Alien vs. Predator
Il verdetto di CoPlaNet
Voto, punti di forza e informazioni essenziali
Due razze che insieme hanno collezionato ben otto film (e di certo non sarà finita qui) e che saranno sempre ricordate nel cinema di fantascienza sono tornate, ma nel mondo dei videogames. Ancora una volta la stagione della caccia è aperta, e ancora una volta la specie umana si vedrà immischiata (nel bene e nel male) nella faida secolare che mette a confronto i Predator e gli Xenomorfi. A curarne lo sviluppo è nuovamente Rebellion che, dopo i due capitoli rilasciati durante gli anni ’90 che hanno riscosso anche un successo abbastanza considerevole, si prende nuovamente la briga di portare il franchise sulle console di nuova generazione, sotto la supervisione di SEGA.

La trama sulla quale la software house ha pensato di incentrare la campagna single player non è delle più originali, anzi. Riassumendo brevemente, il gioco tratta della scoperta di un santuario Predator da parte del Sig. Weyland a capo dell’omonima Weyland Yutani Corporation, la stessa Weyland Yutani del motto “costruiamo mondi migliori” nonostante la compagnia si focalizzi principalmente sullo studio approfondito degli Xenomorfi, usati come cavie da laboratorio o addiruttura volti all’addestramento per essere tenuti sotto controllo dalla razza umana. Potete quindi immaginare quale significato abbia la scoperta del santuario e la conseguenza che gli scienziati cerchino di scoprire il più possibile sulla storia della razza Predator e sulle tecnologie che hanno sempre contraddistinto questa specie. Come in occasione dell’ Alien Vs. Predator uscito nel 1999, Rebellion ha adottato nuovamente la formula delle tre campagne, permettendo al giocatore di vestire i panni di un Marine, di un Predator e di un Alien, ovviamente riproponendo la stessa trama di base ma vista sotto differenti prospettive. Indubbiamente questa scelta amplifica la varietà di gameplay offerta dal titolo, ma allo stesso tempo ne risentirà la componente riguardante le ambientazioni di gioco, visto che vi ritroverete negli stessi identici scenari riproposti in ognuna delle tre campagne. Detto questo meglio suddividere la prossima parte in tre sezioni, in modo di descrivere il più dettagliatamente possibile le peculiarità di ognuna delle campagne presenti.
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Marine
In questa campagna vi ritroverete a vestire i panni di una recluta risvegliatasi tutta sola in una raffineria. Grazie ad una comunicazione radio verrete a sapere che il plotone di cui facevate parte è stato attaccato da un gruppo di Xenomorfi e, durante la ritirata, hanno deciso gentilmente di lasciarvi indietro e non svegliarvi. Dopo questa breve introduzione e un’infarinatura sui vari comandi, inizierete la ricerca della stessa sopravvissuta che vi aveva dato le notizie via radio, facendovi strada tra qualche Xeno che vi attaccherà e che comunque vi verrà segnalato tramite l’apposito radar di movimento situato in basso a sinistra (tra l’altro il radar non smette di “bippettare” nemmeno quando non ci sono nemici nelle vicinanze). A livello di gameplay la campagna del Marine non può che avere le classiche meccaniche di uno sparatutto in prima persona, anche se spesso si presenterà l’occasione di venire alle mani trasformando la battaglia in un para-colpisci-spara. La varietà di armi è estremamente limitata e ne saranno presenti soltanto sei tipi e nessuna di esse risulta essere originale nonostante la natura fantascientifica del franchise (al massimo un paio di armi permettono di rilevare gli Aliens anche al buio), anche se comunque per ognuna sarà a disposizione sia il fuoco primario che quello secondario. La durata della campagna è molto breve e al massimo, ma proprio al massimo, ci potreste impiegare all’incirca quattro ore a livello normale e, nonostante la mancanza di innovazioni per quanto concerne il gameplay, nei panni della recluta riuscirete comunque a divertirvi, forse anche più delle campagne successive.
Predator
Se la parte del Marine non è originale ma diverte, la campagna dedicata al Predator riesce ad offrire entrambe le cose. Le caratteristiche del Predator, invisibilità su tutte, portano il gameplay a mostrare anche un’apprezzabile componente stealth, proponendo quindi due stili di approccio a ogni missione. Oltre alla mimetizzazione con l’ambiente (che comunque sparirà quando effettuerete un attacco) vi saranno consentite varie tecniche che favoriranno notevolmente l’avvicinamento di soppiatto, come ad esempio la possibilità di saltare molto in alto, sfruttando quindi anche i tetti degli edifici per gli spostamenti senza essere individuati, le uccisioni furtive cogliendo alle spalle i nemici e anche l’opportunità di emulare la voce umana, distraendo i soldati e indirizzandoli verso un punto specifico per tendergli un agguato. Tuttavia, la furtività sarà un aspetto che potrete utilizzare a vostro favore solo in caso di scontri con esseri umani, in quanto sarete sempre e comunque individuabili dagli Xenomorfi, che vi costringeranno come nel caso del Marine a passare al combattimento corpo a corpo. Se comunque l’approccio stealth non vi sarà di gradimento, tra il vostro equipaggiamento avrete a disposizione un disco di cui comanderete la traiettoria, una lancia, le mine di prossimità e il cannone laser. Quest ultimo non sarà utilizzabile continuamente, infatti il suo impiego è soggetto a una limitazione grazie ad una barra dell’energia, che dovrete ricaricare prosciugando i generatori che troverete sparsi per l’ambiente. Oltre a tutto questo va segnalata anche la presenza di una visione per gli Aliens e di quella calorifica per individuare i soldati. Purtroppo rispetto alla campagna del Marine la longevità è ancora più bassa, tanto che si potrebbe parlare di un paio d’ore scarse per completare il tutto a difficoltà normale, anche se scegliendo un approccio stealth si può sicuramente rimanere impegnati per un pò più di tempo. Per di più, in quanto ad Intelligenza Artificiale, la campagna mostra qualche lacuna, soprattutto per via dei soldati, incapaci di rendersi conto che un proprio compagno è stato appena squartato a 15-20 metri di distanza anche in ambienti a cielo aperto, e solo calpestando i soldato morto aprirebbero gli occhi.
