E’ veramente difficile parlare di Catherine. Si è sempre a metà tra l’idea che ci potrebbe parlare di molte cose, finendo fuori discorso, e tra il gioco che si potrebbe riassumere in poche parole. Forse, più che di una recensione da videogame, ci starebbe bene una da film o da libro. Perché quando si ha a che fare con “giochi” simili, non si sa dove sbattere la testa. Catherine metterebbe in difficoltà qualunque recensore onesto, perché fin troppo fuori dagli schemi. Nella recensione di Neverdead ho parlato di come l’industria giapponese stia cercando di uscire dalla sua crisi stagnante d’idee per continuare a piacere al mercato occidentale, di come le vie di uscita siano tante, ma tutte incerte. Catherine manda questo ragionamento a quel paese, con un gioco che di venire incontro ai gusti occidentali se ne frega. Con una storia a metà fra un horror e un romanzo rosa, con un’anima da puzzle game, una difficoltà sopra la media e con dei personaggi che pescano a piene mani da uno stile manga moderno.
Vincent non riesce più a dormire la notte, a causa di alcuni incubi di cui non ha memoria al mattino. Ha 32 anni, la sua vita è incerta in questi tempi di crisi e la sua ragazza, Katherine, inizia a fargli pressioni per “fare il prossimo passo”. E mentre tenta di trovare un punto fermo per decidere cosa fare del proprio futuro, subentra l’altra, Catherine: giovane, attraente, diabolica. La vita di Vincent diventa un continuo caos, nel quale le indecisioni aumentano e una facile uscita di sicurezza inizia a farsi strada, sotto forma di ragazza prosperosa e facile. In più, ogni giorno in televisione si sente parlare di qualche suo coetaneo trovato senza vita nel suo letto. La vita non è facile per Vincent, così come per nessuno.
Non fatevi fregare, Catherine non racconta nessuna storia cui fare da spettatori, ma è un gioco vero e proprio nel quale sarà cruciale fare le vostre scelte. Anzi no, Catherine è due donne, due punti di vista e due giochi. E’ il gioco del giorno, nel quale assisterete alla vita sociale di Vincent, potrete girovagare nel bar che frequenta, parlare con i suoi amici, discutere con i clienti e mandare messaggi al telefono. Certo, ma è anche quello della notte, dove dovrete scalare altissime costruzioni formate da cubi, senza cadere di sotto e senza farvi ammazzare. Che connessione c’è fra queste cose? Più di quelle che possiate pensare, ma solo andando avanti nella complessa storia dell’ultima fatica Atlus potrete scoprirlo.
Catherine si svolgerà durante 9 giorni, poco più di una settimana, divisi tra ciò che potremmo descrivere come sogno e realtà. Per quanto le scene di vita non riguarderanno solo il bar (Stray Sheep, in italiano suonerebbe come “La Pecora Randagia”), sarà solo lì che avrete modo di controllare Vincent a tutti gli effetti. Come già detto, potrete bere (questo farà riflettere il protagonista e gli conferirà un bonus di velocità durante la notte), parlare con gli ospiti, cambiare la musica al jukebox e giocare a un particolare gioco, chiamato Rapunzel, che altro non sarà che una versione leggermente diversa (e più difficile) di ciò che accadrà la notte. Vi saranno messe davanti diverse possibili scelte nei dialoghi con i vari clienti e amici, così come avrete la possibilità di rispondere agli sms che le vostre donne v’invieranno. Da notare che sarete voi a scegliere come rispondere ai messaggi, scegliendo con chi essere delicato… e con chi un gran bastardo. Inevitabilmente però, dovrete tornare a casa.
Lo “Stray Sheep”, il bar in cui si svolge buona parte dell’avventura. Quella in cui siete svegli e non rischiate la vita, ma al massimo il fegato.
E una volta a letto (magari non subito, magari dopo qualche altra birra e una sigaretta), finirete nel regno dell’incubo. E’ vero ciò che si dice? E’ vero che se si sogna di cadere e non ci si sveglia prima di toccare il fondo, si muore? Per voi l’importante sarà cercare di non scoprirlo. Gli incubi di Vincent vi vedranno sotto forma di uomo-pecora intento a scalare una sorta di torre, per arrivare alla fine degli incubi e quindi alla libertà. Ma pare che solo un uomo ci sia riuscito, 100 anni prima, e che il destino di tutti gli altri sia comune e fatale: La libertà non è per tutti. E in fondo, chi può sapere cosa sia sul serio la libertà? La troverete all’interno della misteriosa cattedrale di cui si parla?
