Deus Ex Human Revolution

Come si affronta una rivoluzione? A voi la scelta...

Recensione

Deus Ex Human Revolution

Il verdetto di CoPlaNet

Voto, punti di forza e informazioni essenziali

Il mondo è cambiato… Fuori e dentro. Fuori, perchè sono passati ben 11 anni da quando il primo Deus Ex andò ad imporsi su PC, guadagnandosi lo status di capolavoro da molti videogiocatori, colpiti da trama, ambientazione e varietà di situazioni offerte dal gameplay studiato da Warren Spector e il suo team Ion Storm. Altri tempi quelli. Riproporre ed espandere una licenza come quella di Deus Ex in un mercato che si è fatto più esigente quando si parla di titoli di fascia alta è una sfida che comporta responsabilità non indifferenti, specie considerando il nuovo tipo di pubblico a cui Human Revolution va a rivolgersi, senza tralasciare i fedelissimi fan che non gradirebbero la visione di una saga infangata da un capitolo non all’altezza.

E dentro, perchè siamo nel 2027, venticinque anni prima degli eventi narrati nel primo Deus Ex, in un futuro neanche troppo distante dal nostro ma profondamente cambiato dalla crescente espansione tecnologica, in particolare dagli innesti, protesi cibernetiche in grado di modificare arti e organi interni per fornire capacità a cui l’uomo avrebbe altrimenti rinunciato. La società è sull’orlo del baratro, il divario tra ricchi e poveri diventa sempre più una voragine, e la dipendenza dalla neuropozina, la sostanza che permette al corpo di evitare il rigetto dopo l’impianto degli innesti, manda per strada molte altre persone. La popolazione si divide, tra puristi che ritengono gli innesti un crimine contro natura e persone più aperte al connubio uomo-macchina, convinti di aver raggiunto una frontiera che permette non solo di migliorare la qualità della vita, ma anche di ridare speranza in campo medico, a reduci di guerra e non solo.

Le cut-scene che raccontano la trama di gioco saranno spesso condite da alcuni colpi di scena. Un aspetto che le rende ancor più cinematografiche.

Fin dal principio la trama lancia le premesse per un mondo immersivo e credibile, in cui Jensen verrà a contatto con tutte le diverse scuole di pensiero che muovono le aspirazioni dei gruppi sociali dell’universo cyberpunk di Deus Ex. Lungo il percorso tanta corruzione, personaggi che hanno da tempo seppellito la propria coscienza e organizzazioni impegnate a cambiare il mondo, conquistandolo magari. Il setting futuristico che contraddistingue la saga si incastra perfettamente con la trama, ricca di colpi di scena e sempre coinvolgente, al punto che non c’è da sorprendersi se durante l’avventura vi metterete a leggere giornali ed e-book per conoscere più a fondo il mondo di gioco.Ma si sa, le circostanze possono cambiare le cose, come nel caso di Adam Jensen. Impiegato come capo della sicurezza delle Sarif Industries ma di pensiero purista, si ritroverà sotto i ferri e con il corpo carico di innesti al risveglio, dopo essere miracolosamente sopravvissuto ad un’attacco terroristico sul proprio posto di lavoro. Sono proprio terrorismo e spionaggio industriale le altre piaghe di una società che ricorre frequentemente a metodi illegali ed estremi per impossessarsi delle tecnologie altrui, in particolar modo da quando proprio le Sarif Industries erano pronte a svelare nuovi metodi per eliminare la dipendenza da neuropozina, avvicinandosi ad una prospettiva che avrebbe potuto risollevare le sorti di un pianeta ormai in rovina.

Hengsha, una metropoli affascinante divisa in due sezioni, una sopra l’altra, collegate tra loro. Durante il gioco la visiterete più volte e anche vista dall’interno è davvero uno spettacolo.

Il gameplay di Human Revolution rappresenta l’evoluzione del concept già sperimentato nel capostipite della saga, a partire dagli aspetti più distinguibili come la visuale in prima persona, atipica per un titolo che fa largo uso di tattica e coperture, fino all’anima multi approccio applicabile in ogni sezione di gioco. Pur utilizzando un sistema lineare per raggiungere l’obiettivo, Deus Ex consente l’utilizzo di diverse strade per superare gli ostacoli, proponendo sempre circa quattro o cinque alternative. Vie fognarie, condotti, entrate dal tetto e la porta principale saranno gli accessi più utilizzati durante il gioco, tutti adattabili al proprio stile di gioco, in modalità stealth o da tipico FPS. Agendo in incognito l’uso della mappa e delle coperture saranno fondamentali, sia per superare le guardie, brave ad accorgersi di eventuali intrusi ma non altrettanto quando si tratta di gestire la situazione una volta allarmate, che i sistemi di sicurezza, altrimenti aggirabili attraverso un sistema di hacking caratterizzato da un minigame azzeccato che prevede la conquista dei nodi della rete per arrivare a far breccia nel sistema, prima che se ne accorga ovviamente. Ma nulla vi impedisce di procurarvi i codici di accesso in modi più estremi, sparando a tutto ciò che si muove e con tutta la potenza di fuoco possibile. Anche l’arsenale non fa torto a nessuno, mettendo a disposizione pistole, fucili, lanciarazzi e armi stordenti (la maggior parte potenziabile attraverso appositi kit), oltre che granate EMP, a gas e frammentazione.

