Dishonored

Il disonore si lava nel sangue?

Recensione

Dishonored

PlayStation 3

Il verdetto di CoPlaNet

Voto, punti di forza e informazioni essenziali

PiattaformePlayStation 3
L’inizio di ogni missione vi vedrà attraccare furtivamente via mare…

Dishonored è uno di quei giochi che, a mio avviso, ha ricevuto nella sua gestazione più attenzioni dalla critica che dai giocatori. Quando questo succede, due sono le cose: O abbiamo a che fare con un gioco che ha pressioni di marketing molto forti alle spalle, oppure abbiamo a che fare con un gioco che rende molto di più nei fatti che con video e articoli.

In questo caso devo ammettere che, nonostante fossi rimasto abbastanza colpito dai primi video del gioco, ho finito per ignorarlo largamente fino alla sua uscita in virtù di altri titoli che più mi interessavano. Però, hype o no, il valore del titolo è lo stesso, al massimo si corre meno il rischio di rimanere delusi se le aspettative sono alte.

Dishonored vi vedrà impersonare Corvo Attano, la guardia del corpo dell’imperatrice di Dunwall in persona, uomo di abilità tali da essere superate solamente dalla sua fama leggendaria. Ovviamente essere i più forti e famosi è solo un pretesto per dare un background alla storia, quindi dopo pochi minuti l’imperatrice sarà uccisa, la piccola figlia rapita e voi incolpati della sua morte e imprigionati, in un complotto che vedrà come punto focale la vostra morte e la salita al potere di oscuri cospiratori. Ma Corvo è un personaggio troppo grande per essere ignorato e, se da una parte c’è un complotto per il potere, dall’altro ci sono dei lealisti che vogliono il ripristino della discendenza imperiale. In poco sarete liberati dalla vostra prigione e inizierà la vostra avventura, dalla quale dipenderà il destino dell’intera nazione.

Il folle stile di Dishonored al suo meglio!

La storia di per se non si può definire particolarmente originale, in qualunque modo la si voglia vedere abbiamo a che fare con i ribelli contro l’impero, un tema decisamente già affrontato. Quello che rende Dishonored diverso è senza dubbio il suo stile a metà tra l’ottocentesco e lo steam punk, in grado di sorprendere i giocatori grazie alla freschezza dell’idea. Il tutto è poi condito da un tono dark, dato da una misteriosa piaga che si sta espandendo a macchia d’olio tra gli strati bassi della società, decimando la popolazione e potenziando esponenzialmente la crisi dovuta al succedersi dei poteri.

E’ proprio in questa situazione che Corvo, munito di maschera per non farsi riconoscere, dovrà muoversi per portare a termine le missioni che gli saranno assegnate, col solo scopo finale di riportare l’ordine e di punire il disonore subito.

Dishonored è un gioco in prima persona che spazia nelle sue meccaniche e idee da Assassin’s Creed a Bioshock. Dal titolo Ubisoft prende l’enorme libertà (ma sia ben chiaro che non si tratta di un vero e proprio free roaming), dove il vostro scopo potrà essere raggiunto nel modo che più vi aggrada, buttandovi a capofitto nell’azione e facendovi largo spargendo sangue oppure non eliminando fisicamente nessuna persona, limitandovi a muovervi nell’ombra e a stordire. Dishonored può essere completato, a detta dei programmatori, senza uccidere nessuno e senza mai essere scoperti, e pare consigliabile, viste le conseguenze che troppe uccisioni portano (l’aumento del numero di topi in città, decisamente aggressivi, e un finale più cupo). In fondo i nemici di Corvo non sono le guardie che hanno subito un cambio del comando, quanto i vertici che decidono le sorti del paese.

I classici robot di inizio 800.

Questo non toglie però l’esistenza di un sistema di combattimento realizzato bene e con varie possibilità di attacco (fisico e a distanza), che renderanno il protagonista una macchina da guerra. Trovando particolari rune poi, sarà possibile sbloccare e potenziare alcuni poteri paranormali, in grado di rendervi inarrestabili nel momento in cui doveste imparare a combinare il loro utilizzo. Ovviamente, in base a quanto detto prima, avrete anche un gran numero di armi e tecniche non letali, atte solo a stordire i nemici.

