Doom
Il verdetto di CoPlaNet
Voto, punti di forza e informazioni essenziali
Pro
- Gameplay frenetico, cattivo e midiciale
- Stile da vendere
- Colonna sonora memorabile
- Ottima rigiocabilità
Contro
- Multiplayer divertente, ma da bilanciare
- Caricamenti troppo lunghi
- Trama superficiale
LASCIATE OGNI SPERANZA VOI CH’ENTRATE
Sono passati 23 anni. Correva l’anno 1993 quando il primo Doom fece la sua apparizione. Fu subito amore. Doom è stato in grado di segnare una generazione di videogiocatori grazie a meccaniche tanto frenetiche quanto innovative. Un design aggressivo e violento che nel tempo non ha saputo più trovare spazio e su cui Bethesda ha deciso di puntare per un nuovo inizio. L’operazione “nostalgia canaglia” della casa di sviluppo americana è passata prima dal riuscitissimo Wolfenstein, mentre ora è il turno di Doom. Questa volta la posta in gioco è più alta. Sarà riuscita Id Software a ripetersi?

Doom è la quintessenza degli sparatutto, della frenesia e della violenza. La trama ne è solo un collante. Una buona e semplice scusa per giustificare le centinaia di mostruose creature che, una dopo l’altra, dovremo sterminare. I personaggi soffrono di una caratterizzazione nulla. L’antagonista di turno, la dottoressa Olivia Pierce, potrebbe meritare l’ingresso nell’Olimpo dei villain peggio riusciti di sempre. Intorno a lei tutti gli altri comprimari che dall’inizio del gioco fino ai titoli di coda ci accompagneranno apaticamente, cercando invano di personificare quello che Doom trasmette pad alla mano: cattiveria e decisione. Un tentativo che si conclude malamente. Tutto ciò che conta è che dovrete chiudere un portale che collega l’inferno alle distese di Marte. La narrazione prova ad essere ampliata da elementi che sarà possibile rinvenire sul campo di battaglia, ma il risultato non è sufficiente. È chiaro che Id Software non abbia voluto puntare sulla componente narrativa del titolo (e di questo siamo dispiaciuti), puntando tutto sul micidiale gameplay ma gettando comunque le basi per il futuro del franchise.
Quindi Doom è solo gameplay? Sì, lo è. Ma il feeling è mostruosamente divertente e compensa perfettamente la blanda narrazione. Le sessioni di gioco di Doom scorrono veloci, rigettando in sequenza fasi di carneficina pura, delineate all’interno di una certa area, che potremmo azzardare nel definire “sandbox”, pullulante di demoni di tutti i tipi che verranno lanciati in un assalto senza pietà contro Doomsguy, il protagonista. Per proseguire, sarà fondamentale eliminare ogni forma di vita demoniaca.
L’entusiasmante strage di cui saremo protagonisti sarà contornata da una spettacolare colonna sonora metal che spinge a giocare il titolo con rapidità e cattiveria, non lasciando mai spazio all’assopimento e anzi trascinando con stile il giocatore.

