Call of Duty: Infinite Warfare

Recensione

Call of Duty: Infinite Warfare

8/10

Il verdetto di CoPlaNet

Voto, punti di forza e informazioni essenziali

Pro

  • Tecnicamente ottimo
  • Campagna eccellente
  • Zombi nello spazio negli anni 80

Contro

  • Multiplayer che sa di già visto
  • Mancanza di coesione tra le sue tre anime
SviluppatoreInfinity Ward
PublisherActivision
Uscita04/11/2016

Call of Duty Infinite WarfareL’appuntamento annuale con Call of Duty è visto da tanti come una sorta di rito, il piacevole ritorno di una serie che accompagna dal 2003 moltissimi amanti degli FPS. Una buona parte dei gioctori lo vede invece come il male assoluto, il peggio dell’industria videoludica, prodotto dalla terribile Activision sempre a caccia dei soldi dei poveri malcapitati. Questo però nonostante alcuni dei capitoli siano riconosciuti come rivoluzionari anche dai più grandi detrattori (sì, parliamo di Modern Warfare). A prescindere da quale lato vi sia più consono, non c’è alcun dubbio sul fatto che sia una delle serie di maggior successo di queste ultime due generazioni.

E una serie con così tante iterazioni deve necessariamente reinventarsi progressivamente, così dopo le varie avventure nel futuro medio-breve di Ghosts, Advanced Warfare e Black Ops 3, si vola direttamente nel futuro che abbiamo ipotizzato quando negli anni 60 le prime navi hanno lasciato l’orbita terrestre: quello dello spazio.
Una scelta che alla presentazione è stata letteralmente inondata di critiche, tra chi lo accusava di riciclare alcune idee viste altrove (coff coff TITANFALL) e chi, semplicemente, trovava che c’era troppo poco di ciò che i fan chiedevano per chiamarlo Call of Duty. Epico è il video di presentazione su youtube con una percentuale di dislike imbarazzante. Peccato però, un vero peccato.

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Peccato perché questo è probabilmente il Call of Duty con la miglior campagna dai tempi di Modern Warfare 2, per quanto questo possa significare per il giocatore di COD medio. Una manciata di ore (a occhio 6-8 in base alla difficoltà e al numero di sottomissioni che affronterete) che convincono pienamente grazie a dei bei personaggi e a un ottimo utilizzo dell’ambientazione spaziale, che vi vedrà annientare nemici su diversi pianeti del sistema solare e nello spazio stesso. Cosa significa per il gameplay? Beh, significa combattere in situazioni estreme, che siano queste astronavi con veti fragili in grado di risucchiare fuori qualunque cosa in caso di rottura, pianeti con temperature al sole insostenibili per il vostro equipaggiamento o anche, semplicemente, fluttuando nello spazio, con la possibilità di muovervi a 360 gradi.

Niente alieni, ma umani su marte che hanno deciso di non prendere più ordini dalla terra, ma anzi, di passare al contrattacco e prenderne possesso, spostando il centro di potere su marte. Nulla di estremamente nuovo, ma ciò che ne esce fuori è un misto di pomposità marine mischiata a un’atmosfera che tanto ricorda Battlestar Galactica, letteralmente un COD nello spazio, con tutto ciò che questo può rappresentare. La trama, l’esito di alcune situazioni, il finale, non sono propriamente innovativi o degni di oscar, ma il modo in cui gli eventi si svolgono e come il tutto viene raccontato è in grado di tenervi incollati allo schermo. In un modo lineare, sì, senza esplorazione, collezionabili o audiolog da raccogliere e ascoltare in giro, solo azione, azione e azione. Dimentico qualcosa? Sì, ma merita menzione a parte.

Questa iterazione di Call of Duty vi vedrà impegnati in diverse battaglie aeree al comando del vostro Jackal, un mezzo in grado di combattere sia sui vari pianeti che sullo spazio. Niente sezioni su binari, ma pieno controllo in sezioni mediamente lunghe che vi vedranno decollare, attaccare i vostri obiettivi e ritornare alla base, la Retribution.
Ed è proprio la Retribution che farà da hub tra le varie avventure. Finita l’introduzione del gioco, vi ritroverete infatti in carica di questa enorme nave spaziale e avrete la possibilità di decidere quale missioni affrontare (nel caso delle secondarie) e quale equipaggiamento portare con voi. Questo smonta un po’ il senso di avanzamento che si ritrova nelle campagne dei titoli precedenti, ma aiuta indubbiamente a sentirsi il vero capitano, nelle cui mani giace il destino della terra.

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Infinity Warfare riprende oramai l’usanza di essere fondamentalmente 3 giochi diversi in uno, con la campagna di cui sopra, questa volta unicamente per giocatore singolo, la modalità zombi da giocare in coop e il classico multiplayer, quello che è forse l’unico motivo di tanti per acquistare l’iterazione annuale.