Alien
E dulcis in fundo (dulcis mica tanto) è arrivato il momento della campagna riservata all’Alien. Dico “mica tanto” perchè, soprattutto a causa di una regolazione non molto riuscita del gameplay, la campagna dell’Alien risulta essere di bassa qualità rispetto alle altre due, e i primi difetti si intravedono, anzi sono evidentissimi, già a partire dai controlli e dai movimenti che l’Alien è in grado di effettuare. La possibilità di camminare sulle pareti combinata con la spiccata velocità di cui è dotato lo Xenomorfo sono estremamente disorientanti, e in più di un’occasione vi ritroverete a non capirci più niente e a rimanere incastrati tra una parete e l’altra. Come se non bastasse anche la salute è calibrata male: se con il marine dovevate usare più di un caricatore per abbatterne uno, nella campagna dell’Alien ne basteranno la metà per farvi morire. Questa volta sul piano del combattimento regna la monotonia dato che lo Xenomorfo deve fare affidamento al solo corpo a corpo, sia con le zampe che con la coda (che aggiunge un pò di raggio d’azione ai vostri attacchi), nonostante durante le altre due campagne gli Alien erano anche in grado di sputare acido, scelta che quindi risulta alquanto discutibile. La durata totale della campagna è di circa due ore (sempre prendendo in considerazione la difficoltà normale), ma parliamoci chiaro: 30 minuti li passerete a cercare di orientarvi e a trovare la strada giusta per proseguire la missione.
Ormai immagino che due conti ve li siate già fatti, e avrete capito che complessivamente, le tre campagne vi permetteranno di passare il tempo per 8 ore volendo essere buoni; ad allungare la longevità ci sarebbero i numerosi collezionabili sparsi per le missioni ma dubito che vi metterete a raccoglierli tutti (anche perchè sono più di 150, pochi no?), a meno che non siate dei cacciatori di Obiettivi/Trofei.
Per fortuna che a tenere in vita Aliens Vs. Predator per qualche ora in più, ci pensa il multiplayer, formato da sei modalità che garantiscono una buona varietà tra loro, e sono:
- Partita Mortale: Il classico Deatmatch a squadre
- PM specie a squadre: Deathmatch in cui si affrontano una squadra di Marine, una di Predator e una di Aliens
- PM specie miste: Deathmatch con due squadre formate da elementi di diverse razze
- Dominio: Due squadre devono cercare di mantenere il controllo di alcuni punti della mappa per ottenere punti, la prima delle due che arriva a 100 vince
- Caccia Predator: Dei Marines dovranno cercare di difendersi da un Predator e, se possibile, ucciderlo
- Infestazione: Un giocatore inizierà come Alien e dovrà cercare di infettare tutti i Marines avversari
Fortunatamente le razze sono calibrate abbastanza bene e l’unica pecca da segnalare al multiplayer è il tempo impiegato nella ricerca delle partite, che molto spesso si dimostra veramente lungo.
Graficamente il titolo non è dei migliori, e presenta qualche caso di aliasing e textures piuttosto grezze, soprattutto per quanto riguarda elementi di contorno come le superfici e la vegetazione, mentre le tre razze sono rese abbastanza bene rispetto a tutto il resto. Qualche parola va spesa per le illuminazioni che, essendo essenziali per rendere al meglio l’atmosfera tenebrosa tipica delle serie sul grande schermo, appaiono ben riprodotte e piuttosto credibili. Di buona qualità anche le cut scene, nonostante qualche volta si verifichino animazioni poco conformi, come ad esempio qualche caso di slittamento sulle superfici. L’audio è invece uno degli aspetti migliori del gioco, con una localizzazione italiana più che buona, musiche apprezzabili nei momenti concitati ed effetti sonori veramente azzeccati che trasmettono il giusto clima nei tetri corridoi degli edifici.
Complessivamente Aliens Vs. Predator è sicuramente un buon titolo che, sebbene mostri alcune evidenti mancanze a livello tecnico, vi saprà divertire grazie alla varietà di gioco che offrono le tre campagne, anche se brevi e di cui una decisamente sottotono. Inoltre anche il multiplayer fa la sua buona figura tramite varietà e fluidità, nonostante rimanga sempre il problema del tempo impiegato per la ricerca delle partite. Se poi siete fan della serie non dovreste rimanere delusi dall’ultima fatica di Rebellion.
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- Tre razze giocabili per tre stili diversi…
- Sonoro decisamente all’altezza
- Buon Multiplayer
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- …ma in tre campagne brevi
- Campagna dell’Alien da dimenticare
- Grafica poco dettagliata
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