Doom è caratterizzato da uno stile che richiama i “tempi che furono” degli sparatutto, così distante dagli standard moderni da dover costringere il giocatore ad abituarsi ai movimenti rapidi del protagonista, senza scatti eppure così veloci, tanto in voga negli anni ’90. Aggiungiamo poi potenziamenti immediati da rinvenire sul campo di battaglia e decine di armi da portarci in spalla: fucile d’assalto, lanciarazzi, doppietta, fucile a pompa e perfino una motosega. La lista non finisce qui, l’armamentario è di tutto rispetto, tanto da mettere in discussione chi sia peggio tra demoni e protagonista. Questi ingredienti ne fanno derivare uno sparatutto tanto tradizionale quanto unico. Un feedback che non può non rilanciare la sua somiglianza con i primi Halo e che riesce così a portare una ventata di aria fresca in un genere ormai saturo.
Ogni sparatoria che affronteremo sarà brutale. Un vero e proprio mattatoio demoniaco. E dopo un certo numero di colpi inflitti ai demoni, sarà possibile avviare una letale esecuzione. Un colpo di grazia spettacolare e pieno di soddisfazione che ci garantirà qualche unità di salute indispensabile per il proseguimento. Staccare un corno a un demone e usarlo per tagliargli la gola in una fontana di sangue e violenza gratuita ne è solo un esempio, un modus operandi che rappresenta la vera essenza cruenta del titolo e che mostra la cura dei dettagli con cui i ragazzi di Id Software hanno confezionato il loro prodotto. Giocare Doom senza effettuare uccisioni epiche, oltre che a snaturarne il concept di base, sarebbe infatti controproducente, soprattutto nei livelli di difficoltà più elevati. I demoni colpiranno da ogni lato, saranno veloci e spietati, soprattutto nelle fasi più avanzate del gioco. Non pensate di cavarvela tanto facilmente. Non sarà il semplice “vai avanti e spara”, ma un continuo ed estenuante movimento adrenalinico, brutali esecuzioni, millimetrici salti, musica metal e tanti proiettili. Sarà poi essenziale, di tanto in tanto, affettare i nemici con la motosega in modo da garantirci un bonus in termini di munizioni, per evitare l’eventualità (non così rara) di trovarci con i caricatori vuoti.

Come già detto, i nostri combattimenti si svolgeranno in gran parte in macro-aree. Eliminare ogni nemico sarà quindi fondamentale per superare gli stage. Le zone di massacro sono dei veri gioielli di level design e permetteranno al giocatore sessioni altamente adrenaliniche che si amalgamano perfettamente con le meccaniche sopra citate. Doom impegna il giocatore e rende le sue sparatorie spettacolari, straripanti di stile e personalità. Talmente divertenti e coinvolgenti da non riuscire a placare la nostra sete di sangue e saziandola solo ad intermittenza, in quanto alternate da fasi d’intermezzo maggiormente dedite all’esplorazione e ad alcune sezioni platform in cui precisione e doppi salti dovranno essere padroneggiati con cura. La struttura dei livelli non sarà sempre così chiara e spesso disorienterà il giocatore, un fattore probabilmente voluto dalla stessa Id Software che vuole trascinare il giocatore in quel senso di abbandono che caratterizzava anche i primi titoli della serie. Un rischio che ricade spesso in un senso di frustrazione che costringe il giocatore a vagare e vagare alla ricerca di un punto di uscita per proseguire.
In Doom il giocatore è sempre invogliato a cercare una sfida più avvincente ed impegnativa che lo porti a dimostrare davvero di essere il peggiore nemico dell’inferno. Tutto questo è perfettamente riuscito grazie ad un ottimo bilanciamento della difficoltà e a cinque diversi livelli di sfida con cui affrontare la campagna principale.
Seppur le situazioni meramente ludiche non siano così varie, l’azione ripetitiva trova il suo compenso (in parte) in virtù dei piccoli elementi che lentamente il gioco introdurrà. Nuovi nemici e nuove armi ne sono i principali portavoce. I primi vanno ad aggiungere una differenziazione legata all’approccio con cui gestire le sparatorie, mentre le bocche da fuoco garantiranno un feeling sempre diverso e dovranno essere alternate in base alla distanza o al demone in cui ci imbatteremo La noia e Doom non s’incontreranno mai, questo è sicuro. Ciò non vuol dire che una maggior varietà di situazioni non avrebbe giovato alla produzione, ma non se ne sente la necessità.

