere una mano alla “Press F to pay respects” fa davvero cascare i cosiddetti. Pensavo avessimo imparato. Sul fronte delle prestazioni, su PlayStation 5 Pro il gioco gira bene, con qualche breve calo quando lo schermo si riempie di esplosioni, ma stabile nel 99% dei casi.
La musica merita un discorso a parte. Ace Combat ha sempre avuto una reputazione in questo campo, e l’ottavo capitolo riesce a distinguersi persino all’interno della serie. La colonna sonora passa da grandi brani orchestrali a cori, rock e chitarre spagnole, ma nonostante ciò resta coerente a temi e narrazione. Veramene un lavoro lodevole. Spicca ad esempio il tema degli Shadows, la squadriglia d’élite di Sotoa, che annuncia il proprio arrivo trasmettendo un canto via radio. Basta sentirlo partire per capire che la missione sta per complicarsi. È l’uso della musica che mi è piaciuto di più, perché diventa parte della battaglia e del modo in cui percepite il nemico.
Gli effetti sonori sono altrettanto curati: registrazioni di veri motori a reazione, i suoni dei diversi armamenti, il boato quando superate la barriera del suono. Il doppiaggio (solo in inglese e giapponese) mi ha convinto, con Cope particolarmente riuscito nel trasmettere il peso che il personaggio si porta dietro. Gli attori spesso danno una mano anche quando la sceneggiatura non offre loro materiale dello stesso livello. Ci sono problemi nei momenti più affollati, quando seguire le comunicazioni mentre si è impegnati a sfrecciare tra le nuvole è complicato. La scelta diventa sopravvivere o leggere i sottotitoli.
Sul gameplay siamo ancora in pieno combattimento aereo arcade. Gli elementi simulativi servono a dare consistenza al volo, senza togliere l’immediatezza che caratterizza la serie. La differenza più evidente rispetto ai capitoli precedenti è il peso degli aerei. I caccia rispondono con più inerzia, e questo cambia il modo di affrontare virate strette e cabrate: la manovra va preparata, il muso non segue più all’istante ogni movimento della cloche.
Controller, telecamera e sonoro rendono più fisica ogni azione. È un cambiamento che si sente, ma non stravolge le basi. Lo schema di comandi predefinito rimane accessibile e gestisce da solo alcuni aspetti del pilotaggio, mentre la modalità Expert vi lascia il controllo completo degli assi di movimento. Quest’ultima può sembrare eccessiva ai neofiti del genere, ma una volta presa la mano offre una maggiore libertà nel globale.

I missili restano lo strumento principale per abbattere i nemici. La mitragliatrice richiede precisione, ma usarla dà soddisfazione. Sopravvivere dipende soprattutto da come gestite la velocità e da come decidete di manovrare il velivolo. Le nuvole fanno parte dell’equazione: attraversarle può interrompere un inseguimento e darvi il tempo di liberarvi di un missile.
Una delle cose che mi sono piaciute di più è la struttura delle missioni. Le trenta sortite cambiano spesso obiettivi e priorità in corsa. Una scorta in apparenza ordinaria può diventare una situazione con più fronti aperti, costringendovi a fare spola tra diversi gruppi. Alcune missioni chiedono anche di osservare e interpretare quello che succede: seguire le scie di condensazione per individuare bersagli stealth, per esempio, o volare rasoterra per evitare i radar.
La qualità di queste è però, ahimè, altalenante. Si ha l’impressione che alcune siano state messe lì per allungare il percorso tra uno scontro importante e l’altro. Nelle battaglie più affollate la selezione dei bersagli, limitata a un solo pulsante, diventa problematica. Quando un obiettivo pericoloso è circondato da decine di indicatori poco rilevanti, agganciare quello giusto è quasi come giocare alla lotteria.
Potete dare ordini ai vostri compagni d’azione, mandandoli contro un bersaglio, tenendoli vicini a coprirvi le spalle o facendo usare loro le armi speciali. Sono comandi utili, che durante gli scontri trovano un posto concreto, anche se l’eccessiva abilità dei vostri alleati può interferire con i vostri tentativi di ottenere un punteggio più alto, visto che i loro abbattimenti non contano nel punteggio finale.
La preparazione delle sortite è più flessibile, perché si possono portare due armi speciali diverse, a patto di gestirne bene le munizioni. I punti ottenuti completando le missioni si spendono nell’albero degli aerei, che sblocca oltre trenta velivoli tra modelli reali e immaginari. Caccia da superiorità aerea, aerei da attacco al suolo, multiruolo e mezzi da guerra elettronica si comportano in modo abbastanza diverso da dare un senso alla scelta.
I componenti aggiuntivi offrono miglioramenti contenuti alle statistiche. Alle difficoltà più basse non c’è nessun obbligo di ottimizzare ogni dettaglio, a quelle superiori la preparazione conta di più. Resta comunque piacevole adattare l’equipaggiamento alla missione, scegliendo anche quali aerei affidare ai compagni.

