Devil May Cry Definitive Edition
Il verdetto di CoPlaNet
Voto, punti di forza e informazioni essenziali
Ok, ok, ci siamo, lo sappiamo, ne abbiamo già parlato. Il reboot del 2013 della mitica serie Capcom, il passaggio da un team giapponese a uno europeo, l’abbandono del vecchio eroe dai capelli bianchi per un nuovo che sembra pronto a piangere per quanto il mondo sia triste e vuoto. Se per qualcuno dei precedenti motivi avete già deciso un paio di anni fa di non provare lo stylish action game, chiudete pure questa pagina e continuate la vostra vita indisturbata, portate fuori il cane, fumatevi i cavi della corrente come fate tutti i giorni. Per quelli invece che avessero qualche curiosità, del tipo che gli emo forse sotto sotto un po’ gli attizzano o quelli che magari un paio d’anni fa non avevano modo di provare quello che oggi viene rimasterizzato a 1080/60 per next gen, leggete pure.
Quando i Ninja Theory hanno avuto fra le mani la possibilità di creare un action nuovo sfruttando un nome così grosso, hanno ben pensato di fare del loro meglio tentando di creare qualcosa che fosse in qualche modo familiare ma al contempo diverso. Se un metascore di 85 è da prendere in considerazione, il mix di vecchio e nuovo è stato largamente apprezzato (forse più dalla critica che dai fan della serie però) e nonostante la mancanza del vecchio Dante si faccia sentire, coloro a cui una nuova iterazione di questo reboot non dispiacerebbe sono molti.
Visto che siamo davanti a un reboot di una serie, fare presentazioni è probabilmente una perdita di tempo ma un po’ background va dato: in DMC vi metterete nei panni di Dante, un mezzo demone che pare avere parecchio successo con le ragazze nate negli anni 90, ed esplorerete combattendo un gran numero di ambientazioni interne ed esterne. Combattendo i nemici con stile, evitando di farvi colpire e combinando le vostre armi bianche con quelle da fuoco, potrete ottenere dei globi rossi che fungeranno da punti esperienza e che potrete utilizzare per potenziare abilità e armi.
Visualmente siamo di fronte a una versione pompata di quanto visto due anni fa, ma coloro che si aspettano qualcosa di diverso rimarranno delusi. Per quanto avere una maggiore definizione sia piacevole agli occhi, è il framerate a rendere questa versione realmente definitiva, almeno su console. E in un gioco in cui è la velocità con cui le vostre mani mettono in pratica quanto dettato dal vostro cervello a fare la differenza state ben tranquilli che il numero di fotogrammi diventa essenziale. Quello che i Ninja Theory hanno creato è un sistema di combattimento accessibile a tutti ma profondo quanto basta. Seppure a mio avviso manchi di alcune finezze riscontrabili in altri titoli dello stesso genere come Bayonetta e Metal Gear Rising, sarete comunque in grado di lanciare i nemici in aria, tenerli in volo tramite le vostre fide pistole e finirli prima che riescano a toccare il suolo.
La giustificazione alle vostre azioni verrà data da un classico “ci legioni di demoni pronti a invadere il pianeta e abbiamo bisogno di un eroe”, che per quanto sia praticamente quasi senza colpi di scena e con separazioni abbastanza nette tra buoni e cattivi, risulta comunque interessante quanto basta per fornire qualche minuto di riposo tra i vari massacri. Manca però qualcosa che la renda memorabile e, per quanto i personaggi siano realizzati bene e doppiati in modo egregio, per coloro cresciuti con il Dante dai capelli bianchi viene davvero dura digerire il cambio di tono meno spaccone e sopra le righe.
Devil May Cry Definitive Edition è fondamentalmente il gioco che gli utenti PC con una macchina di medie prestazioni hanno potuto provare già all’uscita. E’ il pacchetto perfetto contenente tutti i DLC e che duplica framerate e risoluzione, portando l’azione al livello frenetico che ci si aspetta da questo tipo di prodotto. Così come tutti i giochi rimasterizzati però, alla domanda “consiglieresti questo gioco?”, la risposta cambia moltissimo in base all’aver giocato o no alla versione “liscia” di due anni prima. Devil May Cry è indubbiamente un ottimo gioco anche a 26 mesi di distanza e l’aggiunta del framerate a 60 fps lo rende assolutamente superiore non solo per quanto riguarda la grafica ma anche e soprattutto nel gameplay alla versione PS360. Le aggiunte di questo remaster però non sono sufficienti a giustificare un secondo acquisto per coloro che hanno già potuto prendere i comandi del nuovo Dante e a meno che i 30 fps non vi abbiano convinto a rivenderlo subito dopo l’uscita, i motivi per ritornare sono davvero molto pochi.