L’anima tradizionale di Doom si fonde con alcune meccaniche tipiche dei videogiochi più recenti. Durante la campagna potremo potenziare l’armatura Praetor, le armi e incrementare alcuni valori quali corazza, salute e capienza munizioni. Questi elementi vanno ad aggiungere varietà ad un piatto già ricco, soprattutto per quanto riguarda l’armamentario che vedrà aggiungersi alle nostre armi diversi elementi quali lanciagranate, missili a ricerca e quant’altro, che, a loro volta, potranno essere potenziati. Sparsa per i livelli di gioco ci sarà poi una enormità di segreti, oltre che i classici collezionabili e i punti per potenziarci. Una particolare menzione spetta alle sfide runiche in cui dovremo completare determinati obiettivi in un certo limite di tempo, brevi missioni caratterizzate dall’alto tasso di difficoltà e che hanno davvero concesso agli sviluppatori di sbizzarrissi con formule davvero divertenti e che vi lasceremo il piacere di scoprire da voi.
La violenta campagna di Doom ha convinto in tutta la sua magnificenza e rappresenta (come speravamo) la portata principale dell’offerta ludica del titolo. La longevità è ottima e si attesta sulle dieci ore al livello di difficoltà normale, destinata ad aumentare esponenzialmente man mano che la aumenteremo. Inoltre la rigiocabilità è garantita dalla enorme quantità di segreti e potenziamenti, oltre che dal brutale gameplay.
Il comparto tecnico non può che essere lodato, oltre che regalarci un’atmosfera corrotta, demoniaca e con alcuni panorami mozzafiato, ancora la sua fluidità a 30 fps granitici che si sposano perfettamente con l’azione di gioco rapida ed intensiva. Un aspetto estremamente negativo è rappresentato invece dagli eterni caricamenti che spezzano in maniera esagerata una carneficina dall’altra. Soprattutto ai livelli di difficoltà più elevata dove il “game over” sarà sempre dietro l’angolo, l’attesa sarà frustrante e quasi proibitiva. Un problema non da poco.

Passando al comparto multigiocatore, Doom tenta di appropriarsi degli elementi che distinguono la modalità in singolo. Ne deriva così un battle arena divertente, dagli spazi angusti e dalla incredibile velocità, con tanto di colpi di grazia. Anche le modalità, che spaziano dai classici deathmatch a squadre fino alle partite ad obiettivi, si sono rivelate all’altezza della situazione. Il fattore competitivo è centrale e ricorda vagamente il multiplayer dei primi Halo: una buona conoscenza delle mappe e delle ubicazioni di alcune armi generate randomicamente saranno fondamentali. Inoltre l’abilità del giocatore in quanto a prontezza di riflessi e rapidità conosciuti nella campagna, si ritrovano anche nel multiplayer di Doom. Ad alienare in parte questo aspetto sono le rune demoniache che appariranno in determinati momenti della partita e in luoghi sempre diversi e che permetteranno la trasformazione in demoni. La prima squadra che riuscirà ad appropriarsene avrà la chiave della vittoria. Essere demone significa, in soldoni, fare fiotti di uccisioni incontrastati. Un fattore che sarà in grado di cambiare le sorti di intere partite e che andrebbe sicuramente bilanciato. Nonostante questo l’ottimo numero di mappe e modalità, nonché di personalizzazioni e armi, regalano un Doom multiplayer estremamente divertente e valida aggiunta all’offerta ludica.
Oltre al multiplayer competitivo avremo anche la modalità snapmap, funzione che permetterà di creare nuove mappe e poi condividerle con la community di Doom. Nonostante l’intuitività non sia il punto forte di snapmap, i più abili sapranno di certo regalarci mappe geniali che potranno vedere la luce anche nel multi. L’editor di Doom è lontano dai livelli della Fucina di Halo, ma le basi sono state poste e non si può che migliorare. Il feedback degli utenti sarà fondamentale.

Doom è il videogioco nella sua essenza più pura. Un gameplay mastodontico, letale e senza pietà. Potremmo fare una lista infinita di aggettivi per giudicare quello che semplicemente è un videogioco divertente e avvincente. Id Software è riuscita a portare uno sparatutto unico sul mercato, con un senso di sfida continuo e un ritmo di gioco senza precedenti, tutto sostenuto da un frame rate stabilissimo e da una colonna sonora memorabile. Nonostante una trama apatica, caricamenti lunghi e un multiplayer che, seppur divertente, difficilmente potrà essere un punto di riferimento per il competitivo, Doom rappresenta un prodotto eccezionale. Un must have per gli amanti degli sparatutto, e non solo.
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