Ogni notte avrete una parte della torre da scalare, divisa in più piani. Ogni piano sarà formato da tantissimi blocchi che potrete spostare a piacimento per arrampicarvi, tirando e spingendoli. I blocchi non seguono la fisica del mondo reale, si muovono di spazi predefiniti, sono un grado di reggersi perfettamente, anche se sotto di loro c’è il vuoto, finché almeno un lato tocca un altro cubo. E’ difficile spiegarlo a parole, ma vi basterà vedere un video e capirete il meccanismo. E sarete fregati. Probabilmente vi chiederete perché una delle compagnie famose per i propri RPG moderni decida a un tratto di abbandonare il suo genere e darsi a un puzzle game. Monotono e semplice per giunta. E ripeto, sarete fregati, e ve ne accorgerete progredendo, con il gran numero di situazioni con le quali vi scontrerete, con i diversi tipi di blocchi a complicarvi la vita, con i pericolosissimi nemici a impedirvi la salita e il tempo, limitato e impassibile, a ricordarvi che non si torna indietro. Catherine non è un puzzle game, è una lotta per la sopravvivenza, con le idee poco chiare di chi non sa cosa vuole dalla vita, se non la vita stessa.
Benvenuti all’inferno della vostra scalata, preparatevi ad una dura battaglia per la libertà.
Ogni notte scalerete una diversa sezione, divisa in più piani. I piani di una stessa sezione condivideranno il tipo di blocchi che troverete e lo sfondo e saranno uniti tra loro da alcune cappelle nelle quali potrete incontrare le altre pecore/persone e salvare la partita. Parlando con le altre pecore (che potrete riconoscere come clienti del bar) potrete aiutarle a risolvere i loro problemi interiori e discutere su nuove tecniche di scalata. L’ultimo piano di ogni sezione vi vedrà affrontare un boss, uno dei pensieri di Vincent tramutato in creatura demoniaca, di dimensioni spropositate, pronto a farvi a pezzi. Si tratterà sempre di scalare blocchi, ma al posto del semplice tempo che corre, avrete un enorme nemico in grado di attaccarvi direttamente e farvi fuori in un sol colpo. In cima, ci sarà la porta, quella per la salvezza momentanea che corrisponderà al vostro aprire gli occhi in un altro giorno, per cominciare da capo la routine scandita da un avanzamento nella storia di Vincent e dei suoi (e vostri) pensieri e sentimenti.
E quest’avventura vi spingerà ad andare sempre avanti, per sapere come andrà a finire la storia. E sarete voi stessi a decidere come farla finire, grazie agli 8 finali disponibili (con un range dal triste all’epico). Ma chiariamo un dettaglio che forse vi sarà sfuggito: Catherine è difficile, veramente difficile. A difficoltà normale, i livelli saranno in grado di darvi SUL SERIO del filo da torcere, a prescindere dalla possibilità di poter annullare le vostre ultime 9 mosse (possibilità nella versione giapponese esclusiva per il livello facile). I livelli del titolo Atlus non perdonano e metteranno a dura prova la vostra capacità di ragionamento, riuscendo a darvi un senso di soddisfazione con pochi paragoni. Si tratterà di sconfiggere il tempo e l’ansia con la logica, senza possibilità di vie di fuga. Non nel sogno almeno. Quindi potrei consigliarvi di partire dal livello facile se ciò che avete a cuore è la storia (e non la perdita del sonno).
I boss del gioco saranno quanto di più malato la mente umana possa partorire. In fondo Vincent vuole solo la tranquillità… ma a che prezzo?
L’ho detto all’inizio e lo confermo, Catherine non è un gioco semplice da recensire, perché non è un gioco semplice. E allora non mi va di soffermarmi su discorsi da videogioco, potrete leggerli più in basso per forza di cose, ma solo sui contenuti. E’ da consigliare a chiunque? E’ “da non perdere” il significato del voto? No, tutt’altro. Siamo di fronte a qualcosa di diverso, adulto, non grazie alle donnine svestite (presenti, ma non si va oltre il vedo/non vedo) ma per i temi affrontati. Amore, matrimonio, figli, tradimenti, libertà e i vari stati d’animo che un uomo “nel mezzo del cammin di nostra vita” può affrontare, temi non di certo per chi in un videogioco cerca distrazione e leggerezza, ma anzi, quanto mai impegnativi e forti, e più vi toccheranno personalmente, più potrete apprezzare questo esperimento perfettamente riuscito. E questa recensione.