Avvicinandosi a una guardia sarà possibile effettuare un attacco corpo a corpo silenzioso o letale. Nel primo caso lo stordirete a suon di calci e pugni, mentre nel secondo…beh, le vedete le lame che escono dal braccio di Adam vero?

Tutta questa varietà si espande ulteriormente quando entra in gioco la componente da RPG, pensata appositamente per ruotare attorno agli innesti. Il menu di potenziamento si divide in varie sezioni, tante quante le parti del corpo migliorabili, ognuna delle quali propone una serie di innesti ad essa legata. L’offerta di miglioramenti a disposizione spazia da innesti il cui unico scopo è quello di incrementare l’abilità fisica e mentale di Jensen fino a potenziamenti che aggiungono nuove soluzioni precedentemente precluse. È ad esempio il caso delle braccia, modificabili per sfondare pareti e aprire nuove strade, o per spostare oggetti pesanti, dietro i quali potrebbe nascondersi un passaggio segreto. Il bilanciamento stealth/FPS si dimostra nuovamente ben riuscito, con innesti ideali per l’approccio in incognito (mimetizzazione, hacking, visione attraverso le pareti e potenziamenti sulla furtività) o per trasformare Jensen in una macchina da guerra (armatura dermica e il sistema di esplosione Typhoon su tutti). Naturalmente l’utilizzo degli innesti sarà gestito da alcune barre di energia, aumentabili e migliorabili, mentre il conseguimento di tali potenziamenti sarà legato ai punti Praxis.

Principalmente, oltre alla possibilità di acquistare kit a costo elevato nelle cliniche specializzate e di trovarne in luoghi nascosti, i punti Praxis aumenteranno conquistando una certa quantità di esperienza. Non dimenticando le piccole somme di punti esperienza accumulabili grazie a utili sfide relative all’hacking, agli e-book, alla scoperta di stanze segrete e alle vostre prestazioni in combattimento, la via più sostanziosa per incrementare lo score è il completamento delle missioni, principali e secondarie. In entrambi i casi, talvolta, torna a farsi vedere il punto forte del gioco: la possibilità di scegliere. Specialmente nelle missioni secondarie, portare a termine il compito assegnatovi potrà avere un paio di soluzioni differenti, magari evitando di eliminare l’obiettivo per farlo comunque finire in manette, oppure facendo leva sulla componente sociale utilizzando le parole adatte per convincere qualche personaggio. La cosa accade comunque in alcune missioni principali, senza però ridefinire di molto la trama del gioco, eccezion fatta per le fasi finali di gioco, considerando i quattro epiloghi diversi a cui assistere. In aggiunta, la gestione delle missioni, collocate in piccole città free roaming, è lasciata completamente in mano al giocatore, consentendogli di portare avanti più incarichi in contemporanea, secondari e non.

Ed ecco il minigame per l’hacking. Partendo dalla porta I/O, e attraverso la conquista delle directory, dovrete arrivare a conquistare il registro principale prima che il sistema vi intercetti e scada il tempo. Lungo il percorso si potranno conquistare alcuni archivi contenenti dati sensibili, come punti esperienza e crediti bonus.

Volendo trovare un difetto rilevante, sempre che così si possa definire, si nota un livello tecnico non molto elevato, corredato da textures e poligoni che lasciano a desiderare per gli standard odierni. Anche il doppiaggio, non tanto per le voci quanto per il tono che spesso non si sposa a dovere con le emozioni trasmesse dai personaggi, e la pessima sincronizzazione con il labiale fanno storcere il naso, ma, onestamente, a fronte di un’atmosfera e uno stile così unici passerà tutto in secondo piano molto presto. Le luci, i colori utilizzati, le strade, gli edifici, i personaggi impreziosiscono la minuziosa ricostruzione di un mondo instabile, il tutto in sintonia con la trama e la favolosa colonna sonora.

In sintesi

Deus Ex: Human Revolution è uno dei migliori giochi di questa generzione, non ci piove. L’universo cyberpunk perfezionato da Eidos è completo, realizzato con cura per rendere credibile un futuro e una società che tratta temi importanti e presenti anche ai giorni nostri, portando il giocatore a confrontarsi più volte con i propri princìpi. Mentre il gameplay fa della possibilità di scelta il proprio cardine, attorno il quale ruotano molteplici meccaniche di gioco assolutamente bilanciate, che consentono di vivere esperienze diverse a seconda dello stile di gioco. Giocatelo, ve lo ricorderete a lungo.

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  • Trama, mondo di gioco e soundtrack messi insieme formano un universo curato nei minimi particolari
  • Vasta possibilità di scelta e di approccio
  • Componente RPG ben studiata
  • Longevo

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  • IA a tratti altalenante
  • Grafica non eccezionale

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