La campagna dura tra le dodici e le quindici ore. Poi ci sono valutazioni da migliorare, medaglie da ottenere e difficoltà aggiuntive, con assi nemici che compaiono alle impostazioni più impegnative. Se volete solo godervi gli scenari, potete tornare sulle mappe completate in volo libero.
Il pacchetto comprende anche Ace Combat Online, una modalità a sé con progressione e salvataggi separati dalla campagna. Il punto di ritrovo è la Air Base, una base aerea condivisa che ospita fino a cento piloti, con tanto di sala giochi piena di classici Namco, jukebox e un’area di addestramento per quattro. Le modalità principali sono due, entrambe a squadre di quattro: Co-Op Assault, in cui i due team affrontano le forze nemiche e si contendono il punteggio più alto, e Co-Op Warfare, in cui si sparano addosso direttamente, con unità di terra, mare e aria a fare da contorno. Qui ogni pilota ha un livello di minaccia espresso in stelle: più abbattimenti mettete in fila senza farvi colpire, più punti valete per gli avversari. Tra una partita e l’altra possono comparire missioni speciali a tempo, tra cui le Emergency Sortie, in cui otto giocatori affrontano superarmi dei vecchi capitoli. A rotazione arrivano anche deathmatch a squadre e tutti contro tutti. Gli aerei sono gli stessi della campagna, ma vanno sbloccati da capo, e c’è il cross-play tra PlayStation 5, Xbox Series e PC.
E poi c’è un pass battaglia, l’Ace Pass, con stagioni da due mesi. Si sale di livello giocando online; la versione Premium, venduta a parte, aggiunge oggetti estetici e l’accesso immediato ad alcuni aerei, che a stagione finita saranno acquistabili separatamente. Quanto durerà l’online lo si capirà quando, passata la novità, si vedrà quanti piloti hanno ancora voglia di tornare in pista.
Ace Combat 8: Wings of Theve dimostra che questa formula ha ancora parecchio da offrire. Le novità intervengono su elementi precisi: il comportamento degli aerei, il ruolo del meteo, la varietà delle missioni, il rapporto con i compagni. Sono miglioramenti che si sommano e rendono l’esperienza più ricca, senza toccare lo spirito della serie.
Restano una sceneggiatura non sempre all’altezza delle proprie ambizioni, qualche missione riempitiva e un online che deve ancora dimostrare quanto regge nel tempo. Ma il combattimento aereo funziona, la presentazione è notevole e la colonna sonora è di quelle che vi restano in testa anche a gioco finito.
Arrivare all’ottavo capitolo è raro. Arrivarci sapendo ancora cosa offrire al proprio pubblico lo è di più. Se queste sono le condizioni, c’è spazio anche per un nono. Che di giochi con un 9 nel titolo, peraltro, ne ricordo ancora meno.

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