Anche il vostro arsenale sarà potenziabile ma, per far ciò, bisognerà usare la valuta esistente nel gioco. Sarà possibile trovare denaro esaminando i corpi (o derubando i poveri ignari) e raccogliendo oggetti nel corso delle missioni. Questi upgrade saranno di diverso tipo e vi permetteranno di scegliere i campi nei quali il vostro personaggio sarà più forte. Se sceglierete di puntare tutto sull’aggressività, avrete bisogno di avere più munizioni e poteri più atti alle uccisioni di massa. Se sceglierete di muovervi nell’ombra per ripulire il vostro onore senza spargere sangue, sceglierete poteri e oggetti atti a rendervi quasi invisibile. E’ molto probabile che nella prima partita sarete portati a fare a pezzi tutto ciò che incontrerete, ma la rigiocabilità è garantita dalle possibilità che il gioco vi darà. Ampia è anche la scelta tra missioni principali e secondarie che, a differenza di molti altri giochi, cambieranno abbastanza lo svolgersi della storia. Sarete spesso portati a decidere se eliminare o salvare determinate persone, con conseguenze abbastanza importanti, oppure a fare favori al tizio di turno per poter trovare strade secondarie per evitare di buttarvi a capofitto nell’azione.

Questo potere fa molto jedi, eh?

Qui però si arriva a una certa questione che potrebbe spiazzare molti giocatori moderni: Dishonored non è un gioco semplice e riuscire a muoversi nell’ombra senza mai farsi scoprire e senza uccidere nessuno è davvero dura, al punto tale che finire il gioco in quel modo sarà davvero un’esperienza per pochi. D’altra parte non siamo di fronte a un erede (in difficoltà) di Demons/Dark Souls e, nonostante i nemici vi danneggeranno con una certa facilità e morire sarà un’esperienza comune, con lo sviluppo dei poteri diventerete una sorta di divinità inarrestabile, quindi si tratterà di saper scegliere sapientemente come sviluppare il vostro eroe.

In parte c’è da dire che l’IA dei nemici è forse il punto più basso di un gioco che, basandosi sullo stealth, dovrebbe cercare di avere comportamenti realistici e invece ricade in certi percorsi stereotipati. Non che le guardie siano troppo stupide, siamo nella media dei giochi attuali, però a volte il loro comportamento è un po’ deludente rispetto al resto.

Tecnicamente Dishonored non sconvolge, è un titolo ben realizzato ma che hai i suoi punti di forza nello stile e non nella tecnica. I modelli poligonali sono buoni, però tutti abbastanza anonimi. Stesso discorso per le animazioni che in certi frangenti sembrano un po’ vecchio stile paragonati a quanto visto in questa generazione ma questo forse lascia il tempo che trova, visto che non è sempre possibile fare paragoni, soprattutto quando abbiamo a che fare con titoli con budget ben diversi. Lo stile, come dicevo, è originale e fresco, inconfondibile, anche se in più parti ho notato una certa ispirazione con Bioshock. E’ innegabile che il capolavoro 2K ispiri così tanto essendo uno dei punti importanti di questa generazione che volge al termine, ma è un’ispirazione positiva, ben lontana dall’essere una mera scopiazzatura.

Il gioco è accompagnato da una colonna sonora piacevole e dotato di un buon doppiaggio in italiano, inferiore comunque a quello originale che vanta diversi nomi di rilievo.

Dishonored manca di qualunque modalità multiplayer ma la scelta è azzeccata e ha portato a concentrarsi su una modalità single player che vale decisamente tanto con le sue 10 ore e più (in base al vostro modo di giocare). Purtroppo il gioco risente di qualche bug, spesso abbastanza grave, su tutte le versioni del gioco. Situazione insostenibile e che in un paio di casi vi impedirà perfino di portare a termine alcune missioni secondarie. Non resta altro che aspettare e accettare ancora una volta questi “standard” dell’industria.

I piangenti sono lo stato finale della pestilenza, che li rende simili a non morti…

Dishonored è una sorpresa annunciata e si dimostra un titolo in grado di piacere a tutti grazie alla varietà di stili di gioco utilizzabili. Cosa più importante, il titolo Arkane Studios è uno di quelli che basa tutto sul gameplay e che, più di ogni altra cosa, vi invoglierà a giocare solo per il piacere di farlo. La rigiocabilità è certa se siete dei perfezionisti ma, anche se foste per il giocare il titolo una sola volta e passare ad altro, non dovreste farvi sfuggire in ogni caso questa nuova IP.

Seppure Dishonored non rivoluzioni nulla, il modo in cui riesce a rendere omogenee le caratteristiche molto diverse fra loro di cui è composto è veramente degno di nota e sicuramente ispirerà molti titoli a venire. Alcune piccole imperfezioni gli impediscono di essere un capolavoro, eppure si tratta senza dubbio di qualcosa in grado di lasciare il segno e che entra di diritto tra i grandi giochi del 2012.

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