Avviato la modalità zombi senza essermi minimamente informato, mi sono ritrovato di fronte qualcosa di inaspettato. Il tema è un parco divertimenti anni 80, con quattro personaggi che più stereotipati non si può, intenti a farsi strada tra 20 ondate di non morti in un’atmosfera molto più giocosa che in passato. E se nella prima partita sono riuscito a fare fuori 11 ondate con un team random, significa che qualcosa è cambiato. Con l’eliminazione della serietà e dei temi oscuri di Black Ops 3, alla Infinity Ward hanno pensato bene di rimuovere anche l’estremo livello di difficoltà che rendeva questa modalità veramente ostica per i principianti, con una curva forse un po’ troppo ripida. Questa volta il livello di sfida aumenterà molto più progressivamente, dandovi l’opportunità di potenziarvi e prepararvi alle ondate successive.

Ma Zombies in Spaceland è molto più di un’ondata di zombi dopo l’altra da far fuori, è scoprire le varie armi nascoste craftandole con gli oggetti giusti, ottenere nuove carte, avanzare sbloccando nuove zone e così via. E cosa succede una volta morti? Potrete rientrare in squadra, a patto di ottenere abbastanza punti nella sala giochi dell’aldilà. Sì, una volta andati avrete una sala giochi con diversi minigiochi in cui darvi da fare e, raggiunto un certo puntaggio, avrete la possibilità di rientrare in partita, a patto che i vostri compagni siano ancora vivi. Geniale, fantastico, meriterebbe un gioco a se.

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E allora, com’è il multiplayer, cuore pulsante della serie? Beh, è… Call of Duty. Sinceramente se mi avessero bendato e messo un controller alla mano, lanciandomi in un team deatchmatch di Infinite Warfare senza passare dai menù, avrei pensato di trovarmi davanti a Black Ops 3. Il che non è di certo una cosa interamente negativa, ma è deludente se paragonato alle innovazioni presenti negli altri due terzi del gioco. Certo, le mappe sono diverse, alcune hanno anche un che di spaziale, con i corpi che fluttueranno grazie all’assenza di gravità, ma finisce lì. Nessuna modalità in cui pilotare i vostri caccia spaziali, nessuna possibilità di muoversi a 360 gradi. Semplicemente voi e la vostra squadra, nel caos organizzato che i combattimenti di COD sono da diversi anni a questa parte.

Spariscono gli eroi ma ritornano in qualche modo sotto forma di classi (quindi non spariscono, pardon). Avrete la possibilità di salire di livello ed equipaggiare armi più potenti (a costo di averle ottenute), e far salire queste ultime di livello per sbloccare accessori e potenziamenti. Tutto molto classico, tutto molto COD. Entrate in partite, state fermi e morirete. Muovetevi un po’ e comunque morirete. E poi morirete, finché non diventerete bravi, finché non otterrete un equipaggiamento migliore o finché semplicemente non sarete stanchi e lo riporrete nella custodia visto che difficilmente questa iterazione convincerà chi non è amante di questo stile di gioco a spenderci del tempo. Nota interessante è la possibilità di poter ottenere chiavi per sbloccare “lootbox” in entrambe le modalità multiplayer, dando qualche possibilità nel ottenere equipaggiamento migliore anche a chi non è proprio abile nel multi competitivo.

Tecnicamente Infinite Warfare mi ha impressionato positivamente, almeno nella campagna. Il gioco è fluido, tenendo costantemente i 60 fps, offrendo comunque una grafica pulitissima sulla Playstation 4 standard. Non parliamo di un titolo che setta nuovi standard, ma sono rimasto comunque sorpreso dalla pulizia dell’immagine e, se escludiamo alcune texture che si rivelano abbastanza low res una volta avvicinatisi, la qualità è comunque molto alta. Lo stesso si può dire per il multiplayer e zombie, anche se indubbiamente qualche compromesso è stato fatto per far si che tutto girasse con meno intoppi possibili.
Il doppiaggio in italiano è fatto molto bene, e gli unici difetti (quali la monotonia di alcuni dialoghi) è da ritrovarsi più nello script originale che nel lavoro dei doppiatori italiani. La colonna sonora è anche molto buona, ma è difficile lodarla se paragonata ad altri giganti del campo.

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Call of Duty Infinite Warfare è, come detto, tre anime in una e questo rende un giudizio unico realmente difficile. La campagna è un susseguirsi di emozioni, che vi spingerà a giocarla fino alla fine e, perché no, rigiocarla a una difficoltà maggiore per la buona sfida che offre. Zombies in Spaceland è talmente interessante e divertente da domandarsi perché non sia ancora diventata un gioco a se. Se però siete amanti del multiplayer competitivo e Black Ops 3 vi ha stancato, è difficile consigliarvi l’ultima fatica di Infinity Ward, soprattutto in questo periodo in cui gli FPS di qualità abbondano. Se però apprezzate COD per il suo mix di componenti e l’idea di tornare a casa vi alletta, allora siete di fronte a un acquisto obbligato. Tutti su Marte!

Recensione a cura di Sacha “Omeganex9999” Morgese

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